• 26 Febbraio 2026 23:16

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Ex Ilva, dopo la sentenza azienda ancor più in bilico

Feb 26, 2026

AGI – L’ex Ilva di Taranto è ancora più in bilico. A pochi giorni dal mancato dissequestro dell’altoforno 1, quello colpito da un incendio a maggio scorso, e con una serie di problemi aperti, oggi il Tribunale di Milano, pronunciandosi su un ricorso presentato anni addietro da 11 cittadini di Taranto contro la fabbrica ritenuta nociva e inquinante, ha stoppato alcune prescrizioni ambientali dell’AIA.

Si tratta dell’autorizzazione all’esercizio degli impianti. Il Tribunale non ha cancellato o azzerato l’AIA, ma ha solo disapplicato alcune prescrizioni, ritenute inadeguate a fronte della situazione, e ha dato tempo all’azienda sino al 24 agosto per cambiarle e migliorarle. Il cambiamento, per i giudici, deve dare certezza sull’esecuzione degli interventi previsti. Se entro il 24 agosto nulla accadrà, l’area a caldo del siderurgico di Taranto dovrà fermarsi. Solo la modifica delle prescrizioni ambientali contestate, scrivono i giudici, può fermare la scadenza del 24 agosto.

Sospesa la discussione sulla cassa integrazione

La decisione del Tribunale di Milano ha creato anzitutto due effetti. Il primo è che nel pomeriggio al ministero del Lavoro è stata sospesa la discussione sulla cassa integrazione chiesta dall’azienda per un anno dal primo marzo per 4.450 dipendenti di cui 3.800 a Taranto. Discussione sospesa poiché l’azienda vuole prima capire impatti e ripercussioni della sentenza, che probabilmente, annunciano fonti sindacali, sarà impugnata. Il secondo effetto riguarda la trattativa con Flacks Group, il fondo americano candidatosi ad acquisire tutta l’ex Ilva e con il quale i commissari stanno trattando. Fonti vicine al dossier temono che Flacks, a cui la sentenza andrà comunicata, possa ora sfilarsi dall’operazione, poiché il quadro è cambiato e la parte ambientale è divenuta più onerosa economicamente, e a quel punto salterebbe anche il prestito ponte che la Commissione UE di recente ha autorizzato per l’ex Ilva sino ad un massimo di 390 milioni per consentirne la continuità produttiva in vista del passaggio al nuovo acquirente.

Allarme tra i sindacati

In allarme le sigle sindacali dei metalmeccanici. “Il decreto con cui i giudici di Milano hanno ordinato la sospensione, a partire dal 24 agosto 2026, dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto per alto rischio di malattie gravi, aggiunge un ulteriore elemento di complicazione ad una vertenza che ormai si trascina da oltre un decennio senza trovare soluzione”, commenta Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl. “La prima cosa che come azienda credo dovranno fare, sarà quella di impugnare la sentenza e capire poi come muoversi”. In relazione alla sentenza del Tribunale di Milano e alle possibili decisioni conseguenti dell’ex Ilva”, aggiunge Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm. Loris Scarpa della Fiom Cgil sottolinea che “l’attuale procedura che hanno attivato per la cassa integrazione sembra che non sia più sufficiente per affrontare la situazione”. Mentre l’USB spinge per “una convocazione immediata da parte del Governo, che deve assumersi con coraggio le responsabilità di tirare fuori da questa situazione oltre 18.000 famiglie di dipendenti tra Ilva, Ilva in AS e dell’appalto. La situazione si aggrava ogni giorno di più e il rischio di un’esplosione sociale è alle porte”.

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