INTERVISTA al PRESIDENTE dell’istituto
«Siamo pubblici ufficiali che hanno applicato la legge ottemperando all’obbligo di segnalare anomalie»
di Carlo Marroni
10 ottobre 2019
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«La riforma delle finanze e dello Ior è un processo voluto e avviato da Papa Francesco. Noi operiamo cercando di fare il nostro dovere al meglio, e in silenzio». Jean-Baptiste Douville de Franssu, presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, in carica dal luglio 2014, dopo oltre cinque anni di silenzio concede la sua prima intervista al Sole 24 Ore, e affronta – senza entrare nel segreto istruttorio – anche il tema dell’inchiesta resa pubblica la scorsa settimana che ha portato alla sospensione di cinque dipendenti vaticani riguardo a operazioni finanziarie su immobili. De Franssu, francese, 56 anni, assieme al direttore generale Gian Franco Mammì e sotto la vigilanza della Commissione Cardinalizia, ha portato avanti in questi anni una riforma dell’Istituto che oggi, sulla base di certificazioni, risulta conforme alle norme e alle prassi che a livello di comunità internazionale regolano gli enti che svolgono attività finanziaria a livello professionale.
de Franssu rilascia l’intervista – già concordata in occasione dell’uscita del nuovo Statuto e dell’adesione al circuito Sepa – dentro il suo ufficio del Torrione Niccolò V, che affaccia sul colonnato del Bernini.
Fuori dalle mura si parla di una guerra dentro la Curia. Quanto accaduto è parte di questa guerra?
«Non c’è nessuna guerra. Siamo semplicemente pubblici ufficiali che hanno applicato la legge, ottemperando all’obbligo di segnalare – proprio a tutela delle istituzioni – anomalie riscontrate durante l’operatività quotidiana».
Tutto parte da una vostra segnalazione, insieme al Revisore, alla magistratura vaticana e che ha innescato un intervento su personale della Segreteria di Stato e dell’Aif.