• 2 Novembre 2026 19:15

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Ferrari, follia perfetta in Messico: un capolavoro di autolesionismo

Nov 2, 2026

La Formula 1 applaude Verstappen e Antonelli in Messico. Ma in pista va in scena l’autosabotaggio della Ferrari per mano di Hamilton e Leclerc. Un capolavoro di autolesionismo che in qualche modo è avallato dallo stesso team, totalmente incapace di imporre le regole di ingaggio. Le norme per essere rispettate devono esserci, altrimenti questi problemi continueranno a verificarsi.

Hamilton punta il dito su Leclerc senza fronzoli

«O il Gran Premio lo vinco io, o non lo vince nessuno dei due. E le cose non dovrebbero andare in questo modo». Lewis Hamilton, dall’alto dei suoi sette titoli mondiali, ancora una volta non le manda a dire. Punta l’indice contro il compagno di scuderia. Spietato. Sottolinea un’aggressività del tutto inutile alla causa comune. Una manovra figlia dell’egoismo, sorda di fronte agli interessi della scuderia.

Non è la prima volta che l’inglese entra a gamba tesa sul monegasco. E, a occhio e croce, non sarà l’ultima. Nella mente del fuoriclasse britannico la logica è ferrea e inappuntabile: “prima viene la ditta”. C’è l’occasione per portare a casa una doppietta? Ci si rimbocca le maniche e si collabora. Una zuffa da cortile alla prima curva non è mai cosa buona.

Specie, se l’esito è spalancare la porta alla concorrenza. Nessuno può dargli torto, al netto della necessità di stabilire chi, tra i due galli nel pollaio, abbia davvero oltrepassato il limite. Lewis Hamilton ha le idee chiarissime. A suffragio della sua tesi, evoca i fantasmi del passato. Richiama le scaramucce tra Sainz e lo stesso Leclerc, epoca in cui l’inglese osservava tali scenario al volante della Mercedes.

Un contesto per lui semplicemente irricevibile e che, a quanto pare, pare proprio che si stia ripetendo con desolante puntualità anche in questa stagione. Quella dove la Ferrari guarda gli altri vincere e butta via le vittorie. Avere per le mani l’opportunità di piazzare due macchine in cima al podio e doversi accontentare della medaglia d’argento, per Sir Lewis, è un affronto al buon senso.

Leclerc non è così sicuro di essere il colpevole

E Charles Leclerc? Ha forse fatto un passo indietro? Nemmeno per idea. Dalle sue parole emerge tutto fuorché un complesso di colpa. Al contrario, rivendica la sua natura di pilota da corsa, un mestiere dove non sono previsti sconti o cortesie, neppure per il compagno di banco. Un punto di vista comprensibile: una volta abbassata la visiera, il mondo esterno scompare. Chi ti circonda deve restare dietro. Punto.

Charles porta sul banco degli imputati la prima curva. La sua personalissima moviola non esclude affatto una spallata malandrina servita proprio da Lewis per cacciarlo fuori pista. Insomma: la penalità è arrivata, il monegasco in qualche misura se la tiene, ma non accetta di fare la figura del capro espiatorio. «Non so se il piano di Hamilton fosse quello di spedirmi al terzo posto», sostiene.

Poi aggiunge: «Visto che alle mie spalle c’era una Red Bull pronta ad approfittarne». Un sospetto che illumina a giorno il suo stato d’animo. I due avranno tempo e modo di capirsi. Di trovare un punto di incontro. Come sempre lo faranno al riparo delle mura di Maranello e lontani dal circo mediatico. Un faccia a faccia al quale non potrà sottrarsi il gran capo, Frederic Vasseur.

Vasseur ha ragione a pretendere rispetto, ma è compito suo forgiare questo equilibrio

Il manager francese è piegato dallo sconforto davanti ai taccuini a fine gara. Sa bene che la frittata messicana è di quelle indigeste. L’ennesima occasione gettata al vento brucia più di quanto si voglia ammettere. «Serve molto più rispetto per la squadra». Una frase fatta, forse, ma che fotografa alla perfezione l’harakiri domenicale della Ferrari nel tracciato centro americano.

Se Verstappen ha tagliato il traguardo da vincitore, deve ringraziare anzitutto il comportamento dei due alfieri in rosso. Un regalo a un competitor al quale, per regola non scritta, non si deve concedere nemmeno lo spazio di uno spillo. L’olandese ha vinto per meriti propri, sia chiaro. Bravo Max. Ma a perdere la faccia è stata la scuderia italiana. E qui arriviamo alla madre degli equivoci: le famigerate regole di ingaggio.

Un tema sollevato da Lewis già ai tempi di Madrid. In quel frangente, Vasseur preferì non dare troppo peso alla questione, far finta di nulla. Ma sorvolare sui problemi è una strategia da miopi. Passare oltre un fatto scomodo con la speranza di poterlo ignorare porta dritto a questo risultato. E il primo responsabile è proprio chi si narra custode del rispetto per la Rossa. Le regole si rispettano solo se ci sono.

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