• 24 Gennaio 2022 21:39

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Concessionari auto a rischio con le regole europee

Dic 3, 2021

Le concessionarie auto e i dipendenti delle stesse stanno correndo un grande rischio: le prime potrebbero arrivare alla totale chiusura, e la forza lavoro chiaramente è messa in pericolo. I costruttori mirano ad entrare direttamente sul mercato della distribuzione. Come?

Federauto, la nota associazione di rappresentanza del comparto, lancia l’allarme. Per capire cosa sta succedendo, riportiamo le parole di Adolfo De Stefani Cosentino, il presidente: “La maggior parte delle Case automobilistiche ha intenzione di entrare nel mercato B2C, rivolgendosi al cliente finale attraverso la vendita online. In questo modo i produttori stessi metteranno fuori gioco i distributori, quindi i concessionari, per poi acquisire il controllo della domanda”.

Questo cosa comporta? Un aumento dei prezzi e una conseguente spinta inflattiva, oltre alla riduzione del livello di servizio, “il tutto a danno del consumatore”. La contrazione delle reti distributive sarà inevitabile, e questa, secondo Federauto “comporterà la perdita di 60-70.000 posti di lavoro e impatterà profondamente sull’attuale contributo dell’auto al bilancio economico del Paese”.

Questi sono i motivi per cui l’associazione di rappresentanza del settore auto chiede al governo “un impianto normativo finalizzato a riequilibrare la posizione dominante delle Case auto nei confronti del sistema distributivo, affinché sia favorita la massima competizione possibile a vantaggio del consumatore”.

Ma non è tutto, si parla ancora di incentivi auto, e Federauto sottolinea nuovamente quanto l’età media del parco auto circolante (in Italia la situazione è drammatica) sia troppo alta, parliamo infatti di 11,8 anni. Per questo l’Esecutivo dovrebbe intervenire in maniera seria, con agevolazioni mirate al rinnovo e alla transizione verso la mobilità elettrica. De Stefani Cosentino sottolinea: “C’è un parco di 38,8 milioni di auto costituito per il 52,5% da ante euro 5”.

Altro importantissimo tema affrontato dal presidente di Federauto è quello legato alla mobilità elettrica e alla promozione di questo settore. L’Italia è seriamente in ritardo per quanto riguarda lo sviluppo della rete di infrastrutture di ricarica, indispensabili per questa tipologia di veicoli.

Lungo la nostra rete autostradale ci sono oggi solo 32 colonnine, serve “un piano infrastrutturale in linea con la necessaria copertura territoriale e con una potenzialità richiesta dagli obiettivi di incremento del parco circolante elettrico e ibrido. Senza centraline di ricarica, pensare che si possa diffondere la tecnologia dell’autovettura elettrica o elettrificata è molto difficile”.

Non devono essere abbandonati nemmeno i carburanti alternativi perché, anche secondo De Stefani Cosentino, non si può pensare di “accantonare di colpo e totalmente le motorizzazioni endotermiche, come se fossero l’origine di tutti i mali; e soprattutto non è detto che l’auto elettrica sia così ecologica: forse l’emissione è zero, ma l’impatto non è detto che sia zero, perché se l’energia elettrica la produciamo con dei fossili, allora siamo punto e a capo”.

Ultimo tema su cui pone l’attenzione Federauto riguarda il fatto che “l’Italia oggi è l’unico stato in cui sull’auto professionale non si può detrarre l’IVA al 100%, l’unico in cui l’ammortamento sull’auto è praticamente una quantità infinitesimale rispetto all’auto stessa. E questi fattori deprimono ulteriormente il mercato”.

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