IL VERTICE di biarritz
Alla vigilia del summit dei sette grandi, se giriamo all’indietro la bobina della Storia nella ricorrenza del cinquecentesimo di Leonardo, morto in Francia il 2 maggio 1519 nel castello di Cloux, presso Amboise sulle rive della Loira, possiamo chiederci come sarebbe stato un immaginario G7 di allora
di Piero Fornara
24 agosto 2019

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Sarà Biarritz, la celebre località balneare e termale dell’Atlantico, situata sui primi speroni rocciosi della costa basca, a ospitare nel weekend il vertice del G7. Dallo scontro frontale Usa-Cina sui dazi (e sulle valute) al vaso di Pandora di Hong Kong, dai pericoli di una “hard Brexit” allo spettro della Germania in recessione, non mancano i problemi e gli argomenti da discutere al tavolo dei Sette e nei colloqui bilaterali.
I capi di Stato e di governo tornano in Francia dove il “club” dei maggiori paesi industrializzati era nato nel novembre 1975 al castello di Rambouillet (cinquanta km da Parigi). All’epoca lo scenario era quello della crisi petrolifera, seguita alla guerra arabo-israeliana del Kippur nell’ottobre 1973, con la quadruplicazione del prezzo del greggio in tre mesi. L’economia ristagnava o regrediva, mentre l’inflazione era galoppante (“stagflazione” recitava il neologismo). Di fronte a questi eventi l’Occidente (Giappone compreso) si trovò impreparato e il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing propose una riunione dei leader più importanti per decidere cosa fare.
In Giscard (oggi 93enne), prima ministro delle Finanze alla guida dei “Républicains indépendants” e poi capo dello Stato – impegnato a coniugare orientamenti liberali a misure progressiste, sostenuto dalla “Union pour la démocratie française” da lui fondata – c’erano tratti comuni al profilo politico dell’attuale presidente francese Emmanuel Macron , che quest’anno farà gli onori di casa al G7. Al vertice ci sarà anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che si era mosso discretamente bene nei più recenti appuntamenti internazionali, sia a livello europeo che al G20 di fine giugno a Osaka; adesso però Conte arriva a Biarritz pochi giorni dopo avere presentato le dimissioni del suo governo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
L’Europa di Carlo V e Francesco I
Alla vigilia del G7, se giriamo all’indietro la bobina della Storia nella ricorrenza del cinquecentesimo di Leonardo, genio italiano del Rinascimento, morto in Francia il 2 maggio 1519 nel castello di Cloux, presso Amboise sulle rive della Loira, possiamo chiederci come sarebbe stato un immaginario G7 di allora. Sul finire del XV secolo e all’inizio del XVI – l’epoca delle grandi scoperte geografiche – l’Europa era ancora divisa in piccoli regni, principati e signorie, anche se andavano consolidandosi le monarchie nazionali. Nel giugno 1519, lo stesso anno della morte di Leonardo, Carlo d’Asburgo, già re di Spagna, veniva designato dai sette principi elettori tedeschi alla guida del Sacro Romano Impero. Grande oppositore di Carlo V era invece il re di Francia Francesco I, che temeva l’accerchiamento asburgico. E fu proprio Francesco I a invitare Leonardo, che in Francia ricevette un trattamento principesco e il titolo di «Premier peintre, architecte et mécanicien du Roi».

A quell’epoca non era però l’Europa il continente più progredito. Quando Vasco de Gama, avendo circumnavigato l’Africa, gettò l’ancora a Calicut sulla costa sud-occidentale dell’India nel maggio 1498, gli europei non immaginavano che essi avrebbero poi dominato gran parte del mondo. Invece erano Cina e India a contribuire per quasi la metà della popolazione e del reddito mondiale, come si può vedere dai calcoli – pur approssimativi – elaborati per conto del Development Centre dell’Ocse da Angus Maddison (scomparso nel 2010): 103 milioni di abitanti e 61,8 miliardi di dollari di Pil la Cina (la stima di Maddison, a prezzi costanti 1990, andrebbe raddoppiata a prezzi correnti del dollaro 2019) e 110 milioni di abitanti e 60,5 miliardi di dollari l’India. Alcuni economisti giudicano “numeri in libertà” le stime sul Pil mondiale dalla nascita di Cristo ai giorni nostri fatte da Maddison, ma se il riferimento va dal 1500 in poi, i dati e i confronti diventano più credibili, almeno come ordine di grandezza.