• 13 Marzo 2026 23:09

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Ex Ilva: al via l’esame dell’offerta di Flacks, mentre torna in pista Jindal

Mar 13, 2026

AGI – I commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva ed Acciaierie d’Italia hanno appena avviato l’esame delle integrazioni che il fondo americano Flacks Group ha fatto per l’offerta per l’acquisto per l’ex Ilva ma il clima sale già di tono. Secondo indiscrezioni, i chiarimenti di Flacks sarebbero ritenuti ancora inadeguati e insufficienti. Piano industriale e investimentioccupazionepiano ambientale e garanzie finanziarie a sostegno dell’operazione, sono le integrazioni che le due amministrazioni straordinarie hanno chiesto a Flacks, ritenendo evidentemente carente quanto presentato in precedenza. L’esame delle integrazioni di Flacks proseguirà ora nei prossimi giorni.

Sulla scena, intanto, da ieri è comparso il gruppo indiano Jindal. È un ritorno per l’ex Ilva, visto che Jindal si è già candidato con il bando di luglio 2024 ma poi non ha rinnovato la partecipazione con l’ultimo bando, lanciato ad agosto scorso. Da quanto si apprende, Jindal fa riferimento a quanto offerto la volta precedente per l’acquisto dell’ex Ilva ma in modo vago e quindi questo è un elemento da chiarire. In passato, Jindal aveva messo sul piatto qualche centinaio di milioni, meno comunque rispetto a quello che offrirono gli azeri di Baku Steel che erano i concorrenti degli indiani (e anche Baku si è defilata dal bando ultimo).

L’offerta di Flacks e il piano produttivo di Jindal per l’Ex Ilva

Flacks, invece, ha offerto un euro per l’acquisizione dell’azienda. Sul piano della produzione, lo schema delineato Jindal prevedrebbe tre forni elettrici al posto degli altiforni a carbon coke, un impianto di preridotto e un’acciaieria. Quindi un solo impianto di preriduzione – il preridotto costituisce la carica dei forni elettrici – che verrebbe alimentato con il gas attualmente disponibile senza bisogno di ricorrere ad un rigassificatore o ad una nave rigassificatrice. Il piano dei commissari della scorsa estate prevedeva tre forni elettrici a Taranto, uno a Genova, e quattro impianti di preriduzione a Taranto, di cui uno a servizio di CorniglianoJindal propone un solo impianto di preridotto poiché ne dispone già in Oman dove ha un’acciaieria. E quindi un’importante parte della fornitura verrebbe dall’Oman. Anzi, già all’epoca del primo commissario dell’ex IlvaEnrico Bondi – si è tra la seconda metà del 2013 e il 2014 -, l’azienda acquistò del preridotto in Oman per effettuare delle sperimentazioni in acciaieria. A Taranto la produzione a regime sarebbe di 6 milioni l’anno e gli occupati circa 4 mila, sostanzialmente la metà degli attuali. Di conseguenza anche l’indotto si ridimensionerebbe.

La reazione di Flacks e i rischi dell’offerta Jindal

E proprio il taglio occupazionale e l’arrivo del preridotto dall’Oman, ha portato Flacks a reagire alla proposta di Jindal. Il giudizio su Jindal attribuito ad ambienti del fondo Usa è tranciante: per l’Italia dare l’ex Ilva a Jindal sarebbe un suicidio industriale, porterebbe alla chiusura dell’area a caldo a Tarantodecimerebbe i posti di lavoro e infine esporrebbe l’Italia sul piano degli approvvigionamenti necessari a produrre acciaio essendo l’Oman un Paese di un’area in forte tensione.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close