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Borse in rosso, delude il lavoro Usa. Crolla la sterlina con i robot-trader

Ott 7, 2016

MILANO – I mercati europei aprono, dopo il crollo della sterlina nella nottata e in attesa dei dati americani sul mercato del lavoro, che potranno orientare gli umori della Federal Reserve in vista della riunione di inizio novembre che tornerà a valutare l’opportunità di alzare i tassi Usa. Secondo gli analisti le attese sono per la creazione di 172mila posti di lavoro a settembre, a testimonianza che il ritmo di assunzioni si sta mantenendo a un ritmo molto elevato, con un tasso di disoccupazione al 4,9%. Secondo gli analisti interpellati da Bloomberg, un dato migliore potrebbe generare vendite nei titoli di Stato americani, ma intanto il mercato ha spinto le possibilità che arrivi una stretta monetaria entro l’anno fino al 64% di possibilità.

Borse incerte verso i dati Usa sul lavoro. Crolla la sterlina, attesa Moody's sull'Italia

Le possibilità di rialzo dei tassi Usa (linea bianca) hanno portato al rialzo anche i rendimenti dei titoli americani (linea blu)

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Milano tratta a ridosso della parità nelle prime battute della giornata, mentre Mps viene colpita dalle vendite. Londra continua a beneficiare del calo della sterlina con un +0,7%, Francoforte cede lo 0,4% e Parigi è invariata. In Asia, come accennato, si sono vissuti due minuti di panico quando la sterlina, già ai minimi da oltre tre decenni sul dollaro, ha registrato un tracollo dovuto – secondo alcuni – all’ormai sempre più frequente ordine automatico di vendita partito da un cervellone elettronico. Quello che nel gergo delle sale operative viene chiamato un “flash-crash”, che spesso accade nei primi istanti di contrattazioni, quando i volumi di scambi sono sottili e bastano piccoli ordini per grandi variazioni dei corsi. Altri parlano del “fat-finger”, il dito pesante di un uomo che ha sbagliato a inserire un ordine. Che sia stato un dito o un bit, tanto è bastato per far scendere del 6,1% la moneta della Regina, il peggior calo dal referendum sul divorzio dalla Ue. Sui mercati asiatici la sterlina è crollata infatti a 1,1841 dollari, un nuovo minimo da 31 anni, e poi è risalita a fino a 1,26 dollari. L’euro è stabile: la moneta europea passa di mano a 1,1124 e 115,64 yen.

Borse incerte verso i dati Usa sul lavoro. Crolla la sterlina, attesa Moody's sull'Italia

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L’agenda macroeconomica segnala l’attesa revisione del rating italiano da parte di Moody’s. La produzione industriale in Germania è intanto rimbalzata ad agosto del 2,5% mensile, sopra il +1% atteso dagli analisti; in Francia, la produzione è tornata in positivo ad agosto con un +2,1% e infine in Spagna è salita dell’1,4% nello stesso mese. Da Washington si attende la conferenza stampa del G20 dei ministri delle Finanze e dei governatori delle Banche centrali. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi apre a quota 136 punti, dopo aver chiuso ieri a 137 punti. Il rendimento è all’1,36%. Il differenziale tra Bonos spagnoli e Bund si attesta a 103 punti, per un tasso dell’1,038%.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso debole: l’indice Nikkei dei 225 titoli guida ha perso lo 0,23% a quota 16.860,09 punti. L’indice anticipatore giapponese è salito ad agosto al 101,2 dal 100 di luglio.

I prezzi del petrolio restano stabili sopra i 50 dollari al barile. I listini sono influenzati dall’accordo sulla riduzione dell’offerta tra i membri dell’Opec annunciato la scorsa settimana. Il Brent, il referente europeo del greggio, è a 52,54 dollari al barile mentre il Wti si attesta a 50,47 dollari al barile. Nadège Dufossé di Candriam Investors Group sottolina che l’accordo “sarà firmato solo il 30 novembre ma è già un passo in avanti verso prezzi del petrolio più sostenuti”. Secondo l’esperto, l’intesa “potrebbe portare a un equilibrio globale tra domanda e offerta entro la metà del 2017”. Restano però dei dubbi: “Si dovrebbero ripristinare le quote per Paese e già osserviamo che alcuni Paesi contestano i loro attuali livelli di produzione. La Russia non si è espressa, benché debba partecipare al congelamento o al taglio di produzione”. L’oro è in calo dello 0,15% a 1.252,55 dollari l’oncia.

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