AGI – Oggi quarta giornata di sciopero all’ex Ilva di Taranto – è cominciato lunedì – e con una decina di pullman un folto numero di lavoratori di Acciaierie d’Italia, delle imprese dell’indotto e i delegati sindacali di Fim, Fiom, Uilm e Usb è a Bari, alla presidenza della Regione Puglia, per incontrare il presidente della giunta, Antonio Decaro, e gli amministratori regionali.
Gli incontri con la Regione e con il Governo sono state tra le prime richieste fatte in avvio dello sciopero e il governatore Decaro ha anche anticipato l’incontro che inizialmente doveva svolgersi domani.
Presidi e blocchi stradali
Intanto, gruppi ristretti di lavoratori e delegati hanno trascorso un’altra notte in presidio sulle statali alle porte di Taranto (la 7 per Massafra e la 106 Ionica per Reggio Calabria), dove il transito è ormai bloccato dalla mattinata di lunedì.
Anche la scorsa notte i lavoratori hanno cercato riparo sotto le tende e si sono protetti dal freddo con falò improvvisati.
Taranto resta sola nella protesta
Taranto è rimasta l’unica realtà ex Ilva a scioperare poiché a Genova la protesta è rientrata ieri sera, con lo sgombero del primo piano della Prefettura che era stato occupato nel primo pomeriggio di ieri, dopo che i commissari di Acciaierie, in una call con i sindacati, hanno comunicato che a Cornigliano arriveranno i coils necessari a tenere in attività l’area di laminazione.
Coils pari a 35mila tonnellate che non giungeranno da Taranto, ma da operatori esterni e che il sito di Genova lavorerà in conto terzi.
Bramme dall’esterno per Taranto
Anche l’ex Ilva di Taranto sarà fornita dall’esterno, da altri operatori industriali, di bramme di acciaio (365 mila tonnellate), e quindi l’area di laminazione potrà trasformarli in rotoli di acciaio, tant’è che tornerà al lavoro dalla cassa integrazione il personale del Treno Nastri 2.
La fornitura esterna di coils e bramme si rende necessaria poiché a Taranto da alcuni giorni è stata fermata la produzione di acciaio e nell’area a caldo della fabbrica è stato messo in preriscaldo l’unico altoforno che era in marcia, il 2.
La differenza tra Genova e Taranto
Ma se la fornitura esterna di materiale per lavorare soddisfa il sito di Genova e lo provano le dichiarazioni con cui la sindaca Silvia Salis e i sindacati hanno accolto la notizia (ha detto Salis: “Accogliamo con soddisfazione l’impegno del Governo e dei commissari a garantire la continuità produttiva, tuttavia siamo ancora lontani dalla fine di una partita che dura da troppo tempo”), non altrettanto è per Taranto, dove la laminazione delle bramme è solo un segmento del ciclo di produzione, essendo sull’area a caldo l’asse principale.
E infatti Taranto, al momento, non ha espresso alcuna valutazione sull’arrivo da fuori delle bramme, né ha sospeso lo sciopero, perché le richieste che sono state fatte da Taranto sono altre.
Le richieste dei sindacati
Da settimane, infatti, i sindacati insistono sulla necessità di strumenti straordinari di tutela dei lavoratori, strumenti che riconoscano il lavoro usurante in acciaieria, l’esposizione all’amianto e agli agenti inquinanti, e quindi consentano agli stessi lavoratori di andare prima in pensione.
Altra richiesta riguarda gli incentivi economici per l’esodo volontario agevolato.
Le critiche al decreto del Governo
Su questi temi non è giunta alcuna risposta dal decreto legge varato dal Governo l’altra sera, dicono i sindacati, per i quali il provvedimento sostanzialmente offre sino a giugno 2027 la cassa integrazione per gli operai dell’indotto-appalto e la prosecuzione dell’integrazione economica della cassa straordinaria per i diretti di AdI.
Ma il decreto legge solleva anche le obiezioni del fronte imprenditoriale, da Confindustria Taranto a Confapi Taranto, circa il fatto di aver legato l’accesso alla cassa integrazione per l’indotto-appalto alla percentuale di fatturato che le imprese devono aver avuto con l’ex Ilva e che deve essere del 50 per cento.
La percezione di isolamento
Inoltre, l’arrivo di bramme da fuori per far lavorare la laminazione a Taranto viene giudicata dai sindacati come un qualcosa che può assicurare solo qualche settimana di attività.
Con il trascorrere delle ore, in molti lavoratori è maturata la percezione “che Taranto sia rimasta sostanzialmente sola, lasciata anche da Genova”, dicono fonti sindacali.
Una percezione verso la quale nei giorni scorsi il governatore pugliese Decaro aveva cercato di fare argine, con un post social nel quale scriveva che “nessuno si salva da solo“.
Le richieste alla Regione
A Decaro oggi i sindacati chiederanno un impegno a condividere le altre richieste sindacali, ovvero la realizzazione a Taranto dei nuovi forni elettrici e degli impianti di preriduzione