la riforma al voto della camera
Ogni regione perde circa un terzo dei deputati. La variazione percentuale del taglio degli eletti è simile ma non uguale per tutte le regioni e naturalmente non ha toccato la piccolissima Val D’Aosta che avendo già oggi un solo parlamentare non potrebbe scendere a zero.
di Andrea Gagliardi
8 ottobre 2019

2′ di lettura
La riforma che taglia di un terzo i parlamentari avrà ripercussioni che potrebbero essere oggetto di critiche da parte delle regioni medio piccole (Trentino Alto Adige, Friuli, Liguria, Marche, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sardegna) che, specie al Senato, non eleggeranno parlamentari di tutte le opposizioni, visto il nostro sistema tripolare. La variazione percentuale del taglio degli eletti è simile ma non uguale per tutte le regioni e naturalmente non ha toccato la piccolissima Val D’Aosta che avendo già oggi un solo parlamentare non potrebbe scendere a zero. L’altra regione piccola, il Molise, perderà invece un deputato in meno sui tre che eleggeva prima, ma manterrà intatto il numero di senatori (due).
PER APPROFONDIRE /Taglio dei parlamentari al voto decisivo: i numeri alla Camera e le prossime tappe
Il caso Basilicata e Umbria al Senato
Alla Camera (che passa da 630 a 400 deputati) e al Senato (da 315 a 200 parlamentari) tutte le circoscrizioni vedranno una riduzione drastica, con una media del 36,5%. Sopra la media alla Camera le circoscrizioni Sicilia 1 (da 25 a 15 deputati) e Lazio 2 (da 20 a 12). Da segnalare al Senato il caso dell’Umbria e della Basilicata. Sono le due regioni che subiscono in percentuale l’emorragia maggiore. Qui i senatori sono più che dimezzati (-57%). In entrambe le regioni infatti si passa da 7 a soli 3 eletti.
PER APPROFONDIRE / La mini-riforma in 5 punti
Il nodo legge elettorale
Ieri i capigruppo della maggioranza hanno reso pubblico il documento sulle riforme di garanzia per compensare il taglio del numero dei parlamentari. Taglio che impatta in primis sul sistema di voto: i collegi dell’attuale Rosatellum diventeranno enormi, soprattutto al Senato (da 800mila a un milione di abitanti in alcuni casi), con l’effetto che nelle regioni più piccole sarebbero eletti solo senatori del primo partito. Entro l’anno andrà dunque trovato un accordo sulla riforma elettorale.