• 24 Marzo 2026 18:23

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Che auto guidava Gino Paoli, tutte le passioni del Maestro

Mar 24, 2026

“Prima t’innamori delle donne belle, poi di quelle anche intelligenti”. Applicava questa filosofia Gino Paoli per descrivere il suo rapporto con le auto, che dalle corse spericolate in Riviera si è spostato al silenzio della campagna toscana. Il rumore della passione percepito agli inizi ha lasciato spazio alla melodia dell’intelligenza, verso una mobilità consapevole dove la responsabilità individuale risponde all’interesse collettivo.

Gli anni del “sangue e velocità”

Nella Genova del boom economico, Paoli viveva una stagione di pura adrenalina. Il suo “primo amore” fu l’Alfa Romeo Giulietta, icona di eleganza e leggerezza, prima che ci prese gusto a collezionare modelli sempre più lussuosi. Tra la Porsche 356, una Jaguar serie XK e la prestigiosa Ferrari GTS Spider, la colonna della musica italiana non si precludeva nulla. Erano anni ruggenti e pericolosi, animate da sfide improvvisate con l’amico fraterno Luigi Tenco e una guida da egli stesso definita “aggressiva”.

Le bizze al volante valsero a Gino la fama di demolitore, che soprattutto agli inizi lo cacciavano spesso nei guai, e fu memorabile l’incidente riportato al volante di una Ferrari da 6 milioni (secondo voci mai confermate indicano una 250 GTO). In quell’epoca, le vetture veloci, potenti dal punto di vista visivo e spericolate lo attiravano come una calamita, si veda il test con una Mini Cooper preparata ad hoc per le gare in salita, un go-kart capace di divorare i tornanti.

La maturità: dalla funzione all’ibrido

Con il passare degli anni, le priorità cambiarono. Invece di lasciarsi trascinare dalla bellezza estetica, Paoli cominciò a valutare la praticità e lo spazio. Eccolo allora su mezzi meno romantici, ma più intelligenti, su tutti la Fiat Ulysse, di cui apprezzava la seduta alta e la capacità di carico (utile a trasportare gli oggetti ingombranti) e una Jeep Cherokee, tenuta però per breve tempo.

L’approdo finale dell’evoluzione si chiama Lexus RX400h. Il SUV ibrido giapponese, spinto da un potente V6 3.3 a due motori elettrici da 272 CV complessivi, era l’unico veicolo di cui il Maestro parlava con precisione tecnica. La utilizzava nella sua casa in Toscana, apprezzandone la trazione integrale elettrica e, soprattutto, la guida silenziosa e rilassata. Scegliere l’ibrido comportava un duplice vantaggio: ottimizzare il comfort e ridurre l’impatto ambientale, in segno di rispetto verso un mondo che aveva cantato per decenni.

L’ultimo addio a Genova

L’ultima curva è arrivata nella notte tra il 23 e il 24 marzo a Genova, all’età di 91 anni. La notizia della morte di Gino Paoli è stata resa nota dalla famiglia con una nota asciutta e carica di commozione:

“Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”

Con lui se ne va l’ultimo grande pilastro della “Scuola genovese”, l’uomo che aveva un proiettile nel cuore dal 1963, in grado di trasformare le fragilità umane in poetica immortale. Genova perde il suo emblema, la musica italiana perde uno dei suoi interpreti più intimi e visionari. Dà l’addio un uomo che ha saputo arredare “una stanza” con il solo suono della voce, e guidare attraverso le epoche d’Italia conservando la bussola della propria autenticità.

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