• 23 Marzo 2026 9:27

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Ferrari, sospese le consegne in Medio Oriente: che sta succedendo

Mar 23, 2026

La guerra in Iran sta sconvolgendo il settore automobilistico nei modi più disparati. Anche Ferrari paga il prezzo del conflitto interrompendo momentaneamente le consegne nell’area mediorientale. Per ora non si tratta di uno stop totale, ma una decisione che punta a evitare problemi logistici e commerciali in una regione dove l’evoluzione giornaliera non può essere predetta. Una mossa necessaria ma che ha creato un problema in quello che è un mercato fondamentale per tutto il mondo del lusso e che ha impattato direttamente sui titoli azionari della Rossa.

Un mercato fondamentale

Quando si parla di Medio Oriente, per marchi come Ferrari non si tratta di una semplice area geografica, ma di uno dei mercati più strategici al mondo. Clienti con alta capacità di spesa, passione per le auto esclusive e una domanda costante di modelli personalizzati rendono questa regione centrale nelle strategie commerciali del Cavallino Rampante.

I numeri aiutano a capire il peso specifico: nel 2025 Ferrari ha consegnato circa 600 vetture nell’area mediorientale, pari a circa il 4,6% delle consegne globali. Una quota che può sembrare contenuta, ma che in realtà rappresenta una fetta importante considerando il valore medio elevato delle vetture vendute.

Non è solo una questione di volumi, ma di marginalità e immagine. Il Medio Oriente è da anni uno dei palcoscenici principali per le configurazioni più esclusive, le serie limitate e i programmi su misura. Fermare anche solo in parte le consegne significa quindi rallentare un ingranaggio delicato, fatto di relazioni consolidate e clienti fidelizzati.

La Borsa ha risposto

Come spesso accade, le decisioni industriali si riflettono immediatamente sui mercati. Dopo la notizia della sospensione delle consegne, il titolo Ferrari ha mostrato segnali di debolezza in Borsa, con una flessione che ha attirato l’attenzione degli investitori. Non è tanto il dato in sé a preoccupare, quanto il contesto. Gli operatori temono che il protrarsi delle tensioni possa avere effetti più ampi, non solo sulle consegne ma sull’intera catena logistica, già messa alla prova negli ultimi anni da crisi globali e interruzioni delle forniture.

Ferrari, dal canto suo, mantiene una linea prudente. L’azienda non parla di blocco totale, ma di una gestione attenta delle spedizioni, modulata in base all’evoluzione della situazione geopolitica. Un approccio che mira a contenere i rischi senza compromettere il rapporto con i clienti.

Ferrari non è l’unica

Quello di Ferrari non è un caso isolato. L’intero settore dell’auto e del lusso paga la situazione geopolitica instabile del Medio Oriente, con difficoltà logistiche e un mercato che non ha interesse al momento nell’effettuare acquisti, per ovvie ragioni. La strategia del Cavallino viene adottata un po’ da tutti i costruttori, utilizzando revisione delle rotte, una maggiore cautela nelle operazioni commerciali e spesso, anche vere attese nelle spedizioni sui modelli già ordinati. In questo scenario Ferrari ha dimostrato di sapersi muovere con la solita attenzione, per cercare di bilanciare l’esclusività del brand, con la continuità operativa e gestione del rischio.

Una sfida di sicuro non semplice, soprattutto in un momento storico in cui il lusso automobilistico continua a crescere, ma deve fare i conti con variabili sempre più imprevedibili.

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