• 24 Marzo 2026 22:08

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Descalzi: “L’esplorazione è un grande generatore di crescita per l’Eni. Tasso di successo …

Mar 24, 2026

AGI – “Noi non abbiamo mai smesso di esplorare. Negli ultimi 15 anni l’esplorazione è stato un grande generatore di crescita per Eni. Dal 2014 abbiamo scoperto più di 11 miliardi di barili di olio equivalente in 7 paesi diversi in Asia, in Medio Oriente, in Africa, in Sud America e nell’Europa del Nord. Questa è la base della nostra crescita, ma anche della nostra cost efficiency“. Lo ha affermato l’ad di Eni, Claudio Descalzi, intervenendo al CeraWeek di Houston, evento di settore tra i più importanti del mondo, organizzato da S&P.

“Con il nostro modello ‘Dual exploration’ – ha osservato Descalzi – acquisiamo licenze su cui prendiamo l’intero rischio esplorativo. Questo modello ci ha consentito di incassare oltre 13 miliardi di dollari dal 2013, una iniezione di capitale che serve a sostenere la nostra crescita. Chiaramente questo modello funziona se l’esplorazione ha successo, e il nostro tasso di successo negli ultimi 10 anni è stato del 75-80% contro una media dell’industria del 35%”.

Negli ultimi 25 anni – ha proseguito Descalzi – l’appetito per l’esplorazione si è ridotto. Il principale strumento di crescita è stato per fusione o acquisizione, attività meno rischiose dell’esplorazione. Questo per noi è stato un fattore positivo perché abbiamo avuto meno competizione. In questo periodo abbiamo sviluppato strumenti tecnologici e competenze interne mentre altri facevano outsourcing, noi facevamo insourcing. Abbiamo trovato moltissime risorse in aree che erano state abbandonate da altri. Negli ultimi 15 anni crediamo di essere stati i migliori al mondo nell’esplorazione. Grazie ai nostri risultati – ha concluso – in questo momento abbiamo oltre 25 progetti in sviluppo che contribuiranno a 850mila barili al giorno di nuova produzione al 2030″.

Il modello dei satelliti e i business rinnovabili

Il modello dei satelliti funziona anche sui business rinnovabili: con Plenitude ed Enilive abbiamo creato entità con una componente di crescita (i biocarburanti, la generazione di energia) e una componente di flusso di cassa (i clienti). Aziende con un loro cash flow, che possono attrarre investimenti privati. Le due compagnie, Plenitude ed Enilive, in tre o quattro anni hanno attratto investimenti per oltre 6 miliardi di dollari e questo consente loro di crescere senza doversi appoggiare sui sussidi”. Lo ha affermato l’ad di Eni, Claudio Descalzi, intervenendo al CeraWeek di Houston, evento di settore tra i più importanti del mondo, organizzato da S&P.

L’innovazione del modello satellitare di Eni

Il modello satellitare non è stato immediatamente compreso dai nostri investitori – ha osservato Descalzi – perché era un modello innovativo che solo noi stavamo adottando. Il modello satellitare risponde a un problema di allocazione dei capitali: se scopri molte risorse, devi fare enormi investimenti per svilupparle e quindi allocare capitali che restano inattivi per tempo. Quindi ci siamo detti: in certi Paesi abbiamo importanti risorse, possiamo creare aziende che facciano leva sulle risorse e sul flusso di cassa dalla produzione esistente. È quello che abbiamo fatto in Norvegia con Var, in Angola con Azule, nel Regno Unito con Ithaca: abbiamo creato delle entità deconsolidate, che possono autofinanziarsi e crescere senza impattare il nostro bilancio“.

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