• 6 Aprile 2026 14:42

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Allarme carburanti, restrizioni in quattro aeroporti italiani

Apr 6, 2026

La crisi del carburante rischia di mettere in ginocchio il settore aereo in Europa. Inizialmente il rallentamento sembrava dipendere dal classico caos pasquale, ma più i giorni passano e più la situazione sembra farsi seria. Lascia temere il peggio il campanello d’allarme suonato da Air Bp Italia: in una nota ufficiale, il fornitore impone tagli drastici ai rifornimenti in quattro aeroporti chiave come quelli di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia. La priorità spetta ai voli ambulanza, ai voli di Stato e alle tratte internazionali che superano le tre ore di volo. Per tutti gli altri, il carburante viene centellinato fino all’ultima goccia.

L’incognita del Medio Oriente

Nonostante i numeri indichino una gestione d’emergenza, le istituzioni provano a gettare acqua sul fuoco. Pierluigi Di Palma, Presidente dell’Enac, invita a non confondere i picchi stagionali con le crisi geopolitiche:

“Le difficoltà per l’approvvigionamento di carburante sono legate al periodo pasquale di traffico intenso, non al blocco di Hormuz. Se il conflitto dovesse continuare, ci saranno conseguenze, ma al momento vedo le diplomazie al lavoro”

Anche il Gruppo Save, società di riferimento in Veneto, prova a ridimensionare l’impatto, sottolineando come il problema riguardi un singolo fornitore e non l’intera rete di approvvigionamento degli aeroporti coinvolti. Tuttavia, il quadro globale suggerisce prudenza. Il caos in Medio Oriente continua a pesare come un’incognita enorme, specialmente lungo lo Stretto di Hormuz. Da lì parte infatti gran parte del greggio mondiale: eventuali intoppi nell’area vanno a ripercuotersi sui depositi europei.

Finché il tratto di mare resta a rischio, risulta dunque impossibile fare previsioni certe sulla disponibilità di carburante. Sebbene la maggior parte del greggio del Golfo sia diretta verso Asia e Stati Uniti, i contraccolpi sull’offerta europea sono inevitabili, specialmente per un continente che importa il 30% del proprio fabbisogno di jet fuel.

L’oscillazione dei prezzi costituisce un problema familiare ai vettori, ma la scarsità fisica del prodotto crea della preoccupazione tra gli stessi operatori, persino di un colosso come Ryanair, che fissa il momento esatto in cui la situazione potrebbe precipitare:

“Non ci sono carenze di carburante nel breve, ma la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori possono garantire carburante fino a metà/fine maggio. Se la guerra dovesse protrarsi fino a giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture in alcuni aeroporti europei”

Un monito che trova eco anche in casa Lufthansa, dove si segnalano già le prime criticità in alcuni scali asiatici, a conferma di una catena logistica globale estremamente fragile.

Le possibili conseguenze per i passeggeri

Se la situazione non dovesse normalizzarsi entro giugno, l’impatto sui consumatori sarebbe duplice. Da un lato, l’aumento dei costi del carburante spingerà ulteriormente verso l’alto i prezzi dei biglietti, già provati dall’inflazione. Dall’altro, lo spettro di cancellazioni e riprogrammazioni forzate si fa concreto.

Come se ciò non bastasse, una beffa normativa pende sulla testa dei viaggiatori. In caso di stop ai voli per mancanza di cherosene, le compagnie potrebbero invocare la “causa di forza maggiore”. RimborsoAlVolo spiega:

“Eventuali restrizioni ai voli dovute a carenza di carburante rientrerebbero nelle circostanze eccezionali non imputabili alle compagnie aeree, facendo venire meno il diritto dei passeggeri al risarcimento fino a 600 euro previsto dalla legge comunitaria”

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