AGI – Lotta agli hacker e cybersecurity in primo piano dopo gli attacchi alla catena del freddo nei supermercati in Italia e in Europa. Non occorre un sofisticato virus informatico per mettere fuori uso i frigoriferi di un supermercato. Può bastare una password poco sicura, un dispositivo collegato direttamente a Internet o una funzione di manutenzione utilizzata da chi non dovrebbe averne accesso. È quanto emerge dalle analisi degli esperti di cybersecurity dopo la nuova ondata di attacchi informatici che il 2 novembre ha colpito i sistemi di refrigerazione di diversi supermercati europei, raggiungendo anche l’Italia.
La cybersecurity contro la guerra ibrida
In Sicilia, alcuni punti vendita della grande distribuzione, tra cui supermercati Coop nelle province di Palermo e Catania, hanno subito alterazioni delle temperature dei banchi frigoriferi, con conseguenti danni alla conservazione degli alimenti. La Polizia Postale sta indagando per individuare i responsabili e accertare eventuali collegamenti con gli episodi registrati in altri Paesi europei, dopo quelli avvenuti in Francia nel mese di ottobre.
La riunione a Palazzo Chigi
La vicenda ha richiamato l’attenzione del governo, che ha tenuto oggi una riunione a Palazzo Chigi, coordinata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con i vertici dell’intelligence e dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN)
Ma il problema va ben oltre i supermercati. Gli attacchi dimostrano come la crescente digitalizzazione delle infrastrutture fisiche abbia aperto nuove possibilità di sabotaggio, trasformando apparecchiature apparentemente innocue in potenziali punti deboli della sicurezza di intere organizzazioni.
La catena del freddo nel mirino
Bisogna partire dal funzionamento dei moderni impianti frigoriferi. Nei supermercati, le temperature dei banchi refrigerati e dei congelatori vengono spesso controllate attraverso sistemi digitali che consentono ai tecnici di intervenire da remoto, modificare i parametri di funzionamento, individuare eventuali guasti e programmare la manutenzione. Questa possibilità permette di ridurre i costi di gestione e migliorare l’efficienza degli impianti, ma può trasformarsi in una vulnerabilità quando i dispositivi sono direttamente accessibili attraverso Internet e non sono adeguatamente protetti.
Le vulnerabilità dei sistemi
Secondo Rafe Pilling, direttore dell’analisi delle minacce di Sophos, gli attacchi non richiedono necessariamente competenze tecniche particolarmente avanzate. “È improbabile che gli attaccanti stiano utilizzando tecniche particolarmente sofisticate: questi sistemi di refrigerazione sono progettati per essere gestiti da remoto e, purtroppo, questo significa che in molti casi le interfacce di amministrazione, spesso non adeguatamente protette, sono accessibili via Internet ed espongono vulnerabilità già note”.
“L’ipotesi più probabile”, aggiunge, “è che gli attaccanti stiano sfruttando le funzionalità legittime dei sistemi per scopi malevoli. Una volta ottenuto l’accesso, possono utilizzare gli stessi comandi a disposizione dei tecnici autorizzati alla manutenzione degli impianti di refrigerazione per attivare la modalità di sbrinamento e aumentare le temperature”.
Le conseguenze operative
È proprio questo uno degli aspetti più insidiosi della vicenda: gli hacker potrebbero non aver bisogno di installare programmi dannosi, ma semplicemente utilizzare i comandi già presenti nei sistemi di controllo. L’attivazione della modalità di sbrinamento può provocare un aumento della temperatura e compromettere la conservazione degli alimenti.
Le conseguenze possono essere rilevanti: perdita delle merci, interruzione delle vendite, necessità di verificare la sicurezza dei prodotti e costi per il ripristino degli impianti. Nei casi più gravi possono emergere anche rischi per la salute dei consumatori.
Il ruolo della supply chain
L’analisi del team di Threat Intelligence di Nais conferma che la possibilità di utilizzare le normali funzionalità degli impianti rappresenta una delle principali minacce per le infrastrutture connesse. Credenziali condivise, accessi remoti non protetti e vulnerabilità di dispositivi obsoleti possono trasformare centinaia di punti vendita in un unico bersaglio.
Il riferimento alle credenziali condivise è particolarmente significativo. In una rete di supermercati, la gestione degli impianti può essere affidata a società esterne che si occupano della manutenzione di numerosi punti vendita. Se gli accessi non sono adeguatamente separati e protetti, la compromissione di un singolo sistema o di un fornitore potrebbe avere ripercussioni su più strutture.
Sistemi esposti a Internet
Uno dei principali fattori di rischio è rappresentato dalla presenza di sistemi industriali direttamente raggiungibili attraverso la rete pubblica. Amir Preminger, chief technology officer di Claroty, richiama l’attenzione sulla diffusione di questa pratica.
Collegare i sistemi di refrigerazione a Internet consente di controllarli e gestirli a distanza, ma espone le organizzazioni a tentativi di accesso non autorizzato. Il problema si aggrava quando i dispositivi utilizzano password predefinite, software non aggiornati o sistemi di autenticazione insufficienti.
La sicurezza nelle aziende
Molte aziende non dispongono di una conoscenza completa di tutti i dispositivi collegati alle proprie reti. Alcuni apparati possono essere stati installati dai produttori, altri dai manutentori o da società esterne, senza che i responsabili della sicurezza informatica abbiano piena visibilità della loro configurazione.
Il problema riguarda soprattutto il rapporto tra i tradizionali sistemi informatici aziendali, indicati con la sigla IT, e le tecnologie operative, o OT, che controllano direttamente macchinari e processi fisici.
Se un attacco a un sistema IT può provocare il furto di informazioni o il blocco di un servizio digitale, la compromissione di un sistema OT può modificare il funzionamento di un’apparecchiatura e produrre conseguenze materiali immediate.
L’impatto dell’intelligenza artificiale
A rendere più preoccupante lo scenario contribuisce l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Secondo l’analisi di Preminger, gli strumenti di IA permettono agli attaccanti di esaminare rapidamente dispositivi e software, individuando vulnerabilità che in passato avrebbero richiesto competenze specialistiche e tempi molto più lunghi.
Un esperimento condotto dal Team82 di Claroty ha mostrato come sia possibile riprodurre vulnerabilità già individuate nei sistemi di controllo della refrigerazione e ottenere l’esecuzione di comandi con privilegi di amministratore su un dispositivo di laboratorio in circa 28 minuti, con un costo di appena 6 dollari per l’utilizzo dell’IA.
I settori coinvolti
La vulnerabilità dei sistemi di refrigerazione non riguarda soltanto la distribuzione alimentare. Tecnologie analoghe vengono utilizzate negli ospedali, nell’industria farmaceutica, nei laboratori, nei servizi idrici e nei data center.
In un supermercato un attacco può determinare la perdita di prodotti alimentari; in una struttura sanitaria potrebbe compromettere la conservazione di farmaci, vaccini o campioni biologici; in un data center potrebbe causare il surriscaldamento delle apparecchiature e l’interruzione dei servizi digitali.
Le misure di difesa
Le analisi degli esperti convergono sulla necessità di intervenire innanzitutto sugli accessi remoti. Secondo Claroty, i dispositivi che controllano gli impianti di refrigerazione non dovrebbero essere direttamente esposti a Internet.
Quando è indispensabile consentire la manutenzione a distanza, l’accesso dovrebbe avvenire attraverso VPN, sistemi di autenticazione avanzati o piattaforme centralizzate che permettano di controllare e monitorare le connessioni.
Un altro elemento fondamentale è la segmentazione delle reti, che consente di separare i dispositivi industriali dagli altri sistemi informatici dell’organizzazione e limitare le conseguenze di un’eventuale compromissione.
Occorre inoltre sostituire le password predefinite, verificare periodicamente la configurazione degli apparati, installare gli aggiornamenti di sicurezza e mantenere un inventario completo dei dispositivi connessi.
La governance della sicurezza
Il team di Nais sottolinea l’importanza di un approccio che coinvolga non soltanto i responsabili informatici, ma anche la direzione delle aziende e i fornitori esterni. La sicurezza OT non è più soltanto una questione tecnica, ma di governance aziendale.
Perdere il controllo di un impianto significa mettere a rischio la continuità operativa e, potenzialmente, un’intera filiera.
Una minaccia sempre più concreta
Gli attacchi ai supermercati europei mettono in evidenza un cambiamento nella natura delle minacce informatiche. La crescente diffusione di apparecchiature connesse amplia il numero dei possibili bersagli e permette di trasferire le conseguenze di un attacco dal mondo digitale a quello fisico.
Un frigorifero, un sistema di climatizzazione o un impianto industriale possono diventare strumenti attraverso i quali provocare danni economici, interrompere servizi essenziali e compromettere la sicurezza di prodotti e infrastrutture.
Rimangono ancora da chiarire le responsabilità degli episodi del 2 novembre e le eventuali motivazioni degli hacker. Le tensioni geopolitiche e la crescente disponibilità di strumenti di attacco automatizzati contribuiscono a rendere più complesso lo scenario, ma la vulnerabilità emersa appare innanzitutto di natura strutturale.