• 27 Febbraio 2026 9:21

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Aston Martin, la peggior crisi della sua storia: dolorosi tagli al personale

Feb 27, 2026

Pensando ad Aston Martin, il primo riflesso è quello di immaginare l’agente segreto più famoso del mondo, James Bond, al volante della sua inseparabile DB5. Eppure, la prestigiosa Casa di Gaydon sta affrontando oggi una realtà molto più cupa e complessa rispetto a quella dei tempi d’oro. Il marchio attraversa una delle crisi finanziarie più gravi della sua storia, un momento nemmeno il blasone riesce a far fronte a bilanci profondamente negativi. Per tentare di risalire la china, la dirigenza ha dovuto compiere un atto radicale, doloroso e umanamente gravoso: una riduzione drastica della forza lavoro.

Tagli al personale

Ben 600 dipendenti su un totale di 3.000, circa il 20% del personale, lasceranno il proprio incarico. Questa manovra non è un semplice aggiustamento tecnico, ma una strategia per abbattere i costi fissi e generare un risparmio di circa 40 milioni di sterline (46 milioni di euro) entro la fine dell’anno. Si tratta di una sterzata violenta, specie se paragonata al timido taglio del 5% operato solo dodici mesi prima, segno che la situazione è precipitata rapidamente.

I dati relativi all’esercizio del 2025 dipingono un quadro di evidente difficoltà. I ricavi sono crollati del 21%, fermandosi a 1,26 miliardi di sterline (1,46 miliardi di euro), mentre le consegne all’ingrosso sono precipitate del 10%, con 5.448 veicoli distribuiti contro i 6.030 dell’anno precedente. La morsa della crisi ha intaccato pesantemente anche la redditività: l’utile lordo è crollato del 37%, attestandosi a 369,8 milioni di sterline, con un margine lordo che si è contratto drasticamente al 29,4% rispetto al 36,9% dell’anno antecedente.

I motivi dietro alla crisi

A pesare su questo scenario nefasto non è solo la gestione interna, ma un contesto geopolitico nebuloso. Ci sono i dazi imposti dagli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump che hanno reso le lussuose sportive britanniche meno competitive oltreoceano, poi c’è la Cina, che doveva rappresentare una nuova terra fertile, rivelatasi invece paludosa. Di fronte a un debito che sfiora gli 1,4 miliardi di sterline e una perdita operativa di quasi 260 milioni, il presidente Lawrence Stroll ha dovuto ridisegnare i confini stessi dell’azienda.

Il piano di investimenti quinquennale è stato ridimensionato da 2 a 1,7 miliardi di sterline, con una conseguenza inevitabile: lo sviluppo dell’auto elettrica può aspettare. Aston Martin ha infatti deciso di posticipare l’esordio delle sue sportive a batteria, preferendo concentrare le risorse rimaste sui motori a combustione e ibridi, che oggi garantiscono margini di profitto più sicuri. Per recuperare ulteriore liquidità, il marchio ha persino venduto i diritti perpetui del proprio nome al team di Formula 1 per 50 milioni di sterline.

Un baluardo di speranza

Nonostante il buio, all’orizzonte si intravede una speranza che ha la forma della Valhalla, la supercar ibrida da oltre un milione di euro: la previsione è di consegnarne 500 esemplari, portando manforte alle casse della società. Un segnale che ha convinto la Borsa di Londra, dove il titolo ha registrato un rialzo del 5%, un piccolo segnale di fiducia dopo un anno in cui le azioni avevano perso quasi metà del loro valore. La sfida per rimettere in sesto il mito di Gaydon è ufficialmente cominciata, ma non sarà così semplice.

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