Ducati resta tedesca. Dopo mesi di indiscrezioni su una possibile cessione e sull’eventualità di un ritorno della Casa motociclistica sotto proprietà italiana, Volkswagen chiude la porta alla vendita. Il gruppo automobilistico ha confermato al Sole 24 Ore che non è prevista alcuna operazione di dismissione del marchio di Borgo Panigale nei prossimi tre anni.
Una presa di posizione che ridimensiona le ipotesi circolate durante l’estate, quando il nome Ducati era entrato nel dibattito sulla riorganizzazione delle attività industriali Volkswagen. Per il costruttore emiliano, controllato attraverso Audi dal 2012, si prospetta dunque una sostanziale continuità proprietaria almeno fino al 2029.
La decisione arriva in un momento delicato per l’industria automobilistica europea, alle prese con costi crescenti, trasformazione tecnologica e programmi di riduzione delle spese.
Volkswagen esclude la cessione di Ducati
Le prime indiscrezioni su una possibile vendita erano emerse nell’ambito del vasto piano di ristrutturazione avviato dal gruppo tedesco. Volkswagen sta infatti rivedendo il proprio portafoglio di partecipazioni per concentrare risorse sulle attività considerate strategiche.
Il programma Future Plan 2030 prevede una riduzione complessiva di circa 50.000 posizioni lavorative e una revisione delle oltre 2.000 partecipazioni detenute dal gruppo, con l’obiettivo di ridurne il numero di circa un terzo. In questo contesto anche Ducati era finita sotto osservazione.
A settembre, l’amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, aveva confermato che il marchio motociclistico rientrava tra le attività oggetto di valutazione, precisando tuttavia che non era stata presa alcuna decisione. La nuova posizione di Volkswagen chiarisce il quadro: per il prossimo triennio, Ducati non sarà messa in vendita.
Ducati vale 1,25 miliardi e investe 100 milioni l’anno
L’ipotesi di cessione aveva attirato attenzione anche per il valore economico dell’azienda. Bloomberg Intelligence aveva stimato una possibile valutazione di circa 1,25 miliardi di euro, alimentando le discussioni su eventuali acquirenti.
Ducati, tuttavia, presenta una situazione industriale che le consente di sostenere autonomamente i propri programmi. Nel 2025 il marchio ha registrato 925 milioni di euro di ricavi, un risultato operativo di 52 milioni e 50.895 motociclette consegnate.
Numeri inferiori ai massimi raggiunti negli anni precedenti, ma sufficienti a descrivere un’impresa capace di mantenere una propria autonomia finanziaria. Lo stesso amministratore delegato Claudio Domenicali aveva sottolineato nei mesi scorsi come Ducati non avesse bisogno di sostegni economici da parte della casa madre.
Il programma industriale prevede inoltre investimenti per circa 100 milioni di euro all’anno, equivalenti a 500 milioni nell’arco di cinque anni. Risorse destinate a sostenere lo sviluppo del marchio in un mercato premium sempre più competitivo, condizionato anche dai dazi commerciali, dalle oscillazioni valutarie e dalla crescente presenza dei costruttori asiatici.
Sfuma il ritorno di Ducati in mani italiane
La prospettiva di una vendita aveva riacceso in Italia il dibattito sulla proprietà di uno dei marchi motociclistici più prestigiosi del Paese. Il 21 settembre, durante una visita a Borgo Panigale, il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva auspicato un ritorno di Ducati sotto controllo italiano.
Quattro giorni dopo, il confronto tra il ministro e i vertici Audi aveva già lasciato intravedere una posizione più prudente sulla possibilità di una cessione. Adesso la conferma di Volkswagen allontana concretamente questa prospettiva, almeno per i prossimi tre anni.
Per Ducati, sul piano operativo, non sono annunciati cambiamenti: la proprietà rimane tedesca, la sede industriale resta a Borgo Panigale e i programmi di investimento proseguono. La vicenda evidenzia soprattutto una distinzione importante: essere inclusi nella revisione delle partecipazioni di un grande gruppo non significa necessariamente essere destinati alla vendita. Nel caso Ducati, almeno per il momento, Volkswagen ha scelto la continuità.