AGI – C’è un settimo indagato nell’inchiesta della procura di Napoli sul caso del trapianto di un cuore danneggiato a Domenico, bambino di due anni e mezzo deceduto sabato mattina nella Rianimazione dell’ospedale Monaldi. Secondo quanto apprende l’AGI, si tratta di un’altro sanitario dell’ispedale. I pm titolari del fascicolo hanno anche chiesto un incidente probatorio al momento dell’esame autoptico della perizia del medico legale collegiale.
Sale dunque a sette il numero degli indagati inseriti nel registro della procura di Napoli, che oggha deciso di richiedere l’incidente probatorio al momento dell’esame autoptico e della perizia medico legale collegiale, per il caso del piccolo Domen. I reati ipotizzati in via provvisoria dal sostituto Giuseppe Tittaferrante riguardano il fatto che in concorso tra loro e con condotte colpose indipendenti, con negligenza, imprudenza e imperizia, e con colpa specifica, che sarebbe stata causata dalla violazione delle linee guida vigenti in materia di conservazione e trasporto degli organi destinati al trapianto e delle buone pratiche clinico assistenziali e chirurgiche, cagionavano il decesso del minore.
La madre: “La giustizia va avanti, scopriremo tutto”
“All’ospedale non voglio dire niente. Penso che tutto quello che c’è fuori all’ospedale parli da se'”, ha detto Patrizia Mercolino, la mamma del bambino. “La giustizia sta andando avanti – aggiunge – e scopriremo tutto. Ora io non ho niente da dire su questo. Confido nella giustizia, faranno il loro lavoro. La cosa che mi ha fatto più male è stata perdere mio figlio”.
“Nessun bambino deve soffrire come il mio”
La costituzione di una fondazione nasce dall’idea evitare altri casi di mala sanità e spingere maggiormente per agevolare i trapianti, ha spiegato Mercolino prima di recarsi con il suo legale dal notaio per la costituzione della fondazione. “Vedremo meglio come utilizzare questa fondazione – spiega – non ci dimentichiamo che mio figlio aveva bisogno di un trapianto. Non dovrà succedere più a nessun altro bambino e a nessuna famiglia di dover soffrire come abbiamo sofferto noi”.
Il legale della famiglia: “l’espianto poteva essere posticipato”
“Il momento dell’espianto poteva essere posticipato, in quanto Domenico non era un bambino moribondo”. Lo dice Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia del bambino di due anni deceduto sabato scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. “Domenico era affetto da una patologia – ricorda il legale – ma attendeva un cuore da due anni e ne poteva aspettare anche altri due”