È raro associare il marchio Ferrari a chilometraggi da record. Nell’immaginario collettivo le Rosse di Maranello vivono protette in garage climatizzati, escono solo nelle belle giornate e accumulano pochi chilometri l’anno. Eppure, ogni tanto, c’è chi ribalta completamente questo paradigma. È il caso di una Ferrari 456 GT che ha raggiunto l’incredibile traguardo di 1,5 milioni di chilometri percorsi, dimostrando che anche una supercar con il Cavallino sul cofano può diventare una vera macinachilometri.
La protagonista di questa storia è una 456 GT del 1992, recentemente acquistata dallo youtuber e appassionato Doug Tabbutt, che si è trovato tra le mani un esemplare con 970.143 miglia segnate sul contachilometri. Un numero che fa impressione, soprattutto se associato a un V12 Ferrari, e che rappresenta un record estremo di utilizzo reale, lontano da collezionismi e speculazioni.
Un’auto vissuta fino in fondo
La particolarità di questa Ferrari non sta solo nei numeri, ma nella filosofia con cui è stata usata. Il precedente proprietario non l’ha mai trattata come un oggetto da esposizione, ma come una vera automobile, da guidare ogni giorno. Viaggi lunghi, probabilmente autostrada macinata senza particolari riguardi per il valore futuro. Una scelta controcorrente, che oggi rende questa 456 GT un caso unico nel panorama Ferrari.
Ovviamente, un chilometraggio simile lascia il segno. Non si tratta di una supercar conservata in condizioni da concorso, ma di un’auto che porta addosso i segni del tempo e dell’utilizzo intenso. Ed è proprio questo che rende la sua storia così interessante.
Il restauro
Come raccontato dallo stesso Doug Tabbutt, le condizioni della vettura sono tutt’altro che perfette. La carrozzeria è stata ridipinta in passato, ma il lavoro non è impeccabile: la vernice presenta difetti evidenti e le guarnizioni, indurite dagli anni, avrebbero bisogno di essere sostituite. Anche l’abitacolo racconta una lunga vita passata su strada.
I sedili sono stati riverniciati, soluzione che ha compromesso l’aspetto originale della pelle, mentre nella zona posteriore il rivestimento si è ritirato, lasciando ben poco del lusso che caratterizzava la 456 GT appena uscita da Maranello. Il fascino resta, ma è quello di un’auto vissuta, non certo di un esemplare da museo.
Dal punto di vista meccanico, invece, la situazione è tutta da verificare. Un V12 Ferrari con 1,5 milioni di chilometri sulle spalle impone un controllo approfondito, così come l’assetto e le componenti soggette a usura. La buona notizia è che, trattandosi di un’auto dei primi anni ’90, l’elettronica è ridotta al minimo: meno centraline, meno sensori, meno potenziali problemi nascosti. Tutto si gioca sulla meccanica pura, come una volta.
La Ferrari 456 GT
Questa è l’ennesima prova della capacità meccanica che ha contraddistinto gli anni ’90, periodo in cui dall’Italia uscivano auto indistruttibili, dalle Panda 4×4 alle Ferrari 456 GT di questa storia. Quest’ultima è una granturismo 2+2 con l’obiettivo di riprendere il piacere di guidare per il puro gusto di farlo, tipico dei decenni precedenti. Non una supercar estrema ma una vettura da oltre 300 km/h di velocità massima, scatenati grazie al V12 da 5,5 litri, capace di erogare 442 CV, abbinato a un cambio manuale a sei marce.
L’interno era dedicato al comfort e al lusso, con rivestimenti in pelle Connolly, impianto audio di alta gamma e persino un set di valigie Schedoni dedicato. Un dettaglio spesso dimenticato, ma fondamentale, era il serbatoio da 110 litri, pensato proprio per coprire lunghe distanze senza soste frequenti.