• 5 Marzo 2026 22:54

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Bisca cinese a Palermo, scommesse a Mahjong

Mag 19, 2025

AGI – I cinesi che volevano giocare d’azzardo a Palermo si ritrovavano in una stanza seminascosta di un punto vendita di prodotti per la casa, dove era stata allestita una bisca clandestina per scommettere, soprattutto, al Mahjong, un gioco da tessere profondamente radicato nella cultura cinese.

L’indagine e l’irruzione

In 13 sono stati sorpresi dai carabinieri attorno a un tavolo, al termine di un’indagine svolta dalla Guardia di Finanza, che per diversi giorni osservava l’andirivieni nelle ore serali e notturne, soprattutto il sabato e la domenica, nel negozio. Prima di accedere, le persone si facevano riconoscere tramite una telecamera installata accanto alla saracinesca, che veniva alzata a metà e poi richiusa completamente.

I baschi verdi hanno atteso che qualcuno uscisse per poter fare irruzione: la prima sala del negozio era adibita alla vendita di articoli per la casa, ma in una seconda stanza il clima era più mondano.

La sala giochi e le attrezzature

Si giocava con ingenti puntate in denaro attorno a due tavoli con tappeti verdi. Su di essi, oltre a mazzette di banconote, erano presenti dadi, fiches e tessere del Mahjong, mentre una grande cassetta fungeva da cassa, contenendo altra valuta contante per un totale complessivo di circa 15.000 euro. Si giocava anche a poker.

All’interno erano attive telecamere di sorveglianza con sistemi di rilevamento facciale dei giocatori, provenienti sia da Palermo città che dall’hinterland. La bisca era diventata un vero e proprio punto di riferimento nel territorio.

Il sequestro e le denunce

Dentro la sala è stata trovata anche una macchina conta-banconote professionale, chiaro segno della quantità di denaro che circolava regolarmente. Il denaro trovato è stato sequestrato, mentre i 13 presenti sono stati denunciati a piede libero.

La Guardia di Finanza: “Pericolo sociale ed economico”

“Il fenomeno del gioco d’azzardo clandestino, in stretta correlazione con flussi irregolari di denaro contante – spiega la Guardia di Finanza – costituisce terreno fertile per attività illecite e rappresenta un indicatore di pericolosità sociale ed economica, imponendo l’adozione di strategie investigative incisive e coordinate”.

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