• 2 Marzo 2026 9:34

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Allarme Confindustria, l’automotive è in crisi e non è da solo

Mar 2, 2026

L’industria italiana prova a rialzare la testa, ma lo fa con fatica. L’ultimo report del Centro Studi di Confindustria fotografa un quadro ancora fragile, fatto di luci e ombre. Se da un lato alcuni comparti tornano a crescere, dall’altro l’automotive resta tra i settori più in difficoltà, con un calo che preoccupa imprese e lavoratori.

Il dato è chiaro: la manifattura italiana non è ancora uscita dalla fase di rallentamento iniziata nel 2023. E tra i comparti che soffrono di più spicca proprio quello dell’auto, alle prese con una trasformazione epocale tra elettrificazione, calo della domanda e tensioni internazionali.

9 settori industriali su 22 in crescita

Secondo l’analisi, nove settori industriali su ventidue mostrano segnali di crescita. Tra questi, spiccano il farmaceutico e alcuni comparti dell’alimentare, che beneficiano di una domanda estera ancora solida e di una maggiore stabilità dei costi energetici rispetto ai picchi del biennio precedente.

Il quadro complessivo, però, resta disomogeneo. L’export rallenta in diversi mercati chiave e i consumi interni non riescono a dare una spinta decisiva alla produzione. Le imprese si muovono in un contesto di incertezza, condizionato da tassi d’interesse ancora elevati e da un clima geopolitico instabile.

In questo scenario, la crescita di alcuni comparti non basta a compensare le difficoltà di quelli più strutturali e strategici per il sistema Paese. E l’automotive rientra proprio tra questi.

L’utomotive segna -10,3%: le cause

Il dato che colpisce maggiormente è il -10,3% registrato dal settore automotive. Una flessione importante, che riflette una combinazione di fattori.

Da un lato c’è la contrazione della produzione, legata a una domanda europea debole e a un mercato interno che fatica a riprendersi. Le immatricolazioni restano sotto i livelli pre-pandemia e l’incertezza normativa – tra stop ai motori termici, incentivi intermittenti e cambi di strategia sulla transizione elettrica – pesa sulle scelte dei consumatori.

Dall’altro lato c’è la trasformazione industriale in atto. La filiera dell’auto sta vivendo una fase di riconversione profonda: l’elettrificazione richiede investimenti massicci, nuove competenze e una riorganizzazione delle catene di fornitura. Molte aziende dell’indotto, soprattutto le piccole e medie imprese specializzate in componenti per motori termici, si trovano oggi in una posizione delicata.

Non va dimenticato, inoltre, il tema della competitività internazionale. La pressione dei produttori asiatici, in particolare cinesi, si fa sempre più forte sul fronte delle auto elettriche e ibride, mentre negli Stati Uniti le politiche industriali protezionistiche creano ulteriori squilibri. In questo contesto, l’industria europea – e quella italiana in particolare – rischia di perdere terreno.

È attesa “una moderata crescita”

Nonostante il quadro complesso, il rapporto di Confindustria non è privo di spiragli positivi. Per i prossimi mesi si parla di una “moderata crescita”, sostenuta da un possibile miglioramento della domanda estera e da un graduale recupero dei consumi interni.

Molto dipenderà dall’evoluzione del contesto macroeconomico: inflazione, politiche monetarie e stabilità geopolitica restano variabili decisive. Per l’automotive, però, la sfida sarà soprattutto strutturale. Non si tratta solo di recuperare volumi produttivi, ma di ridefinire un intero modello industriale.

Serviranno politiche industriali chiare, incentivi stabili e una strategia europea coordinata per evitare che la transizione ecologica si trasformi in una perdita di competitività. L’auto non è un settore qualsiasi: rappresenta una parte fondamentale della manifattura italiana, con centinaia di migliaia di occupati e un indotto che coinvolge meccanica, elettronica, chimica e logistica.

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