• 22 Maggio 2022 2:38

Corriere NET

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Attenti, il virus fa ancora male. Più di una semplice influenza

Gen 12, 2022

Al solo sentire che, parlando di SARS-CoV-2, il primo ministro spagnolo ha pronunciato le parole “come per l’influenza”, coloro che non vedono l’ora di poter affermare che ormai è ora di abbandonare ogni precauzione contro il COVID-19 hanno creduto di aver la prova che, con Omicron, il coronavirus ormai sia ridotto al rango di influenza stagionale. È bene quindi ricondurre tutti con i piedi per terra, e valutare la proposta che proviene dalla Spagna per quello che è – non per quello che vorremmo che fosse.

Il governo spagnolo sta valutando la possibilità di cambiare il modo in cui traccia l’evoluzione dell’epidemia nel proprio paese, per la semplice ragione che il sistema di monitoraggio basato sulla rilevazione di tutti i casi di infezione e sul controllo dei contatti di quelli non può funzionare con un virus che infetta circa un milione di spagnoli a settimana, solo contando i casi confermati. Lo sforzo, in termini di risorse richieste anche solo per l’esecuzione dei test, è insostenibile e sottrae risorse al sistema sanitario nazionale; per di più, proprio perché il sistema di monitoraggio è a saturazione, i dati che se ne ricavano sono inaffidabili per seguire ciò che sta succedendo.

 

È necessario, quindi, affidarsi a indicatori diversi dalla somma delle risultanze dei test effettuati, e la proposta che arriva – guarda caso – è la stessa che anche su queste pagine avanzammo ormai due anni fa, e che in realtà quasi tutti coloro che si occupano per mestiere di analisi dei dati avevano già sottoposto al governo di allora – incluso chi, come Giorgio Parisi, avrebbe poi vinto un Nobel, proprio per le sue analisi di dati di sistemi complessi: utilizzare un campionamento statistico della popolazione, per ottenere delle stime più accurate del reale andamento epidemico. Come già due anni fa si disse proprio in Italia, il governo spagnolo sottolinea come l’esempio e la struttura che sarebbe possibile avere a riferimento è la rete di monitoraggio dell’influenza, “abbandonando il controllo esaustivo dei casi” come per l’influenza; queste sono le parole che sono state usate.

Questo non significa affatto che Omicron abbia trasformato SARS-CoV-2 in un’influenza di stagione, ma solo che è necessario ottimizzare le risorse per il suo monitoraggio, utilizzando un sistema che – fra l’altro – ha benefici inerenti dal punto di vista della solidità dei dati forniti (come già da due anni si cercava di far comprendere). Di fatto, in Spagna ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva sono in crescita, e gli ospedali sono sotto pressione, essendosi in entrambi i casi superato la metà del terribile picco di gennaio 2021; la durata e l’intensità di questa pressione sul sistema sanitario è lungi da quella della “normale” influenza stagionale, soprattutto per la rapidità di propagazione del virus, che genera molti nuovi casi di ospedalizzazione tutti simultaneamente o in pochissimo tempo.

 

La stessa pressione sul sistema sanitario richiede di allontanare risorse dalla diagnosi e concentrarsi sulla cura, aggiungendo motivi a quelli già elencati per un cambio nella strategia di monitoraggio. Se poi il semplice citare l’influenza stagionale, nell’ambito di un discorso che riguarda l’ottimizzazione del monitoraggio, deve dare adito a parole in libertà circa l’avvenuta trasformazione di SARS-CoV-2 in un virus respiratorio come tanti altri, è un problema di wishful thinking e filtro selettivo dei discorsi; i dati ci dicono che il virus può ancora far male, specialmente in assenza di vaccino, e che la guardia non va abbassata affatto, come qualunque medico anche nelle strutture ospedaliere italiane potrà confermare.

Dunque ben vengano migliori strategie di monitoraggio del virus, basate sulla rete di controllo dell’influenza; ma smettiamola di utilizzare ogni pretesto per cercare di provare una presunta avvenuta “raffreddorizzazione” del virus.

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