• 14 Aprile 2026 13:29

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F1, il sistema ADUO: così Ferrari potrebbe raggiungere Mercedes

Apr 14, 2026

Il tetto di spesa resta immutato nella F1 2026, ma il vero stravolgimento colpisce le power unit. Sfruttando il sistema ADUO e il calcolo dell’ICE Performance Index, le scuderie in difficoltà tenteranno di azzerare il ritardo dalla Mercedes all’interno di un mondiale ridotto a sole 22 gare. Un’opportunità da capitalizzare fino in fondo, intervenendo in modo mirato su componenti ben definiti.

F1 2026, il sistema delle percentuali: la Ferrari fuori dalla soglia massima

Il limite dei 215 milioni di dollari si conferma come pilastro incrollabile della Formula 1. Pur trovandosi di fronte a cancellazioni logistiche e a scenari geopolitici complessi, questo tetto finanziario, originariamente tarato su un campionato di 24 Gran Premi, resta un caposaldo normativo. Una decisione che assicura stabilità economica ai team, mettendo i bilanci al riparo dagli imprevisti senza costringere le squadre a rivedere all’ultimo minuto le partnership o le risorse interne.

Se i budget restano intatti, però, la vera guerra si combatte al banco prova. Qui entra in gioco un complesso sistema di deroghe tecniche dal sapore quasi bizantino. Il meccanismo per certi versi è chiaro: solo chi accumula un deficit superiore al 2% rispetto all’attuale parametro di riferimento ( power unit Mercedes) ottiene il via libera per aggirare i rigidi blocchi dell’omologazione. Parliamo dell’ADUO.

Entrando nel territorio delle “opportunità addizionali”, superare il 4% di gap smette di essere una semplice bocciatura prestazionale e diventa un vero passaporto tecnico. Questa fascia permette infatti di raddoppiare gli sforzi di sviluppo, incamerando preziose ore extra di test e la facoltà di modificare ben 84 elementi sensibili del propulsore. Qualcosa che può cambiare la sorte di una scuderia

Architettura del recupero e il ruolo dell’ICE Performance Index

In tale contesto di “sviluppo autorizzato”, le scuderie più in affanno come Audi e soprattutto Aston Martin, si preparano a una rincorsa ingegneristica senza precedenti. Ma pure al team di Maranello verrà concesso il protocollo ADUO. In questo caso non come una scialuppa di salvataggio, ma come una vera e propria arma strategica. Si tratta di un jolly che la Rossa tarderà a sfruttare, tuttavia.

Questo considerando che, tanto intervenire sull’architettura del propulsore a combustione interna, come sul moto generatore MGU-K, non è affatto semplice a livello progettuale. Questo, ovviamente, vale per tutti e tre i motoristi che potranno usufruire dell’ADUO. Per tale ragione, difficilmente, vedremo omologate nuove power unit prima della fine di giugno, considerando luglio come data utile più probabile.

La sfida non si gioca esclusivamente sulla potenza pura dei cavalli, ma pure sulla capacità di sfruttare l’ICE Performance Index: parliamo del sofisticato indicatore che stabilisce chi ha il diritto di bypassare il mero congelamento dei motori e portare in pista nuove specifiche in corso d’opera. Ma il nodo cruciale restano le tempistiche, appunto, dove sbagliare significherebbe buttare nel cestino la stagione.

I tempi di reazione (lead time) per riprogettare e produrre una modifica alle power unit sono molto più lunghi rispetto a quelli necessari per sfornare aggiornamenti aerodinamico. Tuttavia, la libertà di intervento sulle componenti marcate “ADUO”, rappresenta l’unica via di fuga per evitare che i valori in campo delle prime gare si trasformino in una condanna irrevocabile per l’intero campionato.

ADUO: gli elementi decisivi su cui lavorare

Grazie alla modalità “burn for charge” si richiede più del dovuto al motore endotermico, facendo sì che le monoposto recuperino energia anche in curva. Lo stesso Tombazis lo aveva spiegato nella nostra intervista esclusiva dello scorso settembre. Tutto questo si è tradotto in un maggior consumo di carburante: elemento sul quale le squadre devono ancora trovare un bilanciamento ideale tramite le solite fasi di compromesso.

Ecco perché le modifiche all’endotermico potrebbero aiutare, e non poco, tenendo presente pure il ruolo cruciale dei cavalli. C’è però anche tutto il discorso legato all’efficienza. Poter mettere mano all’MGU-K offre la possibilità di minimizzare o cancellare un sistema di recupero energetico meno efficace. Il quantitativo di potenza spendibile nell’arco del giro è troppo importante in questa “Formula 1 a batterie”.

Durante le prime tre gare abbiamo facilmente compreso l’importanza di questo elemento. Cancellare un handicap del genere può cambiare totalmente le sorti velocistiche di una scuderia. Sino ad ora, il limite massimo di energia recuperabile per tornata era fissato a 9 MJ. Facciamo ora un esempio per comprendere il valore relativo al peso specifico dei cavalli prodotti dal sistema ibrido.

Solo il 5% in meno di efficacia (all’incirca 0.5 MJ) può generare un ritardo sui riscontri cronometrici pari a 2 decimi per giro. Un dato che spiega quanto l’amministrazione ibrida sia tutto tranne che un semplice dettaglio, ma bensì un parametro vitale sul quale serve tanta attenzione. Senza dimenticare lo sviluppo legato al software di sistema.

Pure in questo caso si parla di ottimizzare, perché un sistema informatico più abile a fornire e togliere l’energia, con tempistiche azzeccatefa tanta differenza. Lo stesso discorso vale per l’aumento della capacità di stoccaggio e rilascio energetico. Insomma: chi potrà usare l’ADUO e avrà fatto bene i compiti a casa, avrà la possibilità di cambiare volto al proprio campionato.

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