Ci sono momenti nello sport in cui il tempo sembra piegarsi su sé stesso, in cui il passato non torna semplicemente a farsi vedere, ma torna a vincere. Alla Dakar Classic è successo qualcosa che fino a ieri sembrava impensabile, per la prima volta nella storia, un camion ha vinto una tappa. E non un camion qualunque, ma una vera icona assoluta della storia del rally raid: il DAF 3300 “The Bull”, portato al successo da Tomasz Białkowski, con Dariusz Baśkiewicz e Adam Grodzki in cabina. È una vittoria che va oltre la classifica. È una pagina di storia scritta su sabbia e polvere, che riporta la Dakar alle sue radici più autentiche, quando l’ingegno contava quanto il coraggio e la meccanica era ancora un’arte.
Il camion che osò sfidare le auto
Per capire la portata di questo risultato bisogna tornare indietro di quarant’anni. Il DAF 3300 “The Bull” nasce nel 1984 da un’idea visionaria di Jan de Rooy, pilota olandese e imprenditore dei trasporti, fondatore del celebre Team de Rooy. L’obiettivo era folle, portare un camion a competere ad armi pari con le automobili alla Parigi-Dakar. La risposta fu un mezzo che non aveva eguali. Due motori turbodiesel DAF da 11,6 litri, due cambi automatici, due alberi di trasmissione, due ponti motrici. Un sistema bimotore sincronizzato da un unico controller, capace di sprigionare circa 750 cavalli complessivi. Numeri che, negli anni ’80, erano pura fantascienza per un mezzo da 11 tonnellate, capace di superare i 200 km/h nel deserto.
In un’epoca in cui i camion stradali a lungo raggio raramente superavano i 400 CV, “The Bull” era un mostro meccanico senza precedenti. Non a caso, nel 1985, arrivò a conquistare un incredibile secondo posto assoluto alla Dakar, un risultato che contribuì a rendere il Team de Rooy e i suoi DAF TurboTwin leggende immortali del rally raid.
La fedeltà all’originale, un restauro come atto di rispetto
Dopo anni di gloria e un lungo periodo di inattività, il DAF 3300 è stato completamente restaurato nel 2023, con un principio chiaro e non negoziabile: non modernizzare nulla. Ogni soluzione tecnica originale è stata preservata. La trasmissione è rimasta quella di allora, così come le sospensioni. L’impianto di illuminazione utilizza ancora lampadine a incandescenza, come negli anni ’80. Gli interni sono quasi intatti. Il cruscotto di fabbrica, i comandi della ventilazione originali, la posizione degli interruttori. Anche il piantone dello sterzo, verticale e privo di regolazioni, è quello del DAF 3300 da trasporto stradale.
Avviare “The Bull” è un rituale, prima il motore sotto la cabina, poi quello posteriore. Servono due tachimetri, due indicatori di pressione dell’olio e due della temperatura, perché tutto è doppio. È un camion che non perdona distrazioni e che chiede rispetto, conoscenza e sangue freddo.
Dakar Classic: quando la storia torna in gara
La Dakar Classic, introdotta nel 2021, è diventata il palcoscenico perfetto per questo ritorno alle origini. Una categoria che mette insieme veicoli storici autentici, senza distinzione di peso o cilindrata, camion contro auto, leggende contro leggende. Nel 2024, con un equipaggio olandese, il DAF 3300 è tornato a vedere il traguardo della Dakar. Ma il vero salto nella storia è arrivato ora, con l’equipaggio polacco del Kamena Rally Team. Piloti abituati alle competizioni off-road moderne, vincitori della Coppa dei Campioni negli Off-Road Rallyes con mezzi CAN-AM leggeri, che hanno scelto una sfida radicale, passare da un buggy moderno a uno dei camion più iconici mai costruiti. Una scelta controcorrente. Una scelta che profuma di romanticismo e competenza.
DAF, quando l’ingegneria olandese sognava in grande
DAF non è solo un marchio di camion, è una parte integrante della storia industriale europea. Fondata nel 1928 a Eindhoven da Hub van Doorne, l’azienda olandese si è sempre distinta per soluzioni tecniche fuori dagli schemi, spesso in anticipo sui tempi. Negli anni ’70 e ’80, mentre il settore del trasporto pesante si concentrava sull’affidabilità e sull’efficienza, DAF osava sperimentare, soprattutto nelle competizioni.
La Dakar divenne il laboratorio ideale per spingersi oltre i limiti del possibile. I progetti TurboTwin non erano semplici mezzi da gara, ma manifesti tecnologici, costruiti per dimostrare che anche un camion poteva essere veloce, competitivo e persino elegante nella sua brutalità meccanica. “The Bull” rappresenta il punto più alto di quella filosofia, un’epoca in cui l’ingegneria non era ancora filtrata dai regolamenti stringenti, ma guidata da intuizione, coraggio e una certa sana follia. Oggi DAF è sinonimo di affidabilità globale, ma quel DNA sperimentale, forgiato tra le dune africane, continua a definire il suo mito.
La tappa della consacrazione
Nella Dakar Classic 2026, il risultato è arrivato: vittoria di tappa assoluta, davanti a un parco partenti composto da autentiche icone come Mitsubishi Pajero, Porsche 924, Land Rover 109 e Nissan Terrano. Mezzi più leggeri, più agili, teoricamente favoriti. E invece no. Il DAF 3300 ha dimostrato che la storia, se rispettata e compresa, può ancora essere competitiva. In condizioni estreme, il camion olandese-polacco ha scritto un record che resterà.
Questa vittoria è anche la celebrazione di un team che non ha mai smesso di evolversi. Il Team de Rooy, simbolo degli anni ’80, oggi è protagonista anche nello sviluppo di camion elettrici da rally raid, collaborando con FIA e ASO per definire le normative del futuro. Un ponte ideale tra due epoche, da un lato il rombo di due turbodiesel sincronizzati, dall’altro il silenzio promesso dall’elettrico. In mezzo, la Dakar, che continua a essere il laboratorio più estremo del motorsport.
L’uomo che ha saputo ascoltare il mezzo a disposizione
Portare alla vittoria un’icona come il DAF 3300 non è solo una questione di potenza o di tecnica, è una questione di sensibilità. Tomasz Białkowski lo sa bene. Pilota esperto, abituato a mezzi moderni, rapidi e leggeri, ha dovuto compiere un vero salto culturale per adattarsi a un camion di oltre dieci tonnellate, privo di elettronica di supporto e totalmente analogico nel comportamento. Insieme a Dariusz Baśkiewicz e Adam Grodzki, il lavoro è stato soprattutto di ascolto: dei motori, delle vibrazioni, della sabbia sotto le ruote. Ogni decisione richiede anticipo, ogni errore si paga caro. Non c’è spazio per l’improvvisazione. È qui che l’esperienza dell’equipaggio polacco ha fatto la differenza, trasformando un mezzo storico in un’arma competitiva. La loro vittoria non è un colpo di fortuna, ma il risultato di rispetto, studio e adattamento. In un’epoca dominata dai dati, hanno vinto affidandosi al feeling.
Quando il mito diventa presente
La vittoria del DAF 3300 non è nostalgia. È memoria attiva. È la dimostrazione che il motorsport non è solo evoluzione tecnologica, ma anche continuità culturale. Che certe idee, se erano giuste allora, possono esserlo ancora oggi. Nella Dakar Classic, per una volta, il tempo non ha chiesto il conto. Ha chiesto solo rispetto. E “The Bull”, con le sue due anime meccaniche e il suo equipaggio determinato, ha risposto nel modo più nobile possibile: vincendo. Una tappa, una bandiera, una pagina di storia. La Dakar non dimentica. E oggi, più che mai, ricorda e celebra.