• 20 Febbraio 2026 14:31

Corriere NET

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Anche Nestlé prova a liberarsi dei gelati confezionati. Tutta colpa degli hipster

Feb 20, 2026

Sembra assurdo che in un mondo che continua a riscaldarsi, le multinazionali inizino a vendere i comparti che producono gelati confezionati. La prima era stata Unilever. Nel 2024 il gruppo britannico aveva ceduto i marchi Magnum, Ben & Jerry’s, Cornetto, Breyers, Calippo e Wall’s a una società dei Paesi Bassi che aveva creato la società The Magnum Ice Cream Company. Ora tocca a Nestlé. La multinazionale svizzera ha deciso di fare lo stesso con Maxibon, Coppa del Nonno, Haagen-Dazs e gli altri marchi di gelati confezionati. Giovedì 19 febbraio, il ceo Philipp Navratil ha annunciato che il suo gruppo cederà il 50 per cento di Froneri, la società – in joint venture con la società francese di private equity PAI Partners, nella quale hanno investito Goldman Sachs e l’Abu Dhabi Investment Authority – che produce i gelati di Nestlé: comparto da 5 miliardi di ricavi e 12 mila persone impiegati in tutto mondo. Secondo quanto riportato da Bloomberg, PAI sarebbe pronta ad aumentare la sua partecipazione in Froneri e Adia potrebbe aumentare il suo peso nella società.

E sembra ancor più assurdo considerando che il mercato del gelato confezionato è in ottima salute: gli ultimi dati, quelli del 2024 hanno segnato un aumento del 2 per cento sulle vendite nei paesi europei e un aumento delle esportazioni nel mondo del 3,5 per cento. E tutto questo grazie a una destagionalizzazione del prodotto. Insomma, l’estate è ancora il momento nel quale se ne vendono di più, ma tra autunno e primavera nel mondo si mangiano sempre più gelati.

Eppure quel che sembra assurdo non lo è davvero. Certo vendite ed esportazioni aumentano, ma i dati sono ingannevoli. Gli incrementi sono determinati soprattutto dall’incremento degli acquisti nei paesi dell’Europa dell’est (Polonia su tutti) e del medio oriente. I mercati più importanti, in termini assoluti, hanno tutti subito una contrazione delle vendite: i gelati venduti in Francia sono scesi del 9 per cento, in Italia del 6,2, in Spagna del 5,5 e in Germania del 2,3 per cento.

Ed è tutta colpa degli hipster.

L’aveva capito prima di tutti il professore di Filosofia alla Freie Universität di Berlino Peter Bieri, ai più noto come Pascal Mercier, lo pseudonimo con il quale firmava i suoi romanzi. Cosa c’entra un esimio prof. con i gelati è presto detto. Peter Bieri era un grande amante dei gelati, sia artigianali che confezionati, e per anni ha tenuto, sotto pseudonimo, sulla Berliner Zeitung, una rubrica che aveva proprio come tema il gelato. Scrisse in uno degli ultimi suoi articoli: “Il mondo del gelato confezionato è destinato a scomparire. Berlino pullula di uomini in camicia di flanella e donne in vesti di colori improponibili che si affannano in code insensate in attesa di un gelato che dicono sia fatto in modo artigianale. La qualità del gelato è migliorata negli anni, il prezzo cresciuto in modo spropositato. Eppure la vista di un gelato confezionato genera sgomento agli occhi dei più. Il globalismo non piace, spaventa. E sì che sono tutti giovani che pensano all’europea e all’americana, quella di una volta, che vestono all’europea e all’americana, sempre quella di una volta. Sono ormai un vecchio consumatore di gelati, figlio di un tempo che per fortuna è passato. Ricordo però quando il gelato confezionato era libertà e socialismo”.

Perché in fondo il gelato confezionato è stato davvero libertà e socialismo. La produzione industriale portò questo prodotto ovunque e diede la possibilità anche alle classi meno abbienti della popolazione di mangiarlo. Ora tutto è cambiato. E, checché ne dicesse Peter Bieri o Pascal Mercier che dir si voglia, non è detto che sia un male.

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