Che Khalifa Haftar abbia fatto il passo pi lungo della gamba ormai un’evidenza provata sui campi di battaglia in Libia. Ma ci non significa che i recenti successi del fronte delle milizie legate a Fayez Sarraj, premier del governo di Salvezza Nazionale a Tripoli, costituiscano automaticamente il viatico della pacificazione. E ci per il fatto che la vittoria completa di una parte sull’altra impossibile. Ne deriva che il futuro della Libia resta nel dialogo interno e sull’equilibrio delle forze, evitando che una s’imponga manu militari sulle altre. Da qui la necessit che una compatta comunit internazionale blocchi le potenze regionali dall’intervenire in una sfiancante guerra per procura destinata a prolungarsi con scenari che riecheggiano la Siria o lo Yemen. La venuta di Putin a Roma, assieme alla ripresa del tema Libia all’Onu e Bruxelles, sono occasioni da non perdere. I missili di fabbricazione Usa trovati dalle milizie pro-Sarraj tra gli arsenali di Haftar nella cittadina appena conquistata di Gharian sottolineano infatti quanto gli Emirati assieme a sauditi ed Egitto restino i principali fornitori di armi per quest’ultimo. Nel contempo, le recenti minacce di Haftar contro le navi e gli aerei turchi negli scali libici ricordano la centralit di Ankara e del Qatar nel sostenere Sarraj. Tutto ci non pu pi essere tollerato.