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Boom di furti di sabbia, la Sardegna corre ai ripari

Lug 21, 2019

piaga estiva

Il fenomeno di chi porta via un “souvenir proibito” dall’arenile sardo che ha visitato non sembra ridursi e le amministrazioni locali assieme a quella regionale hanno deciso di correre ai ripari

di Davide Madeddu

21 luglio 2019


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La spiaggia della Pelosa a Stintino in Sardegna. (Marka)

2′ di lettura

Divieti, sanzioni e una campagna di sensibilizzazione per tutelare le spiagge sarde dai furti di sabbia. Il fenomeno di chi porta via un “souvenir proibito” dall’arenile che ha visitato non sembra ridursi e le amministrazioni locali assieme a quella regionale e con il sostegno delle associazioni hanno deciso di correre ai ripari.

Sia intensificando i controlli (esiste una norma regionale – la numero 16 del 2017 – che prevede una sanzione che varia da 500 a tremila euro per chi asporta sassi, sabbia o altro senza autorizzazione) sia attraverso una campagna di comunicazione e sensibilizzazione. L’obiettivo è arginare e fermare il fenomeno che, durante l’estate, è quasi quotidiano.

L’ultimo episodio, denunciato dall’associazione “Sardegna rubata e depredata”, a Cala Mariolu nel nuorese, dove una famiglia di turisti spagnoli ha prelevato e poi restituito sabbia e piccoli ciottoli dalla spiaggia dopo alcune rimostranze. Alcuni gironi fa, invece, nel corso di alcune verifiche nel porto di Olbia gli uomini della Security dell’Autorità portuale hanno rinvenuto, nell’auto di una famiglia di turisti stranieri, conchiglie, posidonia ed alcuni esemplari di Pinna Noblis.

La campagna di prevenzione vede operare sul campo gli uomini del corpo di forestale e di vigilanza ambientale con controlli in spiaggia ma anche in prossimità di porti e aeroporti. In alcune spiagge, invece, (è il caso della Pelosa e di Stintino) si è ricorso agli stewart per far rispettare le prescrizioni (divieto di fumo e stuoia sotto l’asciugamano).

Non solo repressione. I giorni scorsi, il presidente dell’autorità Portuale mare di Sardegna, Massimo Deiana, ha rivolto un appello alle istituzioni e alle compagnie di navigazione, che ogni anno movimentano circa 6 milioni di passeggeri in tutti i porti di sistema, per mettere in campo “tutte le iniziative di sensibilizzazione necessarie a fermare il fenomeno”, partendo anche con la diffusione in più lingue di annunci a bordo delle navi prima dello sbarco nell’isola. A sposare la causa, aderendo alla campagna anche Federalberghi.

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