Coprifuoco vero. Blocco totale. Regione Lombardia sta pensando a misure “estreme” per cercare di arginare l’emergenza Coronavirus, che in poco più di due settimane ha già fatto contare – solo in Lombardia – oltre 5mila contagi e più di 300 morti, con il sistema sanitario quasi al collasso.
Dopo gli inviti a restare a casa, i decreti e le zone arancioni, il Pirellone sta pensando di “inasprire” le restrizioni, termine usato dall’assessore al Welfare, Giulio Gallera, martedì mattina durante un collegamento con la trasmissione Rai, Agorà.
Video | Le parole di Gallera, dal minuto 40
Blocco totale per 15 giorni in Lombardia
Proprio Gallera ha ribadito – numeri alla mano – che “è arrivato il momento di inasprire, di fermare anche il trasporto, i negozi e le attività produttive”. Bisogna – ha sottolineato “chiudere per 15 giorni almeno tutta la Lombardia”. Può servire – ha evidenziato l’assessore – “per ridurre o bloccare la diffusione perché altri 15 o 20 giorni con una crescita così forsennata dei ricoveri non li reggiamo”.
In sostanza resterebbero aperti soltanto gli esercizi commerciali che offrono servizi di prima necessità – farmacie e supermercati su tutto -, mentre il resto verrebbe bloccato, compreso evidentemente buona parte dei mezzi pubblici.
Il problema è il numero di posti nelle terapie intensive, con la regione che sta lottando giorno dopo giorno per costruirne e trovarne di nuovi. “Finora il sistema sanitario ha fatto uno sforzo incredibile, se i numeri continuano con questa velocità – il 28 avevamo 57 persone in terapia intensiva, il 9 di marzo ne avevamo 399, con una crescita del 700% – è chiaro che stiamo già pensando a soluzioni molto più strutturate che necessitano però di un intervento straordinario della protezione civile”, ha annunciato Gallera.
“Solo lunedì abbiamo avuto 1280 positivi in più e 588 nuovi ricoverati, siamo a 2802. Corre così veloce che siccome non c’è un farmaco né un vaccino che consente di curare il Coroanvirus, l’unico modo è interrompere la diffusione del contagio – ha sottolineato ancora una volta -. Le persone devono rimanere a casa, se le indicazioni e le esortazioni del decreto – perché evitare di uscire non è un obbligo -, non bastano, bisogna inasprire”.
Fontana: “Le mezze misure non servono a nulla”
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il governatore Attilio Fontana che nella mattinata di martedì, dopo l’incontro in video conferenza con i sindaci dei comuni capoluogo di provincia della Lombardia, ha scritto su Facebook che “le mezze misure non servono a niente”.
“È il tempo della fermezza — ha dichiarato Fontana —. Ho incontrato i sindaci dei capoluoghi lombardi e il presidente di Anci Lombardia, chiedono tutti la stessa cosa: chiudere tutto adesso (tranne i servizi essenziali) per ripartire il prima possibile. Le mezze misure, l’abbiamo visto in queste settimane, non servono a contenere questa emergenza”.
223 nuovi posti in terapia intensiva
Nella giornata di lunedì lo stesso Gallera aveva fatto il punto sulla situazione negli ospedali. “Il nostro obiettivo – aveva detto – era di riuscire ad aumentare di 100/150 i posti in terapia intensiva così da gestire pazienti affetti da Coronavirus. Non solo ne abbiamo aperti 150, ma siamo arrivati a 223 e contiamo di aprirne altri 150 nel giro di 7 giorni”.
“Abbiamo fermato le attività delle sale operatorie, perchè ognuna di esse può contenere 3 posti letto di terapia intensiva. Stiamo anche trasformando le medicine in pneumologia e stiamo aumentando posti di subintensiva”, aveva proseguito.
Il 19 febbraio la Lombardia aveva 200 Cpap, oggi sono 1600 e martedì ne arriveranno altri 500. “Riusciamo ancora a dare risposte di qualità – aveva concluso Gallera – ringraziando non formalmente tutti coloro che quotidianamente con turni interminabili sono impegnati a fronteggiare questa emergenza”.