• 22 Settembre 2026 16:41

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F1, GP Baku: il circuito dove le gomme sono messe a dura prova

Set 22, 2026

Un rettilineo infinito, 20 curve, muri a pochi centimetri e una gomma che rischia di raffreddarsi proprio quando dovrebbe essere pronta a frenare. Benvenuti a Baku, dove anche gli pneumatici hanno una storia da raccontare. Ci sono circuiti nei quali le gomme soffrono perché vengono massacrate e poi c’è il GP dell’Azerbaijan, dove il problema è praticamente il contrario: piloti e ingegneri devono fare attenzione a non farle raffreddare troppo.

Quella di Baku è una delle piste più particolari del calendario, il circuito cittadino misura 6,003 chilometri e mette insieme due mondi apparentemente incompatibili: la parte stretta e tecnica della città vecchia e un rettilineo talmente lungo da trasformare la gestione delle gomme in una partita dentro la partita.

Un giro che sembra un videogioco

A Baku puoi passare in pochi secondi dalla precisione chirurgica alla velocità folle. Nella zona della città vecchia servono pazienza, trazione e controllo. Le curve sono strette, alcune a 90 gradi e i muri non perdonano. Poi arriva il rettilineo principale e la F1 cambia completamente faccia. Proprio questa alternanza rende il circuito particolarmente insidioso per gli pneumatici. Le tante accelerazioni da bassa velocità generano carichi importanti, mentre la lunga fase a tutta potenza mette alla prova anche la capacità della vettura di essere efficiente dal punto di vista aerodinamico.

Il rettilineo che raffredda le gomme

Tutti pensano alle gomme di una F1 come a qualcosa da tenere sotto controllo perché troppo calde. A Baku, invece, c’è un momento in cui possono diventare troppo fredde. Il lunghissimo tratto tra l’ultima curva e la prima tiene le monoposto alla massima potenza per un periodo prolungato.

Le gomme, esposte al flusso d’aria, si raffreddano e quando arriva la staccata della prima curva devono essere immediatamente pronte a lavorare. Se non lo sono, il rischio è quello che ogni pilota vorrebbe evitare: il bloccaggio, soprattutto all’anteriore. È uno di quei piccoli dettagli che dalla televisione quasi non si percepiscono, ma che possono cambiare una gara.

Pirelli porta le tre mescole più morbide

Per Baku Pirelli ha scelto C3, C4 e C5, rispettivamente Hard, Medium e Soft. La scelta è più morbida rispetto allo scorso anno, quando era stata utilizzata anche la C6. Ma proprio la Soft più estrema, nel 2025, non era stata utilizzata in gara: i piloti avevano preferito Medium e Hard e tutti avevano completato la gara con una sola sosta. Anche quest’anno la strategia potrebbe quindi essere meno spettacolare di quanto suggerisca il circuito.

L’asfalto di Baku è infatti relativamente liscio e poco abrasivo. Usura e degrado dovrebbero rimanere contenuti e la strategia a una sola sosta appare una possibilità concreta. La C5 potrebbe essere utilizzata per stint molto lunghi, mentre la Hard potrebbe essere evitata da molti team.

Incognita grip

Baku nasconde anche un’altra insidia, alcuni tratti delle curve 2, 3 e 4 sono stati riasfaltati. Il nuovo asfalto non dovrebbe cambiare in maniera significativa il comportamento delle gomme, ma all’inizio del weekend l’aderenza sarà comunque piuttosto bassa, come spesso accade sui circuiti cittadini.

Poi la pista cambierà giro dopo giro e le monoposto depositeranno gomma sull’asfalto, aumentando progressivamente il grip. Il circuito che i piloti troveranno all’inizio non sarà lo stesso che affronteranno nelle qualifiche o in gara, uno dei motivi per cui Baku non è mai una gara da leggere soltanto sulla carta.

Si corre sabato, non domenica

C’è infine un dettaglio che cambia completamente il ritmo del weekend. In Azerbaijan si corre sabato alle 15 ora locale: le prime due prove libere saranno giovedì, le qualifiche venerdì e poi la gara. Una F1 compressa in tre giorni e una pista che sembra costruita apposta per mettere insieme velocità, rischio e strategia.

Perché a Baku puoi perdere tempo in una curva e provare a recuperarlo sul rettilineo. Puoi avere una gomma perfetta in un settore e troppo fredda pochi secondi dopo, i piloti pensano di aver capito la pista per poi scoprire che, al giro successivo, il grip è già cambiato.

È questa la magia di Baku: non è soltanto una gara contro gli altri. È una gara contro la pista, contro il tempo e contro la temperatura delle proprie gomme. Sabato 26 settembre, su quei 6 chilometri, saranno proprio loro a raccontare una parte decisiva della storia e del discorso mondiale 2026.

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