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Naufragio Lampedusa, individuati dodici corpi in fondo al mare. C’è anche quello di un neonato abbracciato alla mamma

Ott 15, 2019

Il neonato è ancora lì, in fondo al mare, abbracciato alla sua giovanissima mamma. I sommozzatori della Guardia costiera di Lampedusa hanno localizzato il barchino affondato lunedì scorso a sei miglia da Lampedusa e attorno dodici dei diciassette corpi ancora dispersi. E non è escluso che attorno ce ne siano ancora.

Il relitto si trova a 60 metri di profondità e dopo giorni di lavoro incessante di tutti i nuclei sommozzatori disponibili guidati dal comandante Raiteri, i corpi sono stati ripresi dal robot sottomarino a comando remoto della Guardia costiera. Per il recupero di tutti i corpi, che naturalmente sono in condizioni pietose, occorreranno diversi giorni ma già da domani i sommozzatori si metteranno al lavoro per accelerare i tempi approfittando del fattore tempo.

Il barchino è quello affondato all’alba del 7 ottobre a sole 6 miglia da Lampedusa quando, dopo aver dato chiamato i soccorsi, alla vista delle motovedette giunte dall’isola, alcuni dei migranti a bordo cominciarono ad agitarsi provocando il ribaltamento e il rapido affondamento dell’imbarcazione che era rimasta senza benzina e stava imbarcando acqua.

Tredici le salme recuperate, tutte di giovani donne di origine ivoriana ( e tra loro una bambina di dodici anni), ventidue i superstiti. Diciassette i superstiti. La guardia costiera non ha mai rinunciato alla ricerca dei corpi nonostante i primissimi giorni dopo il naufragio le condizioni meteo fossero proibitive. Appena il mare lo ha consentito i sommozzatori sono tornati in acqua e stamattina sono riusciti ad individuare il relitto.

“Ci abbiamo creduto fino alla fine – dice il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella che coordina le indagini – La Guardia costiera ci ha creduto e non ha mai mollato. Il barchino è stato individuato grazie a un sonar a quelle profondità i sommozzatori possono stare davvero pochi minuti”

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