Scienza e Tecnologia

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6 ottobre 2016
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Facebook: sesso, droga, armi (e istrici) in vendita su Marketplace

Dopo aver a lungo studiato i meccanismi che regolano il flusso di merce su eBay, aver sondato il terreno presso gli utenti e aver finalmente deciso di dar vita ad una piattaforma, denominata Marketplace, utile a favorire le compravendite tra gli iscritti al social network, i responsabili di Facebook si sono tuttavia dimenticati di aver omesso la componente relativa al controllo della tipologia di merce venduta e acquistata, venendo investiti da una sorta di ciclone a sole poche ore dal lancio della nuova funzione.

Un discreto numero di utenti ha infatti pensato che, in assenza totale di controllo, si sarebbe potuto impiegare Marketplace per vendere e acquistare merci palesemente vietate, come armi e droga, senza neanche il fastidio di doversi calare nel Deep Web, di installare un browser dedicato alla navigazione anonima e di addentrarsi in una realtà che appare spesso pericolosa e insidiosa perfino per gli stessi spacciatori di droga e per i trafficanti di armi.

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Dopo alcuni rapidi tentativi, ha dunque preso il via un ingente commercio di materiali e sostanze illecite, rapidamente scoperto e denunciato da altri utenti, che ha portato alla luce ogni bizzarria possibile, con aspiranti “commercianti” che oltre ai sopracitati carichi di droga e di armi mettevano in vendita prestazioni sessuali di varia natura o cuccioli di animali selvatici, come l’istrice, il cui possesso risulta vietato in quasi tutte le nazioni occidentali.

L’esordio di Marketplace, avvenuto in Usa, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito, si è dunque concluso con le più solenni scuse della Facebook Inc., evidentemente imbarazzata per aver contribuito ad alimentare malavita ed illegalità su larga scala e per essere finita in un occhio del ciclone globale pronto a ripercuotersi in un solenne danno d’immagine.

In attesa dunque che Facebook perfezioni la sua nuova sezione Marketplace e la rende finalmente sicura, soprattutto agli occhi dei minori, ci permettiamo di suggerire all’azienda una minor attenzione alle strategie commerciali adottate dalla concorrenza e una maggiore a quel versante della sicurezza senza il quale tutto si trasforma in una farsa.