• 6 Gennaio 2026 2:40

Corriere NET

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Euro 7, tutte le novità di una normativa più stringente

Gen 5, 2026

Il 2026 è arrivato in punta di piedi, ma è pronto a ruggire e fare chiasso per quanto riguarda l’universo dei motori. In Europa, mentre si brinda al nuovo anno e si sfogliano i calendari, prende forma l’Euro 7: il regolamento sulle emissioni che da novembre 2026 cambierà il destino di auto e veicoli commerciali. E, con loro, anche il nostro rapporto con l’automobile.

Euro 7 si fa sul serio

Non è un fuoco d’artificio normativo, l’Euro 7. È un decreto chirurgico che promette aria più pulita a patto di seppellire sotto strati di tecnologia e burocrazia tutto ciò che riguarda i veicoli a quattro ruote, e motore termico, del domani. Le date sono lì, scolpite nella calce: novembre 2026 per i nuovi modelli di auto e veicoli commerciali leggeri, novembre 2027 per tutte le nuove immatricolazioni. Poi, nel 2028, toccherà anche ad autobus, camion e rimorchi. Un rollout progressivo, quasi gentile nei tempi, ma tutt’altro che morbido nei contenuti.

Perché l’Euro 7 non è un semplice aggiornamento delle regole. È un giro di vite che va a colpire anche ciò che finora era rimasto ai margini del dibattito. Non solo benzina e diesel, non solo scarichi. Entrano nel mirino le polveri sottili prodotte da freni e pneumatici: particelle invisibili che si liberano a ogni frenata, soprattutto nel traffico urbano, trasformando ogni coda in tangenziale in un contributo al particolato fine. È la nuova frontiera della regolazione: ciò che non si vede, ma si respira.

C’è poi l’ammoniaca, gas subdolo che nasce dai convertitori catalitici e che finisce ora sotto la lente dell’Europa. E soprattutto c’è il concetto di “Durabilità Estesa”, che dice molto dello spirito dei tempi: le auto dovranno garantire le stesse emissioni per almeno dieci anni o 200.000 chilometri. Come se il veicolo fosse un matrimonio con l’ambiente, chiamato a resistere all’usura del tempo senza tradimenti. Non più performance pulite solo da nuove, ma una promessa da mantenere lungo tutta la vita utile.

Strumenti pronti a vigilare

A vigilare su questa fedeltà arriva l’Oba, l’On-Board Monitoring. Un grande fratello elettronico che controlla in tempo reale le emissioni e avvisa il conducente in caso di sforamenti, con allarmi sul cruscotto. Non più controlli sporadici o test lontani dalla vita reale: l’auto diventa una scatola trasparente, sempre osservata, sempre sotto esame.

E non finisce qui. Con l’Euro 7 debutta anche il “Passaporto Ambientale”, l’EVP. Un documento che certifica l’impatto del veicolo sul pianeta: CO₂, consumi, emissioni, persino le prestazioni delle batterie per ibride ed elettriche. Una sorta di carta d’identità verde che accompagna l’auto per tutta la sua esistenza, trasformandola in un cittadino modello con curriculum ecologico allegato.

L’ambiente ringrazia

I numeri raccontano una storia che piace agli ambientalisti: meno 35% di NOx per auto e furgoni, meno 56% per camion e autobus; CO₂ in calo del 15% rispetto a quattro anni fa per i veicoli leggeri, con l’obiettivo di un meno 45% per i mezzi pesanti dal 2029. Vittorie sulla carta, senza dubbio. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio.

Il prezzo di tutto questo sarà alto. Per i costruttori, chiamati a investimenti enormi in un momento già complicato da transizione elettrica, inflazione e incertezze globali. E, inevitabilmente, per i consumatori, che vedranno salire i listini di un mercato già sotto pressione. Il 2026, insomma, non sarà solo l’anno dell’Euro 7. Sarà l’anno in cui capiremo se l’auto europea può sopravvivere a regole sempre più severe senza perdere del tutto la sua anima, o peggio.

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