Berline compatte, cattive il giusto, capaci di farti sorridere tra i cordoli di un circuito la domenica e di accompagnarti al lavoro il lunedì. Le chiamavamo hot hatch e in Europa hanno scritto un’era, prima che SUV imponenti e crossover silenziosi salissero in cattedra. Vittime di una morsa stretta tra normative sulle emissioni sempre più rigide e strategie di mercato riviste, le icone della guida analogica hanno oggi tutta l’aria di una specie in via d’estinzione. Dalle nostre parti, la transizione elettrica le ha messe con le spalle al muro, perché gli investimenti da sostenere per renderle confermi appare spesso fuori portata. Come ci consoliamo per le auto sportive vietate in Europa? Con uno sguardo oltreoceano, o verso l’Oriente, dove ancora oggi non hanno perso il gusto di realizzare modelli potenti, da brivido sulla schiena e magari vento tra i capelli.
Le americane “tuttomuscoli”
Mentre i motori termici se la vedono brutta nel Vecchio Continente, altrove hanno ancora lunga vita davanti. Guarda in alto le blasonati rivali a noi familiari un’americana doc, la Chevrolet Corvette ZR01: i 1.064 CV sprigionati da un V8 biturbo da 5.5 litri resteranno per noi un miraggio lontano. Sempre dagli Usa arriva un altro schiaffo alla nostra sobrietà forzata: la Cadillac CT5-V Blackwing, dotata di un cambio manuale accoppiato a un V8 sovralimentato da 6.2 litri. E gli aggettivi si esauriscono con la Dodge Charger: nonostante il passaggio al sei cilindri biturbo da 550 CV (addio leggendario Hemi V8), resta una muscle car che sprizza personalità da ogni centimetro di carrozzeria.
Il fascino d’Oriente, tra rally e sorprese cinesi
Dall’altro capo del pianeta, in Giappone, viaggia veloce la Nissan Z, tributo moderno alla leggendaria 240Z, un mostro da 405 CV e con trazione posteriore. Nonostante pulsi di storia, il costruttore nipponico ha deciso di non esportarla sul nostro mercato, preferendo concentrarsi sulla gamma elettrica. Lo stesso destino toccato alla Subaru WRX: l’erede della dinastia che ha dominato i rally mondiali con il suo boxer turbo e la trazione integrale simmetrica continua a dispensare divertimento altrove, mentre noi fissiamo il vuoto.
La vera sorpresa, però, arriva dalla Cina. A dispetto dei facili (e superati) luoghi comuni, la berlina Lynk & Co 03++ Cyan Edition da 350 CV usa turbo e compressore volumetrico, frutto dell’esperienza maturata nelle corse TCR. Insieme alla GAC Trumpchi Shadow Leopard R, una “hot hatch” asiatica da 265 CV, rappresenta una vitalità motoristica che tanto ci manca.
L’ultimo paradosso: il caso Abarth
Il paradosso più grande riguarda però i marchi di casa nostra. Mentre l’Abarth in Europa è diventata completamente elettrica (tra i mugugni dei puristi), in Brasile si festeggia con la Pulse. Sotto questo crossover compatto batte un 1.3 Turbo Firefly da 185 CV che urla e graffia come i vecchi Scorpioni. È l’auto che molti appassionati italiani vorrebbero in garage, ma che possono solo sognare attraverso uno schermo. Ormai la sportività pare un privilegio riservato a una nicchia sempre più stretta. Tra qualche tempo, osserveremo queste creature “proibite” come ultime superstiti di un vecchio modo di creare e produrre. Fino ad allora, ci sentiremo pervadere da una punta di (umana) nostalgia.