• 18 Maggio 2026 14:30

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Fernando Alonso a bordo di una Lancia Delta Martini 6 a Monaco

Mag 18, 2026

Immaginate le strade del Principato di Monaco, un luogo dove la densità di hypercar per metro quadrato è probabilmente la più alta al mondo. In questo scenario, vedere una Ferrari moderna o una Pagani da milioni di euro è quasi l’ordinario. Eppure, nei giorni scorsi, lo sguardo dei passanti non è stato catturato dall’ennesimo gioiello tecnologico dell’ultima ora, ma da una sagoma squadrata e bianchissima, impreziosita dai colori che hanno fatto la storia del motorsport: una Lancia Delta HF Integrale Evoluzione Martini 6. Al volante, con la naturalezza di chi vive tra i cordoli, c’era Fernando Alonso.

Un’auto da leggenda

Vedere un bi-campione del mondo di Formula 1, un uomo abituato a domare mostri di potenza come l’Aston Martin Valkyrie o la Pagani Zonda Diamante Verde, scegliere una “vecchia” gloria degli anni Novanta racconta una storia di passione pura. La Martini 6 non è una scelta per chi vuole solo apparire, perché è una macchina per puristi, per chi sa riconoscere il sibilo del quattro cilindri turbo e apprezza la precisione di un cambio manuale a cinque rapporti.

Ciò che rende questo incontro tra il pilota e la vettura così interessante è il pedigree dell’auto stessa. La Martini 6, prodotta nel 1992, è la celebrazione definitiva di un’impresa epica: il sesto titolo mondiale costruttori consecutivo ottenuto dalla Lancia nel WRC. Si tratta di un record ancora oggi ineguagliato nella storia dei rally, un primato che trasforma ogni chilometro percorso da questa Delta in una parata celebrativa della superiorità ingegneristica dell’Italia che fu. Lancia ne costruì appena 310 esemplari, rendendola una delle serie limitate più rare e desiderate dai collezionisti di tutto il mondo.

Ancora oggi ha il suo fascino

Alonso, che nel suo garage custodisce pezzi da museo come la McLaren MP4/4B di Senna e icone come la Ferrari F40, sembra voler rendere omaggio a un’epoca in cui le auto da corsa erano ancora strettamente imparentate con quelle stradali. Seduto tra i sedili Recaro in Alcantara turchese, circondato da finiture che trasudano sportività artigianale, lo spagnolo non sta solo guidando un investimento da quasi 400.000 euro; sta pilotando un frammento di storia che porta impresse sulla carrozzeria le decalcomanie “World Rally Champion” come medaglie al valore.

Sotto il cofano della Martini 6 batte il celebre 2.0 litri a 16 valvole da 213 CV. Sebbene oggi questi numeri possano sembrare modesti rispetto agli oltre 800 cavalli delle moderne supercar di Alonso, la Delta offre una guida viscerale e immediata che poche auto contemporanee possono replicare. È una macchina che evoca i nomi di leggende come Biasion, Kankkunen e Auriol, piloti che hanno domato fango e asfalto per scrivere il mito dell’Integrale.

Certi miti non invecchiano

Vedere Fernando Alonso aggirarsi per le curve del Principato con questa Lancia è un promemoria affascinante: per un vero campione, il valore di un’auto non si misura solo nei tempi sul giro o nel prezzo d’asta, ma nelle emozioni accumulate e nel rispetto per chi ha segnato un’era. Mentre la livrea Martini riflette il sole della Costa Azzurra, la Delta di Alonso dimostra che certe leggende non invecchiano mai, tornano semplicemente a correre nelle mani di chi sa ancora apprezzare l’essenza della guida. In quel momento, tra i tornanti di Monaco, il mito Lancia ha smesso di essere un ricordo confinato nei libri di storia per tornare a essere, orgogliosamente, presente.

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