• 11 Marzo 2026 11:40

Corriere NET

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Aumenti benzina e diesel, il Governo frena sulle accise mobili

Mar 11, 2026

Niente fumata bianca. Il Consiglio dei Ministri si è concluso senza il tanto atteso decreto antirincari: il MEF ha deciso di congelare il provvedimento per avviare “ulteriori verifiche” sulla reale efficacia del meccanismo delle accise mobili. Mentre la politica riflette, i prezzi alla pompa continuano a erodere il potere d’acquisto, con il gasolio che in autostrada ha toccato il picco record di 2,6 euro al litro, nonostante la parziale inversione di rotta del greggio sui mercati internazionali (sceso dopo il picco di 130 dollari di lunedì).

La mappa dei rincari

I numeri dell’Osservaprezzi Mimit mettono a nudo un divario netto tra i vari marchi. Carte alla mano, negli ultimi dieci giorni i clienti Eni hanno trovato una resistenza maggiore ai rincari, con medie che si sono fermate a 1,94 euro per il diesel e 1,78 per la benzina. Sul fronte opposto si posiziona IP, con punte di 2,05 euro per il gasolio.

Ancora più netta la forbice se analizziamo l’intero periodo dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, dove la rete Tamoil ha spinto con decisione sull’acceleratore dei rincari, registrando un balzo di ben 34 centesimi sul gasolio e di 15 sulla benzina, al contrario di Eni, che nello stesso arco di tempo ha contenuto gli aumenti entro i 19 centesimi per il diesel e i 9 per la verde. La rapidità di aggiornamento dei listini ha scatenato l’ira del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che punta il dito contro le compagnie:

“Sono velocissime ad aumentare i prezzi allo scoppio di una crisi, ma lente a ridurli quando l’emergenza rientra”

Lo sconto “mini” che non convince

Il motivo dello stallo a Palazzo Chigi nasce da un problema di coperture. Con le regole attuali e l’extra-gettito IVA accumulato in soli dieci giorni di crisi, il taglio delle accise non supererebbe i 5 centesimi, molto meno dei 25 centesimi garantiti dal governo Draghi nel 2022, che però poteva contare su mesi di accumulo fiscale.

Il rinvio ha fatto infuriare le opposizioni e le associazioni di categoria. Per il Codacons servirebbe un taglio di almeno 15-20 centesimi per essere efficace, mentre Assoutenti stima che senza un intervento immediato l’aggravio sui prezzi alimentari sarà di 830 milioni di euro. Anche Coldiretti lancia l’allarme: le esportazioni di prodotti deperibili rischiano di perdere 2 miliardi di euro di valore a causa dei costi logistici insostenibili.

L’Italia regge meglio dei partner Ue

Nonostante il rinvio del decreto, il Mimit rivendica l’efficacia dei controlli anti-speculazione attivati lunedì. Secondo i dati diffusi dalla maggioranza, l’Italia è il Paese che ha registrato l’aumento più contenuto tra le grandi economie europee: +1%, contro il +4% della Germania e il +3% della Francia. Il ministro Urso ha già convocato per venerdì la Commissione di allerta rapida sui prezzi. Sul tavolo, una doppia missione: monitorare i comportamenti anomali dei distributori segnalati da Mister Prezzi e impedire che la fiammata energetica riaccenda la spirale inflattiva.

Ai tecnici del Tesoro toccherà modificare la norma per rendere lo sconto più corposo e immediato, evitando però di creare un buco nei conti pubblici in un momento in cui l’ombra della recessione si allunga minacciosa. E per gli automobilisti italiani il pieno resta un appuntamento fisso con prezzi record difficili da sostenere.

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