AGI – I prezzi record di alcune tipologie di greggio mediorientale, secondo gli operatori di mercato, si ripercuoteranno presto sugli Stati Uniti, sull’Europa e soprattutto sull’Asia se i colloqui di pace non dovessero dare rapidi risultati.
Lo rivela il Wsj, avvertendo che, nonostante oggi il Brent, il principale benchmark di riferimento del greggio sia, seppure di poco, sotto 100 dollari al barile, la chiusura dello Stretto di Hormuz sta costringendo le raffinerie asiatiche a pagare 160 dollari al barile per il petrolio degli Emirati Arabi Uniti, un prezzo ben superiore ai parametri di riferimento globali. Inoltre il quotidiano aggiunge che i prezzi del petrolio greggio di Dubai sono aumentati di oltre il 150% dall’inizio del 2026. E anche i prezzi del petrolio del giacimento di Johan Sverdrup, al largo delle coste norvegesi, sono schizzati a livelli record, superando il Brent, così come quelli degli altri greggi ad alto contenuto di zolfo – “acidi” nel gergo del settore – hanno visto i loro prezzi impennarsi, tra cui il petrolio dell’Alaska settentrionale, secondo i dati di Argus.
I future del Brent e la riduzione delle forniture
Più in generale i future sul Brent sono cresciuti del 64% dall’inizio dell’anno. Secondo gli operatori di mercato, questi prezzi sono un presagio di ciò che potrebbe accadere al resto del mercato se il Golfo Persico non verrà riaperto presto. Questo perché i clienti asiatici stanno setacciando il mondo alla ricerca di varietà di greggio simili per continuare a produrre gasolio e carburante per aerei. Inoltre il Wsj, citando gli analisti di JPMorgan Chase, evidenzia che la chiusura dello Stretto di Hormuz ha ridotto di 16 milioni di barili le forniture giornaliere di petrolio.
Le distorsioni di prezzo tra Brent e Wti
Sui prezzi ci sono, inoltre, altre distorsioni significative. Il Brent, che viene estratto in Europa, è scambiato con un premio storicamente elevato di 12 dollari al barile rispetto al benchmark americano Wti, scambiato a Cushing, Oklahoma. Per gli operatori, la differenza di prezzo è da attribuire alla posizione geografica del Wti, lontano dalle aree asiatiche in cui il petrolio è più richiesto. Il prezzo inferiore riflette anche i maggiori costi di trasporto necessari per farlo arrivare agli acquirenti asiatici, nonché il timore che gli Stati Uniti possano limitare le esportazioni di greggio per preservare le risorse energetiche interne.
La ricerca di greggio alternativo
Le raffinerie asiatiche sono alla ricerca di petrolio ricco di zolfo per sostituire i greggi mediorientali, i cui prezzi stanno diventando proibitivi, facendo lievitare i prezzi del petrolio proveniente da Norvegia, Russia, Colombia e persino da alcuni greggi statunitensi. I carichi vengono dirottati dall’Europa verso l’Asia, dove lo shock del Golfo Persico è più acuto e i commercianti possono ottenere un premio. Il Brent stesso ha un contenuto di zolfo molto inferiore rispetto al petrolio di Dubai.
L’inaffidabilità dei future sul Brent
Inoltre, i contratti future sul Brent, ampiamente monitorati, si riferiscono a greggio che verrà consegnato a maggio, quando molti operatori ritengono che la guerra potrebbe essere finita. Alcuni sostengono anche che i future siano diventati un indicatore inaffidabile delle condizioni del mercato petrolifero fisico, poiché banche, operatori di materie prime e fondi speculativi hanno ridotto le proprie attività per evitare ingenti perdite, creando un circolo vizioso di scambi limitati e forti oscillazioni dei prezzi.
Il caos nei mercati del Golfo
I mercati del Golfo sono stati così caotici che i prezzi del petrolio di Dubai, al momento, non includono nemmeno il greggio proveniente da Dubai, l’emirato. Non potendo uscire dallo stretto, le società di monitoraggio dei prezzi hanno escluso questa qualità dai loro calcoli. I prezzi, invece, riflettono gli accordi per il petrolio proveniente dall’Oman, appena fuori Hormuz, e una piccola quantità di greggio da Abu Dhabi che viene trasportata tramite oleodotto al porto di Fujairah, anch’esso oltre il punto più stretto dello stretto.