Milano. Una colpo gravissimo eppure ingiusto, basato su dati vecchi e parziali. In Lombardia, la Zona rossa che scatta oggi, è vista come un’assurda punizione politica. L’ordinanza ministeriale che la dispone quindi, sarà impugnata davanti al Tar del Lazio e il ricorso recepirà le contestazioni che il governatore Attilio Fontana ha inserito nella lettera di venerdì, quella con cui ha dato parere negativo al ministero.

La rivolta non è solo politica e istituzionale. Le nuove restrizioni ad attività commerciali e spostamenti sono un passo che fa tremare le vene ai polsi e secondo i protagonisti del mondo economico avrà conseguenze letali sul sistema produttivo più importante d’Italia. Ieri anche il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ne ha contestato il metodo, spiegando che ipoteca «il futuro di interi settori» ed esclude «qualunque ipotesi di ripresa economica».

A Palazzo Lombardia, un colpo così grave appare per giunta infondato, o meglio fondato su indicatori che non fotografano l’attuale situazione epidemiologica e sanitaria, che sarebbe da «arancione». Di questo è convinto Fontana, impegnato insieme alla sua vice, la neo assessora al Welfare Letizia Moratti, a smontare «con urgenza» la decisione e i criteri con cui Roma l’ha giustificata. Il ricorso annunciato prenderà le mosse dalla lettera di venerdì sera, in cui il governatore affermava che la zona rossa non era stata «oggetto di una adeguata analisi preliminare», sottolineando un dato effettivamente sbalorditivo: «Tale provvedimento pur basandosi sul monitoraggio dei dati relativi alla settimana dal 4 al 10 gennaio 2021 – si legge – prende in considerazione come riferimento un Rt-sintomi del 30 dicembre scorso, quindi di ben 17 giorni fa». Il quadro in mano ai tecnici del ministro Roberto Speranza dunque, sarebbe «fortemente datato e quindi non più aggiornato», anche perché negli ultimi giorni «sono state abbassate notevolmente le soglie di Rt in base alle quali si applicano le misure più restrittive».

Ed è alla nota tecnica preparata dalla direzione Welfare che Fontana affida il compito di dimostrare dettagliatamente i suoi rilievi. Primo punto, la «tempestività dei dati utilizzati» per valutare l’Rt. La settimana in esame sarebbe quella dal 4 al 10 gennaio e in quella settimana sono stati evidenziati 13.469 casi per data di diagnosi o prelievo. In quella precedente (dal 28 al 3) erano stati 13.721 casi, il trend quindi è in leggerissima diminuzione. «L’Rt su cui siamo valutati – scrive Fontana – è invece stimato al 30/12 ed è pari ad 1.4». Tenuto conto dei «cambiamenti repentini» del periodo natalizio e della «mobilità per la forte migrazione-emigrazione legata alle vacanze», i tecnici lombardi considerano il fatto che l’Rt sia salito come un fatto «coerente con il dato di incremento» dei casi nella settimana dal 28/12 al 3 gennaio», e subito dopo fanno notare che «la settimana in corso valutazione ha visto un cambio di trend e la stabilizzazione dei nuovi casi».

Secondo punto evidenziato, con tanto di impietosa (per il ministero) tabella, è l’incidenza settimanale, ignorata. «Visualizzando la tabella – si legge – si evidenzia come la Lombardia sia considerata in zona rossa mentre altre regioni con tassi di incidenza settimanali molto superiori non abbiano la stessa classificazione: la Lombardia ha circa 1/3 dei casi del Veneto, la metà dei casi dell’Emilia Romagna, un dato inferiore al Lazio e al Friuli Venezia-Giulia». Il dato lombardo inoltre è inferiore alla media nazionale.

Il terzo punto del dossier verte sulla situazione degli ospedali. «Il calcolo sulla percentuale di posti letto delle unità di terapia intensiva – si legge – è eseguito sulla base dei posti letto attivabili. Regione Lombardia sta fornendo un dato di circa 1.200 posti letto, che è un dato puntuale rispetto alla capacità di attivazione in tempi brevissimi dei posti letto staffati». Ma Regione Lombardia – si legge ancora – «è in grado di arrivare a oltre 1.800 posti letto di terapia intensiva come successo nella prima ondata e come previsto nel Piano Ospedaliero regionale approvato dal Ministero nel luglio 2020». Ebbene, utilizzando questo dato la soglia del 30% non sarebbe superata.