• 14 Gennaio 2026 15:34

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E-Car in arrivo gli incentivi: l’obiettivo è renderle alla portata di tutti

Gen 14, 2026

Nelle strade del Vecchio Continente passano quasi inosservate tra il traffico quotidiano, perché in effetti sono già fra noi, ma presto potrebbero mutare radicalmente l’idea e il rapporto fra gli europei e l’automobile. Non parliamo di supercar da oltre 100.000 euro, ovviamente, né di berline di lusso, ma delle E-Car. Di cosa si tratta? Di piccole auto elettriche, accessibili e destinate all’ambiente urbano, quelle che potrebbero fungere da vero grimaldello della transizione ecologica. Il nuovo piano di incentivi europei — destinato a premiare modelli sotto i 30.000 euro prodotti in Ue — rappresenta la porta d’ingresso della mobilità alla spina di massa. Funzionerà? Vedremo.

Quali sono le auto da incentivi

L’obiettivo è chiaro: rendere l’auto elettrica alla portata dei cittadini comuni, non più un oggetto di nicchia, ma un mezzo di trasporto concreto, funzionale e accessibile. In un mercato europeo nel quale il costo delle batterie e delle tecnologie di ricarica ha frenato per anni l’adozione, gli incentivi mirati rappresentano un vero spartiacque. Non è solo una questione di prezzo finale: è la possibilità di far coincidere ecologia, economia e praticità urbana, un mix che fino a pochi anni fa sembrava incompatibile.

Fra le E-Car attualmente in circolazione, rientranti in una categoria che conta su veicoli al di sotto dei 4,2 metri di lunghezza, ci sono molti esempi. L’elenco, infatti, si spreca perché all’appello ci sono le varie: Renault Twingo E-Tech, Fiat 500e, Fiat 600e, Lancia Ypsilon, Fiat Grande Panda, Renault 5 e molte altre ancora. Tutte incluse nello stesso schema di incentivi, tutte destinate a diventare più competitive sul mercato grazie a fondi e agevolazioni statali.

Il fattore dei supercrediti

Le E-Car, inoltre, godranno di veri e propri “supercrediti“, con un coefficiente di 1,3 calcolato ai fini del rispetto dei target di CO2. Una leva che non solo spingerà le Case a incrementare l’offerta di auto elettriche compatte, ma permetterà al contempo di mantenere in gamma i modelli a motore termico.

Sarà poi compito dei singoli governi europei, una volta definita con precisione la categoria delle E-Car, mettere a punto misure strutturali di supporto, che vadano oltre i tradizionali incentivi e tocchino anche la sfera fiscale, per favorirne una diffusione concreta e duratura. Non sorprende quindi che già nel 2026 il mercato delle piccole elettriche sia destinato a crescere rapidamente, con l’arrivo di numerosi nuovi modelli pronti a conquistare le strade europee. Fra questi ci sono: Smart #2, Dacia Hipster, Volkswagen ID. Polo e ID. Cross e Cupra Raval.

Un nuovo modo di pensare l’auto

La strategia dell’Unione Europea è chiara: premiare le auto più leggere, urbane e convenienti, capaci di incidere immediatamente sulla riduzione delle emissioni e di favorire la diffusione della mobilità elettrica. Non si tratta più di sviluppare prototipi futuristici o concept da salone dell’auto, ma di dare ai cittadini una scelta immediata. La tecnologia delle batterie, ormai consolidata, permette autonomie adeguate all’uso quotidiano, mentre la ricarica rapida e le infrastrutture pubbliche completano il quadro di fattibilità.

Il colpo di scena, nel racconto europeo, è il cambio di paradigma culturale. Dove fino a ieri l’elettrico era sinonimo di costi proibitivi e prestazioni limitate, oggi la narrazione è pronta a cambiare: la piccola city car diventa simbolo di libertà e pragmatismo, strumento per chi vive in zone urbane affollate, ma anche per chi deve fare spostamenti brevi senza compromettere il portafoglio.

La spinta del bonus può fare la differenza

L’elemento degli incentivi europei non è secondario. Perché, come dimostrano le esperienze passate, le agevolazioni mirate possono determinare non solo il numero di auto vendute, ma anche la percezione collettiva della mobilità elettrica. Quando la differenza di prezzo tra termico ed elettrico si riduce, l’adozione accelera, e la tecnologia smette di essere percepita come un lusso o un rischio. Il risultato? Un impatto reale sulle emissioni urbane, ma anche una nuova generazione di automobilisti elettrici, più consapevoli e più numerosi.

Alla fine, l’Europa delle piccole elettriche non è solo una questione tecnica o economica. Le city car incentivate diventano così ambasciatrici di un futuro possibile, un domani in cui l’elettrico smette di essere elitario e diventa popolare, desiderabile e – se vogliamo – necessario.

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