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Liliana Segre: «Sono pronta a guidare la commissione contro l’odio» – Corriere della Sera

Nov 22, 2019

Come si sente dopo quello che successo?

Sono esausta. Troppa esposizione, troppo odio, troppe polemiche, troppa popolarit, troppo tutto. Alla mia et mi trovo a condurre un’esistenza che non avrei mai immaginato.

La sua vita cambiata con la scorta?

N io n i miei familiari abbiamo chiesto nulla. Il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico della Prefettura di Milano ha ritenuto di garantirmi una tutela, che una forma di protezione pi blanda della scorta. Naturalmente sono rimasta di stucco: a quasi 90 anni e per la sola colpa di essere una sopravvissuta alla Shoah e di esporre pacatamente i miei convincimenti, c’ bisogno che sia tutelata la mia sicurezza. certo un condizionamento nella vita privata e mi disturba l’idea di essere un peso per lo Stato, per i carabinieri che mi accompagnano sono ragazzi meravigliosi che mi hanno adottata come una nonna, non solo con professionalit, ma anche con affetto.

Lei ha raccontato pi volte nelle sue testimonianze la forza di continuare a vivere, ridotti a scheletri, nel gelido inverno del lager. Nasce da l la forza di oggi?

Ho passato quarantacinque anni, dopo la guerra, a macerarmi nel rimorso di non riuscire a parlare. Poi a 60 anni ho trovato le parole per fare il mio dovere. Per decenni ho rivissuto gli incubi del passato pur di testimoniare nelle scuole, nella speranza che anche un solo studente accogliesse il mio doloroso dono. Oggi, grazie alla scelta stupefacente del presidente Mattarella di nominarmi senatrice a vita, posso raggiungere milioni di persone. Se smettessi avrei una vita pi serena, ma non sarei in pace. E poi la darei vinta proprio agli odiatori.

Cosa risponde a chi critica la Commissione Segre? C’ chi parla di bavaglio.

Mi sembra una barzelletta: “Qual il colmo per un’ebrea sefardita? Diventare il capo dell’Inquisizione spagnola”. Ma figuriamoci! Sono arrivati al paradosso di ribattezzarla con tono demonizzante “Commissione Segre-Boldrini” gli stessi partiti che nella passata legislatura, alla Camera, avevano approvato all’unanimit le conclusioni della Commissione Jo Cox, cio la vera “Commissione Boldrini”. Siamo seri. La Commissione che ho proposto non pu giudicare n censurare nessuno e non pu cambiare le leggi. Si tratta di studiare un fenomeno, di avanzare proposte su un problema per cui tutti, anche gli esponenti dell’opposizione quando parlano a telecamere spente, si dichiarano allarmati. L’odio in rete dilaga. La convinzione di agire in una zona franca e nell’anonimato sta producendo un imbarbarimento, una sorta di bullismo su larga scala, che le leggi esistenti non riescono a contenere.

Anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni dicono di essere bersagliati.

Colgo l’occasione per esprimere loro solidariet. Sar un’illusa, ma continuo ad auspicare che tutti si uniscano in un impegno bipartisan per prevenire le epidemie dell’odio. Io ho sperimentato i danni che possono produrre.

Da pi parti, dopo l’astensione sulla Commissione contro l’odio, il razzismo, l’antisemitismo che lei ha proposto, il centrodestra ha ribadito l’amicizia per Israele. I due aspetti sono collegabili?

Sono argomenti separati. Mi ha fatto piacere ricevere il messaggio affettuoso del presidente Reuven Rivlin, anche se non potr andare in Israele perch i viaggi lunghi mi affaticano. Succede spesso che mi chiedano di prendere posizione sul conflitto israelo-palestinese, ma non lo accetto. Non voglio mischiare temi diversi. Non sono un’esperta ed escludo di dover rispondere, in quanto ebrea, di quello che fa Israele. Il mio disagio fu espresso magistralmente da Clara Sereni in un articolo su l’Unit, La colpa di essere Ebrea, del 16 gennaio 2006. Raccontava di essere stata costretta a esprimersi sulla questione mediorientale e di avere dovuto quasi giustificarsi di essere ebrea. “Non dovrei pi farlo”, sottolineava. Fatta questa premessa, anche io ho le mie idee: ho un grande rimpianto per Yitzhak Rabin e ho molto sperato di vedere la pace basata sul principio “due popoli, due Stati”. Ormai posso solo sperare che la vedano i miei figli.

Anche sui messaggi di odio contro di lei sono stati avanzati dubbi.

Sapevo poco di questi messaggi perch non sono iscritta ai social network e i miei figli avevano deciso di risparmiarmi tali miserie. Dopo il rapporto dell’Osservatorio antisemitismo del Centro di documentazione ebraica contemporanea, ho dovuto occuparmene ed stato molto sgradevole. Per le oscenit che ho dovuto vedere. Ma anche perch, facendo leva sul numero dei messaggi, “200 al giorno”, scaturito da un’inesattezza giornalistica, si scatenata una campagna negazionista in cui non solo veniva contestato quel numero, ma l’esistenza stessa delle espressioni di odio. Scopo: far passare tutti per visionari o speculatori.

Come stanno davvero le cose?

I messaggi non solo esistono, ma sono una valanga. Nessuno pu dare numeri attendibili perch occorrerebbe monitorare milioni di pagine Facebook, Twitter, Instagram, siti, blog. Quello che emerge un campione, la punta dell’iceberg. Sono stati registrati picchi in corrispondenza di una mia maggiore esposizione. Il meccanismo questo: qualcuno inizia postando un attacco contro di me spesso veemente, non necessariamente di cattivo gusto, ma da l parte la ridda dei commenti che si trasforma in una gara di esternazioni triviali, truci, immonde: decine, a volte centinaia, sotto ogni singolo post. Abbondano gli auguri di morte, gli insulti, il rammarico perch “i nazisti non hanno finito il lavoro”, l’accusa di essere una vecchia rimbambita e manovrata “dai comunisti”. Poi ci sono quelli pi specifici.

Di cosa si tratta?

Ho ricordato di essere stata clandestina e mi hanno scritto: “Parli cos fino a quando non trovi un immigrato che ti stupra vecchiaccia”. Ho ricordato lo sterminio dei rom e mi hanno augurato di avere la casa svaligiata dagli zingari. Poi ci sono i qualunquisti indignati per “un’altra da mantenere”, gli antisionisti fanatici che mi ritengono complice della “Shoah dei palestinesi”, perfino frange animaliste che postano la mia foto di vent’anni fa in pelliccia e dicono che sono come i nazisti perch approverei le torture sui visoni.

Si moltiplicano i Comuni che vogliono darle la cittadinanza onoraria. Ma ci sono anche amministrazioni che si rifiutano.

Tra le innumerevoli manifestazioni di affetto, ci sono le decine e decine di Comuni, retti da maggioranze di diverso orientamento, che mi vogliono conferire la cittadinanza. Mi dicono che alcune iniziative hanno risvolti strumentali. Io non me ne curo, presumo la buona fede. Cos fin qui le ho accolte onorata, preoccupandomi solo — per non apparire maleducata — di avvisare che, alla mia et, non posso andare a ricevere gli attestati. Per anche questo sta diventando un nuovo terreno di battaglia di cui farei a meno.

A Sesto San Giovanni il sindaco ha detto che lei non ha a che fare con la storia della citt. A Biella Ezio Greggio ha rinunciato alla cittadinanza onoraria dopo che era stata negata a lei.

Avere creato imbarazzo a quelle giunte mi dispiace. Il caso di Biella stato per l’occasione di ricevere un fiore raro come il gesto di Greggio, che molto pi di una cittadinanza.

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