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Anac, in tre anni scoperto un caso di corruzione alla settimana. In manette 20 sindaci

Ott 17, 2019

ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI dati

Sono tra i numeri che illustrati dal presidente uscente dell’Ente Raffaele Cantone, che ha presiposto un dossier con tutti i dati più rilevanti del suo mandato

di Ivan Cimmarusti

17 ottobre 2019


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3′ di lettura

Tra il 2016 e il 2019 è stato scoperto un caso di corruzione alla settimana. Mentre nello stesso periodo sono stati arrestati 20 sindaci. Sono tra i numeri illustrati da Raffaele Cantone, presidente uscente dell’Anac. Il magistrato, che andrà a ricoprire un nuovo incarico all’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione, come ha deliberato il Consiglio superiore della magistratura, ha predisposto un dossier per porre l’accento su quanto di buono svolto dall’Anticorruzione.

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Aperti 30mila fascicoli

Nell’ente Cantone è entrato il 27 marzo 2014, quando l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi lo propose quale presidente, nomina poi confermata dalle commissioni affari costituzionali di Camera e Senato all’unanimità. Da luglio 2014 a dicembre 2018, considerando tutti gli ambiti di propria competenza, l’Autorità ha aperto oltre 30.000 fascicoli istruttori, effettuando circa 200 verifiche ispettive, molte delle quali svolte con il prezioso apporto del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di finanza.

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Corruzione negli appalti pubblici

La corruzione negli appalti pubblici riguarda soprattutto quelli espletati tramite bando, appena il 18% degli episodi monitorati tra il 2016 e il 2019 è frutto di assegnazioni senza gara. Lo scrive l’Anac nel rapporto sulla corruzione in Italia . «Su 113 vicende corruttive inerenti l’assegnazione di appalti – solo 20 riguardavano affidamenti diretti (18%), nei quali l’esecutore viene scelto discrezionalmente dall’amministrazione. In tutti gli altri casi sono state espletate procedure di gara: ciò lascia presupporre l’esistenza di una certa raffinatezza criminale nell’adeguarsi alle modalità di scelta del contraente imposte dalla legge per le commesse di maggiore importo, evitando sistemi che in misura maggiore possono destare sospetti», si legge nel documento.

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