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Draghi prepara il terreno a un prolungamento del Qe: “Non possiamo abbassare la guardia”

Nov 18, 2016

BERLINO – La ripresa nell’area dei Paesi dell’euro continua con passo “moderato ma costante” e sta acquistando “solidità”. Mario Draghi ha ricordato stamane i progressi registrati negli ultimi anni sul fronte della crescita, del rafforzamento del settore bancario e dell’inflazione – anche grazie alle misure della Bce – ma ha concluso a chiare lettere che “non possiamo abbassare la guardia”. La Banca centrale europea deve continuare a garantire “politiche monetarie molto accomodanti” per non far deragliare l’inflazione e non creare scombussolamenti. C’è ancora un problema “di forte dipendenza” dalle mosse della Bce, secondo il numero uno dei guardiani dell’euro.

La prossima riunione del consiglio direttivo che prenderà decisioni di politica monetaria è fissato per l’8 dicembre. Per quella data è atteso l’annuncio di Draghi di un prolungamento dell’acquisto di titoli pubblici e privati da 80 miliardi di euro al mese oltre marzo del 2017. E il discorso di stamane offre già molte argomentazioni che il presidente della Bce potrebbe usare in quell’occasione per motivare la necessità, nonostante i malumori sempre più rumorosi della Germania, di andare avanti con il cosiddetto “quantitative easing”.

All’economia dell’eurozona, ha detto il numero uno della Bce durante un convegno a Francoforte, ci sono voluti “sette anni e mezzo perché tornasse a livelli pre-crisi”. Tra i fattori positivi di quest’evoluzione, ha aggiunto, c’è stata la “guarigione” del sistema bancario “che ha consentito al credito di ricominciare a crescere e alla trasmissione della politica monetaria di rafforzarsi”.

Una lezione della crisi, secondo Draghi, è infatti che “il settore bancario deve essere solido”. E in questi anni, la stabilizzazione del capitale, del leverage, della propensione al credito e al rischio dimostrano che un progresso c’è stato. Per citare un fattore centrale degli sforzi dei comitati internazionali che dettano i paletti alle banche come Basilea, il presidente della Bce ha ricordato che il “cuscinetto” di capitale Tier1 è raddoppiato da 7 a 14 per cento dal 2008 a oggi. La “re-regolamentazione del settore finanziario – ha scandito – è parte dell’agenda di crescita”.

Un progresso, ha proseguito Draghi, proceduto “mano nella mano” con il recupero economico. E la grande novità, che rende l’eurozona anche più “resistente agli shock esterni”, è che è migliorata la domanda interna, cioè i consumi e gli investimenti. Anzi, ormai la “domanda interna ha sostituito l’export come traino principale della crescita”.

E mentre nei primissimi anni post Lehman c’è stata una “jobless recovery”, una ripresa senza lavoro, ora i tassi di disoccupazione stanno scendeno rapidamente: “il recupero attuale ha ridotto il tasso di disoccupazione dal 12 per cento del 2013 al 10 per cento di oggi.

Alcuni fattori di rischio, però, permangono: “la profittabilità delle banche, la relativa debolezza, ancora, dell’inflazione, e la dipendenza della ripresa dalle politiche monetarie accomodanti”. Anche se l’inflazione di ottobre è stata dello 0,5 per cento, il massimo da due anni, “è ancora molto al di sotto degli obiettivi della Bce”.

Draghi non vede neanche nei prossimi mesi “un rafforzamento” convincente dell’aumento dei prezzi. E, senza una svolta su quell’obiettivo statutario, la Bce è obbligata a mantenere alta la guardia. Anche perché, ha concluso, il settore finanziario e quello economico sono ancora “fortemente dipendenti” dai bazooka di Francoforte.

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