• 18 Febbraio 2026 15:42

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Chiesa ancora chiusa, fedeli in rivolta

Feb 18, 2026

AGI – “Andremo con gli striscioni sotto le finestre della Diocesi di Albano e del Papa a Castel Gandolfo a chiedere aiuto per la riapertura della nostra chiesa”. Soffiano venti di burrasca ad Albano. Sembra quasi l’aria che tirava ai tempi di don Camillo e Peppone, quando nel paese di Brescello, nella Bassa emiliana, prete e sindaco comunista erano sempre l’uno contro l’altro, protagonisti del fortunato romanzo di Giovannino Guareschi.  

Oggi ad Albano i “rivali” sono altri: i fedeli della chiesa di San Pietro apostolo contro i ritardi della burocrazia. Ed è citato anche il vescovo della Diocesi suburbicaria (una delle sette sedi vescovili nei dintorni di Roma), Vincenzo Viva.

La chiesa chiusa e i lavori bloccati

Nel cuore della cittadina, lo storico luogo di culto è chiuso dal 29 marzo scorso a causa del tetto che ha subito cedimenti e potrebbe venire giù: un po’ come se a Roma la basilica di San Pietro d’improvviso sbarrasse i portoni ai pellegrini perché la cupola sta crollando.

Niente Messe, matrimoni, comunioni e altro. Non solo. Dopo tutti questi mesi ancora non si è mossa foglia. La grande navata è una selva di ponteggi. E mancano alcune firme sugli ultimi atti amministrativi che darebbero il via libera alla ristrutturazione dell’edificio. 

La Cattedra di san Pietro e la festa mancata

Gli animi dei credenti si sono annuvolati anche perché il prossimo 22 febbraio (domenica) è il giorno in cui si celebrerà la “Cattedra di san Pietro”. Come spiegava Paolo VI nell’udienza del 22 febbraio 1967, il trono di legno (in Vaticano, ndr) ha due significati. Secondo tradizione, sull’antico seggio il santo “si sarebbe seduto per presiedere all’assemblea dei fedeli”; la Cattedra è simbolo “dell’autorità che Cristo conferì all’Apostolo”.

Ed è anche il nome della chiesa che non potrà festeggiare come si deve il suo protettore, colui che nel I secolo – si racconta – passò di qui, evangelizzò Albano e proseguì per la “Caput mundi”.

La voce dei fedeli

“Sono quasi dodici mesi che andiamo avanti così, riunendoci in piccoli ambienti annessi alla chiesa – dice Claudio Cordella, 66 anni, parrocchiano e cartografo in pensione dell’Aeronautica militare -. Siamo esausti. Noi fedeli (più di 11.000, fonte la parrocchia, ndr) stiamo pensando di andare, pacificamente s’intende, sotto le finestre della Diocesi oppure, quando il Papa va a Castel Gandolfo, davanti alla residenza pontificia per chiedere di sbloccare la situazione”.

“Questa storia non finirà bene – pensa la signora Laura, una decana della parrocchia, madre di tre figlie dai 50 ai 42 anni di età – Mi auguro di sbagliare, però sono molto pessimista. All’inizio dello scorso anno ero andata in chiesa a prenotare la celebrazione delle mie nozze d’oro per il 6 aprile. Passa una settimana – continua a raccontare – e durante la Messa il sacerdote ha dato l’annuncio: ‘Purtroppo, per motivi di sicurezza la chiesa deve chiudere’. E ancora stiamo così; non vediamo l’ora che riapra”.

Battagliera Veronica, impiegata amministrativa all’Azienda sanitaria di Albano. “Farei una raccolta firme e scriverei una lettera aperta al vescovo – propone – La chiesa di San Pietro non è solo una comunità, la definirei proprio una famiglia parrocchiale”.

I fondi regionali e il nodo Sovrintendenza

All’appello pare manchi solo il via libera della Sovrintendenza ai Beni culturali. L’architettura della chiesa è un bene artistico. Nel dicembre 2024 la Giunta del Lazio ha deliberato “Contributi sugli oneri di urbanizzazione a favore degli enti religiosi per gli edifici destinati al culto”. Cioè, un cofinanziamento complessivo di un milione e 20 mila euro: il governo regionale paga la fetta maggiore (circa il 70%), i destinatari il resto (poco più del 30%). Nel documento i siti sono sei, compreso quello di Albano. Al quale, nello specifico, è scritto che la Regione verserà 500 mila euro e la chiesa 227.660 mila. 

Raccolta fondi e scadenze

A che punto siamo? “Le cose stanno andando avanti – conferma il parroco don Luigi Maqueda – Abbiamo chiesto un aiuto economico anche ai fedeli, che sono magnifici. Da novembre scorso a gennaio siamo arrivati a raccogliere ben oltre 63 mila euro”.  C’è però una clausola capestro: se i lavori non saranno finiti entro l’anno, la chiesa dovrà ripagare con gli interessi. “Ce la faremo – prosegue il sacerdote – in autunno dovrebbe essere tutto finito”.

Ciononostante tra i fedeli serpeggia il dubbio. “Io faccio parte del Consiglio degli Affari economici – fa i conti Cordella – Le entrate economiche sono in forte calo. Faccio un esempio: una volta le offerte per l’accensione delle candele sfioravano anche i mille euro al mese, ora non arrivano neppure a cento”. 

E qui si entra in scena il vescovo. I parrocchiani mugugnano: “Durante tutto questo periodo avremmo voluto vederlo”, “Gli chiederei di farsi parte attiva in questa vicenda per affiancare noi e i sacerdoti”, “Ci sentiamo un po’ abbandonati”.

Il vescovo Vita c’è e rassicura: “La chiesa non è abbandonata a sé stessa, la Curia vescovile segue la vicenda. Purtroppo – sottolinea – la chiesa è storica, quindi la Sovrintendenza ha dovuto fare il suo lavoro. La chiesa di San Pietro apostolo è vissuta, sta sul corso principale della città e certamente ci teniamo tutti”.
La Diocesi darà soldi per i lavori? “L’ho detto: ci sono i fondi dell’otto per mille stanziati dalla Cei a disposizione della Curia – continua il monsignore -. L’importo sarà quantificato”.

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