• 13 Gennaio 2026 13:11

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Al CES 2026 Nvidia, Bosch e Qualcomm protagonisti per l’automotive

Gen 13, 2026

Come abbiamo già evidenziato nel precedente articolo, al CES 2026 l’automotive ha smesso definitivamente di parlare solo di modelli, design e motorizzazioni per raccontare qualcosa di più profondo, e cioè come l’auto stia cambiando natura, trasformandosi da prodotto meccanico a sistema digitale complesso, guidato dal software e sempre più dall’intelligenza artificiale.

In questo scenario, protagonisti come Nvidia, Bosch e Qualcomm raccontano tre facce diverse ma complementari della stessa trasformazione. Da un lato c’è chi ripensa radicalmente il computing per rendere l’AI più scalabile ed economicamente sostenibile, dall’altro chi lavora sull’integrazione profonda tra sensori, attuatori e software per migliorare sicurezza, comfort e affidabilità, e infine chi costruisce piattaforme digitali pensate per veicoli software-defined, sempre connessi e aggiornabili nel tempo. Tutto converge verso un’idea di auto che non è più un oggetto chiuso, ma un nodo intelligente di una rete più ampia, capace di apprendere, adattarsi e dialogare con l’ambiente circostante.

Il CES 2026, più che anticipare singole tecnologie, offre quindi una chiave di lettura chiara sul futuro della mobilità: il vero salto non sta in una funzione spettacolare, ma nella capacità di far lavorare insieme hardware, software e AI in modo coerente, efficiente e scalabile. È da qui che nascono i nuovi paradigmi della guida autonoma, dei cockpit intelligenti e delle piattaforme digitali che definiranno l’auto dei prossimi anni.

Nvidia: svelata la piattaforma AI Rubin

Al CES 2026 Nvidia ha tolto il velo su Rubin, e questa volta non si tratta solamente di un nuovo chip ma di una piattaforma completa che segna un cambio di passo netto rispetto al passato. Questo perché Rubin nasce come sistema “extreme-codesigned”, progettato tutto insieme fin dall’inizio, dai sei chip che lo compongono fino al networking, allo storage e al software, con l’obiettivo dichiarato di eliminare colli di bottiglia e abbattere i costi dell’AI su larga scala. Sul palco Jensen Huang lo ha spiegato senza troppi giri di parole, dicendo che il computing degli ultimi dieci anni sta venendo riscritto da zero, e Rubin promette di compiere molte operazioni a un decimo del costo delle piattaforme precedenti, rendendo l’addestramento e l’inferenza molto più accessibili. In pratica è quasi come passare da un motore artigianale a una catena di montaggio iper-ottimizzata, dove GPU, CPU Vera, NVLink e unità dedicate lavorano come un unico cervello invece che come pezzi separati messi insieme a posteriori.

Questa rivoluzione hardware ha un impatto diretto anche sull’automotive, perché Rubin è la base su cui Nvidia costruisce modelli aperti e simulazioni avanzate per la guida autonoma. È qui che entra in scena Alpamayo, la famiglia di modelli di ragionamento pensata per veicoli capaci non solo di “vedere” ma anche di capire cosa stanno per fare, allenandosi prima in mondi virtuali e poi nel traffico reale. Un approccio che rende più credibile il salto verso livelli di autonomia avanzata, tanto che la prima auto di serie a portare questa tecnologia su strada sarà la nuova Mercedes-Benz CLA, dotata di AI-defined driving basato su Nvidia Drive. Il messaggio che arriva dal CES è piuttosto chiaro, in quanto Nvidia non vuole solo vendere chip potenti, ma fornire un’infrastruttura completa che permetta alle auto di diventare sistemi intelligenti, addestrati, simulati e aggiornabili nel tempo, spostando il vero valore dall’hardware in sé alla capacità di farlo lavorare in modo coerente, efficiente e, soprattutto, scalabile.

Bosch al CES 2026 accelera sull’AI automotive

Al CES 2026 Bosch ha portato una visione dell’automotive che mette insieme numeri, tecnologia e una certa idea di futuro molto concreta, dove hardware e software non sono più mondi separati ma due facce della stessa medaglia, capaci di collaborare per rendere la mobilità più intelligente, sicura e anche più sostenibile. Questa integrazione prende forma concreta nel nuovo cockpit basato sull’AI mostrato a Las Vegas, un sistema all-in-one che utilizza un Large Language Model per rendere l’interazione più naturale, quasi come dialogare con una persona reale. In pratica il modello interpreta ciò che accade dentro e fuori dal veicolo per adattare l’ambiente di bordo, cercare un parcheggio all’arrivo o persino supportare attività lavorative durante una riunione online. Questo cambio di paradigma è particolarmente significativo perché sposta il valore dall’hardware visibile allo strato software che lo governa, dimostrando come l’AI possa diventare il collante tra comfort, sicurezza e personalizzazione. Questo riscrive di fatto l’esperienza utente e prepara il terreno a un futuro in cui il cockpit sarà sempre meno un insieme di schermi e sempre più un ambiente intelligente che cresce insieme a chi lo utilizza.

Contemporaneamente a questo, Bosch continua a spingere su tecnologie chiave come i sistemi by-wire, fondamentali per la guida autonoma software-defined, e su soluzioni come il Vehicle Motion Management (coordina freni, sterzo, telaio e riduce beccheggio e rollio) o il nuovo Radar Gen 7 Premium, un sensore che unisce AI e radar avanzato per individuare anche piccoli oggetti sulla carreggiata oltre i 200 metri. Non viene tralasciato il miglioramento di funzioni come il Freeway Pilot, che rende la guida autonoma più affidabile anche negli scenari di traffico più complessi, a dimostrazione che il vero salto non è una singola funzione, ma l’orchestrazione intelligente di tutte le tecnologie.

Qualcomm al CES 2026

Al CES 2026 Qualcomm ha ribadito con forza una posizione che ormai appare sempre più chiara: l’auto del futuro sarà prima di tutto un sistema digitale, definito dal software e connesso in modo nativo, e la famiglia Snapdragon Digital Chassis è pensata proprio per fare da spina dorsale a questa trasformazione, mettendo insieme potenza di calcolo, connettività, infotainment e intelligenza artificiale in un’unica architettura scalabile, che può adattarsi a modelli diversi e a livelli di complessità differenti, un po’ come succede oggi con gli smartphone ma su una scala molto più ampia, dove l’auto diventa una piattaforma sempre attiva, capace di aggiornarsi nel tempo e di integrare nuove funzioni senza dover ripensare ogni volta l’hardware, con l’AI che lavora sia a bordo, per migliorare l’esperienza e la sicurezza, sia ai margini della rete, nell’edge computing, per ridurre latenze e dipendenze dal cloud.

Il senso più profondo dell’annuncio, però, va oltre il singolo prodotto, perché Qualcomm racconta un’idea di mobilità in cui automotive, robotica ed edge AI convergono, condividendo le stesse basi tecnologiche, e questo significa che le soluzioni sviluppate per l’auto possono trovare spazio anche in fabbrica, nei servizi di mobilità o nei sistemi autonomi, creando un ecosistema coerente e interconnesso, dove l’intelligenza non è concentrata in un solo punto ma distribuita lungo tutta la catena, dal veicolo alla rete, e in questo scenario l’auto smette di essere un oggetto chiuso per diventare un nodo intelligente, sempre connesso e sempre più capace di dialogare con infrastrutture, servizi e persone, ed è proprio questa visione integrata che rende l’approccio di Qualcomm rilevante al CES 2026, perché mostra come il vero valore non stia solo nelle prestazioni pure, ma nella capacità di orchestrare hardware, software e AI in un sistema fluido, pronto a evolversi insieme alla mobilità stessa.

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