ADDIO AL CAMPIONE DI CICLISMO
Un tipo duro, che non mollava mai, come diceva di lui, con rispetto e anche un certo affetto, Eddy Merckx, il suo grande rivale, anzi la sua bestia nera perché senza quel maledetto belga che tutto vinceva, e non lasciava una briciola agli avversari, la carriera di Gimondi forse sarebbe stata ancor più splendente
di Dario Ceccarelli
17 agosto 2019

5′ di lettura
Per noi bambini degli Anni Sessanta, Felice Gimondi, morto a 77 anni per un malore ai giardini di Naxos, era quello delle biglie quando si giocava in spiaggia nelle piste fatte sulla sabbia con paletta e secchiello.
Era lui quello più conteso. Con la sua mitica maglia della Salvarani e poi l’altrettanto mitica maglia della Bianchi. Certo Eddy Merckx, il Cannibale”, era il più forte di tutti. Purtroppo lo si sapeva. Jacques Anquetil il più blasonato, Motta, Adorni, Dancelli, degli ossi duri; come anche Bitossi, Zilioli e Taccone, ma Gimondi, con quella faccia da Indio scaltro, era quello che tirava di più. Uno serio, Gimondi, su cui si poteva contare per vincere una sfida con le biglie un pomeriggio d’estate quando le estati sembrano infinite. E tutto, con quelle canzoni da spiaggia di Edoardo Vianello e di Adriano Celentano, sembrava andare per il meglio.
Fa un certo effetto sapere che Felice Gimondi se n’è andato così, banalmente, mentre faceva un bagno in una famosa località balneare della Sicilia. Lui che era forte in montagna, duro e irriducibile come sanno essere i bergamaschi quando s’impuntano, lo si pensava sempre pronto a inforcare una bici, per pedalare in una delle sue Gran Fondo per cicloamatori che ancora adesso riscuotono un gran successo.
Un tipo duro, che non mollava mai, come diceva di lui, con rispetto e anche un certo affetto, Eddy Merckx, il suo grande rivale, anzi la sua bestia nera perché senza quel maledetto belga che tutto vinceva, e non lasciava una briciola agli avversari, la carriera di Gimondi forse sarebbe stata ancor più splendente. Ma non si può avere tutto.
«Ho impiegato più di due anni a capire che lui era più forte di me», rispondeva il bergamasco quando gli si poneva ancora la fatidica domanda. «Però, alla fine questa rivalità» concludeva Gimondi con quel suo sorriso furbo «ha fatto bene a tutti e due. A Eddy perché lo ha umanizzato, a me perché ero sempre indicato come il più forte rivale di Merckx, il corridore più forte di tutti i tempi, non so se mi spiego».
