• 26 Marzo 2026 10:23

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Ferrari lavora sui limiti della SF-26, ma l’esame Suzuka preoccupa

Mar 26, 2026

Il GP di Suzuka rappresenta un crocevia tecnico decisivo per la Ferrari SF-26, chiamata a risolvere le note criticità legate all’ibrido. Con la straight mode limitata ad appena il 20% del giro, la sfida contro l’efficienza della Mercedes si giocherà interamente sul filo del recupero energetico. A chiudere questo complesso cerchio sarà la gestione delle gomme Pirelli più dure, un fattore che in qualifica potrebbe trasformarsi in un’arma fondamentale per la Rossa.

Il layout di Suzuka non aiuta l’ibrido: una sfida in salita

Il Mondiale di Formula 1 approda in terra nipponica per la terza tappa di questa nuova era tecnica. I punti deboli della SF-26 sono ormai sotto gli occhi di tutti. Il problema principale per la Rossa riguarda la gestione dell’energia elettrica sul giro secco. Un limite che si ripercuote, seppur in misura leggermente minore, anche sul passo gara. Il vero tallone d’Achille resta l’erogazione, un tema centrale di cui si discuterà parecchio durante il fine settimana nipponico.

Ci si aspetta una prima, vera reazione da parte del Cavallino Rampante. Specie dopo il tour de force che ha visto i team correre in back-to-back tra Australia e Cina. Fortunatamente, la pausa di una decina di giorni prima di volare a Suzuka ha concesso ai tecnici di Maranello il tempo per analizzare i dati e cercare soluzioni mirate per accorciare il divario dalla Mercedes.

Tuttavia le insidie del tracciato non remano a favore. La FIA ha circoscritto l’uso della straight mode a sole due sezioni della pista: il rettilineo di partenza e l’allungo che collega le curve 13/14 alla 130R. Questo si traduce in una drastica riduzione del tempo a disposizione per abbattere la resistenza aerodinamica: se a Melbourne e Shanghai le ali venivano aperte per circa il 40% della tornata, in Giappone questa percentuale crolla vertiginosamente attorno al 20%.

A complicare il quadro del consumo c’è poi l’intero primo settore: velocissimo, da affrontare in appoggio, con il massimo carico aerodinamico e con la modalità rettilineo spenta che prevede le ali chiuse. Se a questo sommiamo la totale assenza di frenate decise e prolungate, capire come recuperare l’energia diventerà un vero e proprio rompicapo per gli ingegneri.

Ferrari: il banco di prova cruciale per l’efficienza elettrica

Di fronte a queste criticità, si aprono scenari interessanti. Potremmo assistere a scelte di assetto differenti, come una riduzione dell’incidenza statica delle ali per premiare l’efficienza globale della monoposto. Sappiamo che la Ferrari genera molto carico aerodinamico nativo, il che potrebbe renderla molto competitiva nelle iconiche percorrenze di Suzuka.

Eppure, alla fine del giro, la dura legge del bilancio energetico rischia di pesare molto di più rispetto agli eventuali vantaggi aerodinamici. Nel paddock circola con insistenza la voce che la SF-26 fatichi nella ricarica della batteria. Un’ipotesi però smentita a più riprese dalla squadra stessa. Come avevamo già analizzato in tempi non sospetti lo scorso 10 marzo, il vero demone da sconfiggere è il deployment.

La curva di erogazione della potenza è troppo aggressiva e finisce per svuotare il pacco batterie con eccessiva rapidità. Sotto questo specifico aspetto, la Mercedes conserva un margine rassicurante, che va ben oltre la semplice capacità di rigenerazione. Certo, spendere molta energia e faticare a recuperarla sarà un’impresa complessa per tutto lo schieramento, comprese le temibili W17.

Sulla Ferrari ci aspettiamo nuovamente un super clipping. Il vero interrogativo è se le severe richieste energetiche del tracciato giapponese freneranno lo strapotere della Mercedes o se, al contrario, lo esalteranno. Se i dati confermeranno che le W17 riescono a immagazzinare e sfruttare molta più energia nell’arco del giro, per Maranello si aprirebbe un ulteriore preoccupante capitolo sul fronte ibrido.

A Shanghai abbiamo visto la Mercedes letteralmente “prendere il volo” non appena attivava la straight mode sui rettilinei. Un dettaglio che i ferraristi hanno analizzato a fondo al rientro dalla trasferta asiatica. Il fatto che a Suzuka le ali restino aperte solo per il 20% del tempo potrebbe trasformarsi in un piccolo salvagente per la SF-26, a patto di trovare la giustaquadratura tra setup e velocità a centro curva.

Anche la gestione gomme sarà decisiva per la SF-26

L’ultima, fondamentale incognita del weekend riguarda l’interazione con gli pneumatici. Pirelli ha portato in pista le tre mescole più dure della propria gamma. Parliamo di coperture che necessitano di molta energia per entrare nella corretta finestra di funzionamento. Questa specifica caratteristica potrebbe giocare a favore della SF-26 soprattutto al sabato.

Serve sfruttare la ben nota capacità della monoposto di accendere le gomme molto in fretta. Un dettaglio tecnico assolutamente da non sottovalutare in vista delle qualifiche. C’è chi ipotizza che proprio questa rapidità di warm-up porti la vettura italiana a “cucinare” prematuramente le mescole. Sarebbe però un errore giungere a conclusioni affrettate basandosi unicamente sulla Cina.

Scenario in cui il team italiano è riuscito a far entrare in temperatura le Hard molto prima della Mercedes. Accelerare o rallentare il riscaldamento delle coperture è da sempre una strategia a doppio taglio, con vantaggi e svantaggi ben definiti. In Formula 1, la ricerca del miglior tempo sul giro si gioca sempre sull’equilibrio dei compromessi. Resta da capire chi saprà gestire meglio questo aspetto.

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