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Benetton nel tunnel della crisi. Persi 280 milioni negli ultimi 5 anni

Nov 30, 2016

Quel dissidio in famiglia che ha visto Alessandro Benetton uscire dallo storico gruppo dell’abbigliamento non una banale scaramuccia, ma rivela la profonda frattura insanabile che intercorsa tra i rami della potente dinastia veneta. Frattura che riflette il disagio sempre pi crescente per l’andamento non certo confortante dell’ex blasonato marchio dei pullover e dei maglioni. Benetton Group chiuder secondo fonti interpellate dal Sole24Ore anche il 2016 con il suo bel fardello di perdite. Le stime indicano in 40-50 milioni il rosso nell’ultima riga di bilancio. Non sar forse il peggior risultato (quello fu archiviato nel 2103 con un passivo nel conto economico di 138 milioni) ma porta a 5 anni consecutivi il filotto dei magri risultati del gruppo di Ponzano Veneto.

La nuova perdita si somma alla striscia negativa dei risultati avviata nel lontano 2012 che vedono un rosso cumulato di oltre 280 milioni. Produrre e vendere abbigliamento a basso costo pur se griffati con un marchio che ha fatto la Storia dello stile italiano, non pi remunerativo, non produce nessun valore anzi lo distrugge e non da ieri.

E dopo un lustro di risultati fortemente negativi pensare a un fatto episodico e chiamare in causa fattori esogeni e contingenti pare pi che eufemistico. Il tunnel in cui si infilata l’azienda, un tempo simbolo della dinastia imprenditoriale dei Benetton, pare senza uscita. O si ristruttura o meglio passare la mano. Eppure Benetton non la Stefanel, finita in concordato poche settimane fa dopo aver macinato anch’essa perdite ininterrotte che hanno finito per erodere il patrimonio. Benetton dieci volte pi grande.

Nel 2015 la Benetton Group Srl fatturava poco meno di 1,2 miliardi e la societ ha store in mezzo mondo. Certo quei ricavi soffrono la morsa della concorrenza sempre pi accesa sui prezzi dei colossi come Zara e H&M e languono da tempo. Dal 2012 il gruppo ha perso per strada 200 milioni di ricavi. Non poco. Ma sono i costi, pur con i tagli gi effettuati, che non tengono il passo con la frenata dei ricavi. Solo i costi di produzione si mangiano l’intero fatturato e pi.

Il solo costo del venduto tra materia prima, consumi e servizi generali si porta via oltre un miliardo. Poi c’ il costo del lavoro che di certo non la voce chiave del dissesto reddituale del gruppo. Il costo dei dipendenti, tipico di un settore povero di marginalit di suo, pesa solo per 117 milioni il 10% del volume d’affari. E la strada dei licenziamenti di massa paventata da qualcuno oltre che essere dolorosa non pare la strada maestra del risanamento che dovr percorrere altre strade.

Nel decorso annoso di depauperamento della redditivit, l’unico punto di forza al struttura finanziaria -patrimoniale in grado ancora di assorbire ulteriori perdite. Il patrimonio netto a fine 2015 ammontava infatti a 990 milioni. Certo in calo sul 2014 e dovr registrare la nuova perdita del 2016. Ma quel capitale di oltre 900 milioni fronteggia, e bene, debiti complessivi per mezzo miliardo.

In pi ove occorresse c’ il supporto della holding di famiglia, la Edizione, che certo non manca affatto di liquidit. Il problema per la Benetton, contrariamente a Stefanel affondata sotto i debiti, esclusivamente reddituale con i costi che superano i ricavi. E quindi la via di un risanamento sulla carta pi agevole. Certo fa effetto il confronto con i colossi dell’abbigliamento “povero” oltre frontiera.

La spagnola Inditex che vanta marchi come Zara e Bershka realizza di soli utili pi del doppio del fatturato annuo di Benetton. E la imponente catena svedese H&M ha una redditivit netta da anni che il 10% del fatturato. Un confronto impietoso per dimensioni e profittabilit. La catena di negozi Benetton, rispetto alle molteplici attivit industrial-finanziarie della famiglia di Ponzano Veneto, un business ormai residuale. Tanto pi ora che non pi redditizio.

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