• 11 Gennaio 2026 0:46

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Calcio: “dimissioni e crisi di pianto”, le carte dell’inchiesta che scuote il mondo degli arbitri

Gen 10, 2026

AGI – Il presidente dell’AIAAntonio Zappi, ha cercato di indurre alle dimissioni con modalità aggressive e minacciose diversi dirigenti arbitrali”. “Nego assolutamente di essere l’autore e disconosco sia il contenuto dell’esposto sia la sigla apposta in calce allo stesso”. Nasce da un’accusa contenuta in una denuncia firmata Roberto Patrassi seguita da un clamoroso dietro-front, con disconoscimento d’identità, l’inchiesta che sta scuotendo il mondo arbitrale e che potrebbe portare nell’udienza del 12 gennaio, davanti al Tribunale Federale, alla condanna e alla decadenza di Antonio Zappi.

Le accuse della Procura Federale 

Il numero uno dell’associazione arbitri è imputato perché, secondo la Procura Federale, avrebbe costretto a dimettersi due dirigenti per far posto ad altri a lui graditi, cioè gli ex arbitri Daniele Orsato e Stefano Braschi.

L’indagine va collocata in uno scenario più vasto con la Figc che a settembre ha annunciato di voler creare un nuovo soggetto, la PGMOL (Professional Game Match Officials Limited), in cui dovrebbero restare solo una ventina di arbitri, una élite di fischietti che vedrebbe socie la Figc e la Lega, ma non l’AIA.

Un’iniziativa a cui Zappi si è opposto pubblicamente in modo molto netto. E a rendere evidente quanto il campo delle tensioni sia largo ci sono state a dicembre due interrogazioni parlamentari bipartisan sulla vicenda destinate al ministro dello Sport, Andrea Abodi.

Crisi di pianto e lotte di potere: le carte dell’inchiesta 

Conflittilotte di potere, crisi di pianto, chat, accuse e ritrattazioni: nelle 250 pagine dell’inchiesta che l’AGI ha potuto visionare in esclusiva emergono tutte le turbolenze che attraversano la categoria già provata dalle continue polemiche sul Var che hanno fatto mettere sul piatto al designatore Gianluca Rocchi l’ipotesi delle dimissioni.

Già nell’incipit di questa indagine della giustizia sportiva si ravvisa la prima e più inquietante anomalia. È il 28 luglio 2025 quando alla “cortese attenzione della Procura Federale della Federazione Gioco Calcio” arriva una busta con un esposto firmato da Roberto Patrassi, un arbitro 73enne della sezione di Macerata. “Con profondo turbamento e indignazione”, il denunciante, che a questo punto non sappiamo se essere o meno Patrassi, descrive “una serie di comportamenti reiterati, aggressivi e sistemici posti in essere da Zappi e da altri dirigenti apicali che hanno indotto numerosi dirigenti arbitrali a dimettersi dai propri incarichi al fine di sostituirli con soggetti preventivamente selezionati nel disprezzo delle regole”.

In particolare, le ‘vittime’ indicate nell’esposto sarebbero state sei, tra i quali Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, responsabili della CAN C e della CAN D, le commissioni a cui competono le designazioni nelle serie inferiori.

Il colpo di scena 

La Procura Federale convoca fin dal giorno dopo numerosi testimoni e svolge accertamenti durante i quali arriva il colpo di scena. Il 18 settembre, oltre un mese dopo l’inizio delle indagini scattate il giorno stesso dell’esposto, negli uffici del Comitato dell’AIA lombarda viene verbalizzato un surreale botta e risposta tra Patrassi e i rappresentanti della Procura.

“In relazione alla denuncia che le viene mostrata recante nome Roberto Patrassi con relativa sigla può confermare di esserne l’autore?”. “Nego assolutamente di esserne l’autore e disconosco il contenuto dell’esposto”. “Come si spiega che qualcuno avrebbe utilizzato il suo nome al riguardo?”. “Non voglio rispondere a questa domanda”. “Ha mai avuto rapporti istituzionali o personali col presidente Zappi?”. “Non lo conosco”: “Ha altro da aggiungere?”. “Mi riservo di dimettermi dall’AIA, di chiedere copia dell’esposto e di depositare querela per falso”. Il verbale viene chiuso dopo mezz’ora dall’inizio e Patrassi si dimette.

“La crisi di nervi” 

Pizzi e Ciampi vengono ascoltati due volte, prima e dopo la proroga delle indagini chiesta dal procuratore Giuseppe Chiné. Il tenore delle loro dichiarazioni sembra cambiare da un interrogatorio all’altro.

Il 30 luglio, alla domanda se abbia ricevuto “telefonate con toni minacciosi da Zappi con riferimento alle sue dimissioni dal ruolo di responsabile Can C e all’assunzione del nuovo ruolo di Vice Commissario della Can A e B”, Ciampi risponde: “Non ho ricevuto alcuna pressione, né alcuna minaccia dal presidente, ho sicuramente avuto un confronto con Zappi che la sera del 10 giugno 2025 al ristorante ‘Peppone’ di Roma mi ha manifestato la disponibilità di Orsato di assumere l’incarico di responsabile Can C e mi ha chiesto se fossi stato disponibile ad assumere quel ruolo”.

Racconta poi che Zappi gli profilò la necessità delle sue dimissioni per procedere alla nomina. E conclude: “Ho deciso liberamente di assumere il mio nuovo incarico, che attualmente rivesto, e assumendomi ogni responsabilità delle mie dimissioni”.

Nell’audizione del 29 settembre offre un quadro che pare diverso: “Mi telefonò Zappi per convincermi, ebbi una crisi di nervi e mi misi a piangere. Alle 22 del 3 luglio diedi le dimissioni solo perché ero stanco e provato. Non usai il testo mandatomi da Zappi per le dimissioni ma uno scritto da me”.

Ciampi chiama in causa anche il legale della FigcGiancarlo Viglione. “Il 3 luglio verso l’ora di pranzo chiamai l’avvocato Viglione per raccontargli la vicenda e la richiesta delle mie dimissioni. Lui mi disse di non dimettermi perché la federazione non era stata coinvolta e mi disse che il messaggio mandatomi da Zappi con il testo delle mie dimissioni era palesemente quello di dimissioni indotte e non spontanee”.

“Nessuna pressione” 

Il 27 agosto 2025 tocca a Pizzi dare la sua versione: “Non ho ricevuto assolutamente telefonate con toni minacciosi da Zappi e neppure pressioni per presentare le dimissioni dall’incarico di responsabile Can D. La mia preoccupazione non era rivolta né alle dimissioni né al mio nuovo ruolo ma solo alla corretta esecuzione delle clausole del mio contratto con la Figc”.

Dopo “una mia riflessione personale” prosegue Pizzi “ho telefonato a Zappi preannunciandogli le dimissioni al fine di assumere il nuovo incarico”. Nella seconda parte dell’inchiesta, dopo la proroga, i toni mutano. “Il Presidente Zappi mi spiegò che se io avevo timore delle conseguenze delle mie dimissioni sul contratto, avrebbe rinviato di 14 giorni le nomine di tutti gli organici dell’AIA per evitare problemi con la FIGC per il mancato preavviso. Io risposi che la proposta di rinviare di 14 giorni, arrivata nella tarda serata del 3 luglio 2025, mi sembrava inverosimile perché non era mai successo nella storia dell’AIA e avrei avuto delle responsabilità nei confronti dell’intero apparato associativo e quindi gli dissi che avrei preferito rimanere nel mio ruolo di responsabile CAN D”.

Poi però, anche dopo essersi confrontato al telefono con Ciampi, sostiene di avere deciso di dimettersi: “Ciampi mi disse che non si poteva andare avanti senza la fiducia del presidente e che quindi lasciava il suo posto. Ricordo che Ciampi era molto coinvolto emotivamente dalla vicenda ed anche io provavo le stesse sensazioni negative”.

Quella notte Zappi e Pizzi ebbero uno scambio di messaggi col secondo che mandò le dimissioni al primo in cui rimarcava che il passo indietro era stato chiesto dal presidente. Zappi puntualizzò in un whatsapp che la formula “non andava bene perché sembra che io ti abbia fatto una richiesta di dimissioni, che non è vero. Le tue dimissioni, qualora rassegnate, sono da ritenere frutto di un percorso condiviso”.

Dimissioni e nuovo incarico 

Il 21 ottobre è la volta di Antonio Zappi che conferma alla Procura Federale i dubbi economici di Pizzi e Ciampi sull’operazione dimissione-nuovo incarico ma li smentisce su un punto: “Non ho mai parlato né con Pizzi o Ciampi né con il Comitato Nazionale di un possibile rinvio di 14 giorni delle nomine per i nuovi organici. Io parlai solo di un rinvio di qualche ora per attendere le decisioni sulle rispettive dimissioni”.

”Non ricordo se Ciampi pianse al telefono ma fu per lui un momento difficile perché non sapeva quale fosse la decisione giusta. Perché poi mi spedì le dimissioni? Penso che col passare delle ore si convinse che era la decisione migliore per lui, io non lo chiamai. Sapevo che aveva un contratto biennale con la FIGC e che quindi per poterlo spostare erano propedeutiche le sue dimissioni, senza le quali il progetto non avrebbe potuto essere attuato. Ciampi mi disse che in quanto uomo dell’AIA avrebbe detto sì. I rapporti con lui sono rimasti ottimi”.

Perché i due avrebbero dovuto presentare dimissioni effettivamente spontanee e volontarie pur subendo una significativa perdita economica e lasciando un posto da designatore? “Perché, al di là dell’aspetto economico – dichiara Zappi – vi era un progetto tecnico che evidentemente entrambi hanno voluto condividere manifestandomelo espressamente”.

Lo scenario si restringe 

Nella sintesi delle attività dell’indagine, la Procura scrive che, secondo l’esposto, ricevettero una richiesta di dimissioni da Zappi anche i quattro presidenti Nicola Fraschetti (Umbria), Tiziano Reni (Toscana), Roberto Branciforte (Sardegna) e Francesco Falvo della CAN del calcio a 5. “Nessuno di questi aderì alla richiesta di dimissioni – si legge nell’atto della Procura – ed erano stati in effetti confermati sul ruolo”. Il capo d’imputazione  finale riguarda quindi solo Pizzi e Ciampi. 

Il caso approda in Parlamento 

Dunque la ‘partita’ del processo viene ristretta solo ai casi che coinvolgono Ciampi e a Pizzi. Il 19 dicembre il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé (Forza Italia) ha ripercorso in un’interrogazione rivolta ai ministri dello Sport e della Giustizia la vicenda di Zappi e fatto riferimento “all’eventuale esistenza di interferenze esterne nei processi tecnici interni all’AIA” e al progetto PGMOL.

Il 30 dicembre anche il deputato del PD Anthony Emanuele Barbagallo ha chiesto ad Abodi chiarimenti su questi temi. Nel frattempo, Zappi è stato deferito al Tribunale che lunedì lo giudicherà in primo grado con l’accusa di ‘violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità’.

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