• 2 Marzo 2026 12:28

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Addio a Sandro Munari, il “Drago” leggenda dell’epoca d’oro dei rally

Mar 2, 2026

Il nome di Sandro Munari è di quelli roboanti, paragonabile allo scoppiettante motore V6 di origine Ferrari di quella Lancia Stratos con la quale ha scritto pagine memorabili di uno sport epico come il rally. In un’epoca avventurosa e intrisa di coraggio il “Drago”, così soprannominato anche per via di quel casco raffigurante la mitologica creatura, ha saputo portare lustro all’Italia e alla Lancia, con la quale ha costruito un sodalizio florido e vincente. Le imprese con la Fulvia e la già citata Stratos hanno un valore inestimabile, così come le quattro vittorie al Monte Carlo. Purtroppo, pochi giorni fa il grande campione si è spento a Bologna all’età di 85 anni. Le sue imprese, però, non sono ingiallite ma più vivide che mai.

Un inizio sorprendente

La sua epopea ebbe inizio in modo sorprendente nel 1964, quando Arnaldo Cavallari lo scelse come navigatore per il Rally di Sardegna. In quell’occasione, il giovane veneto dimostrò subito di avere una stoffa pregiata: mentre i colleghi viaggiavano comodamente in nave, lui scelse di guidare la vettura da Porto Torres a Cagliari a ritmi forsennati, convinto che Cavallari non l’avrebbe mai trovata pronta al suo arrivo in aereo. Invece Munari la portò puntuale sulla linea di partenza e i due vinsero la corsa.

Quel giorno, superando il traguardo, Munari pianse: il suo sogno era fare il pilota, ma non aveva i mezzi economici per acquistare un’autentica macchina da corsa e quella proposta era stata la sua unica ancora di salvezza. Presto, però, il mondo avrebbe imparato a conoscerlo come “il Drago”, pilota preciso e arrembante, implacabile come la leggendaria bestia sputa fuoco.

La stima del Drake

Descritto spesso come introverso e taciturno, Munari nascondeva sotto la pelle un agonismo fuori scala. Eppure, questa determinazione non intaccò mai la sua integrità morale: nel 1972, al Rally di Sanremo, si oppose fermamente a un gioco di squadra che lo avrebbe favorito, preferendo la correttezza sportiva al comando della classifica. Non voleva percorrere scorciatoie e non cedeva alla tentazione di tagliare i percorsi. Un comportamento integerrimo che gli valse la stima profonda di Enzo Ferrari.

Il commendatore lo volle con le sue auto di Maranello per la leggendaria Targa Florio del 1972, vinta trionfalmente su una Ferrari 312 PB accanto ad Arturo Merzario. Munari sfiorò persino il debutto in Formula 1 nel 1973 per sostituire Nanni Galli, ma la fedeltà alla Lancia e la mancanza di tempo per i test lo portarono a dire i no, preferendo restare nel suo mondo prediletto, tra fango e fondi sconnessi.

Una bacheca ricca

La bacheca è da lustrarsi gli occhi anche se, per sua sfortuna, non vi è un titolo mondiale piloti poiché i regolamenti dell’epoca ancora non lo prevedevano. Comunque, il palmarès può contare su: quattro trionfi al Rally di Montecarlo, vittorie in Corsica, Sanremo e Portogallo, due titoli italiani (1967 e 1969) e un campionato europeo nel 1973. Al volante delle iconiche Lancia Fulvia HF e della brutale Stratos, Munari divenne l’orgoglio dello sport tricolare. Nel 1977, conquistò la Coppa FIA piloti, un successo che lo consacrò definitivamente nell’olimpo della specialità. Ma la gloria fu spesso intrecciata al dolore più cupo.

Nel 1968, un terribile incidente stradale gli costò l’asportazione della milza e, ancor più tragicamente, la vita dell’amico Luciano Lombardini. Quel lutto segnò profondamente il Drago, che spiegò come la morte del suo navigatore gli avesse “strappato un pezzo d’anima”, lasciando una ferita mai del tutto rimarginata.

Oltre le corse, la sua visione innovativa lo portò a fondare il Motor Show di Bologna, un’idea nata visitando l’Esposauto di Clay Regazzoni. Per quell’impresa coinvolse giganti come Niki Lauda, Giacomo Agostini e Renato Molinari, portando la magia dei motori nel cuore dell’Emilia. Oggi l’Automobile Club d’Italia e la Lancia lo piangono come una figura che ha contribuito in modo determinante a costruire il mito sportivo del marchio nel mondo, incarnando coraggio, visione e spirito di innovazione. Sandro Munari se n’è andato circondato dall’affetto della moglie Flavia e dei figli, ma il ruggito dei suoi motori continuerà a echeggiare per sempre nella memoria collettiva.

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