• 4 Febbraio 2026 5:30

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Covid, quegli effetti a lungo termine che attaccano il cervello

Feb 3, 2026

AGI – Le complicanze neurologiche e psicologiche legate all’infezione da Covid sono una realtà clinica riconosciuta e rappresentano una delle principali sfide sanitarie di lungo periodo dell’era post-pandemica. È quanto emerge da una recente pubblicazione internazionale su Nature Reviews Disease Primers, che definisce in modo sistematico il quadro del cosiddetto Neuro-Covid, ovvero l’insieme delle manifestazioni neurologiche associate al COVID-19 e al Long-Covid, negli adulti e nei bambini.

Secondo le stime riportate nello studio, il Long-Covid colpisce tra 80 e 400 milioni di persone nel mondo. L’incidenza varia dal 5 al 20 per cento nella popolazione generale e può raggiungere il 50 per cento tra i pazienti che hanno richiesto ospedalizzazione durante la fase acuta dell’infezione. Una quota rilevante di questi pazienti presenta sintomi che coinvolgono il sistema nervoso centrale e periferico, con effetti persistenti sulla qualità della vita e sulla capacità lavorativa.

Meccanismi patobiologici e sintomi del Neuro-Covid

Il lavoro, frutto di una collaborazione internazionale che coinvolge anche l’Università degli Studi di Milano insieme a centri di ricerca europei e nordamericani, fornisce un consenso scientifico sui principali meccanismi patobiologici del Neuro-Covid. Tra i sintomi più frequentemente osservati figurano “brain fog“, deficit di memoria e attenzione, affaticamento cronico, cefalea, disturbi del sonno, ansia, depressione e neuropatie periferiche.

Impatto sociale, diagnosi e gestione

Le ricadute sociali ed economiche risultano particolarmente rilevanti per le donne, per i lavoratori più esposti e per le fasce socio-economiche più vulnerabili. L’articolo sottolinea come, allo stato attuale, la diagnosi di Neuro-Covid sia prevalentemente clinica e come manchino biomarcatori specifici e terapie mirate. Per questo motivo, la gestione dei pazienti richiede un approccio multidisciplinare, orientato al controllo dei singoli sintomi e alla presa in carico a lungo termine.

Priorità per la ricerca futura

Gli autori individuano quattro priorità per la ricerca futura: la standardizzazione delle definizioni e degli strumenti diagnostici; una comprensione più approfondita dei meccanismi neurobiologici alla base dei sintomi; lo sviluppo di trial clinici controllati per nuove terapie; il rafforzamento delle strategie di prevenzione e monitoraggio, riconoscendo il Neuro-Covid come una condizione cronica di rilevanza sanitaria globale.

Effetti a lungo termine e prevenzione

Particolare attenzione viene riservata agli effetti a lungo termine dell’infezione, soprattutto nei pazienti colpiti durante le prime ondate pandemiche. Secondo gli esperti, il COVID-19 potrebbe aver attivato meccanismi biologici in grado di favorire processi neurodegenerativi, aumentando nel tempo il rischio di patologie come il Parkinson o l’Alzheimer. Da qui la raccomandazione a mantenere attivi sistemi di sorveglianza neuroepidemiologica e a promuovere controlli neurologici periodici nei soggetti che hanno avuto forme severe di infezione.

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