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Borse europee contrastate, la Fed innervosisce gli investitori

Set 15, 2016

MILANO – 10:30 In una giornata con pochi spunti di rilievo dal punto di vista macroeconomico, al netto del dato definitivo sull’inflazione ad agosto nell’Eurozona e delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti, gli investitori si concentrano su quelle che saranno le prossime mosse delle grandi bance centrali. Incassata la decisione della Bce di Mario Draghi di mantenere lo status quo almeno fino all’autunno – quando potrebbe decidere la proroga del Quantitative easing e un allargamento degli asset da acquistare -, la prossima settimana si muoveranno la Bank of Japan e la Federal Reserve.

La Boj potrebbe ridurre gli acquisti di titoli di stato a lungo termine portando sollievo ai fondi pensioni, ma penalizzando il real estate. Inoltre non è escluso che Tokyo si decida a portare i tassi di interesse in territorio ulteriormente negativo: una mossa per rilanciare consumi e investimenti, ma che metterebbe a rischio la redditività delle banche. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, trader e gestori continuato a escludere il temuto rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione del 20 e 21 settembre prossimi: le probabilità di una stretta misurate dai future sui Fed Funds sono rimaste al 15% contro il 48% per dicembre (peraltro in calo dal 55% di martedì scorso).

Dopo una partenza con il segno meno, i principali indici hanno repentinamente cambiato la direzione di marcia. Milano perde lo 0,2%, mentre Parigi, Londra e Francoforte oscillano sulla parità. A Piazza Affari sono bene comprati i titoli Mps dopo che ieri il consiglio di amministrazione ha designato Marco Morelli amministratore delegato e direttore generale dell’istituto senese. Sul fronte dei cambi, l’euro passa di mano a 1,1232 dollari (ieri a 1,1253 dollari) e a 114,93 yen (115,36 yen). Lo spread – la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi – è in lieve rialzo a quota 128 punti base, mentre i Btp decennali rendono l’1,32%.

In mattinata seduta cauta per la Borsa di Tokyo dove prevale ancora la cautela in attesa delle indicazioni delle banche centrali, Federal Reserve e Boj, in arrivo la la prossima settimana: l’indice Nikkei segna una flessione dell’1,26% a quota 16.405.01, con una perdita di oltre 200 punti. Sui mercati valutari, lo yen si è rafforzato al cambio col dollaro a quota 102,30.

Seduta contrastata ieri sera a Wall Street con il Dow Jones e l’S&P 500 che sono tornati sui minimi del 7 luglio scorso mentre il Nasdaq è riuscito a mantenersi in positivo. L’azionario aveva raggiunto i massimi intraday con i dati sulle scorte di petrolio negli Usa inaspettatamente calate. Il rally del petrolio, però, si è bruscamente interrotto: il rapporto misto del dipartimento dell’energia – da cui è emerso che gli stock di distillati sono cresciuti più del previsto – non ha convinto gli investitori, timorosi che le scorte di greggio tornino a salire dopo due settimane in ribasso. Il Dow Jones ha perso lo 0,18%, a quota 18.034,77 punti, l’S&P 500 ha ceduto lo 0,06%, a quota 2.125,77 punti, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,36%, a quota 5.173,77 punti.

Oggi le quotazioni del petrolio sono in lieve recupero dopo la caduta dei giorni scorsi in seguito alle previsioni sul surplus di produzione anche nel 2017. I contratti sul greggio Wti con scadenza ad ottobre recuperano 16 centesimi a 43,74 dollari al barile; il Brent del Mare del Nord passa di mano a 46,12 dollari. Il prezzo dell’oro recupera in attesa delle sedute della Fed Usa e della Banca centrale giapponese che valutano un eventuale rialzo dei tassi: il lingotto con consegna immediata sale dello 0,2% a 1325 dollari l’oncia.

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