Dopo aver conquistato una fetta crescente del mercato elettrico europeo, BYD prova ad allargare il pubblico della sua gamma affiancando alla Atto 2 100% a batteria una versione ibrida plug-in, la DM-i, pensata proprio per chi non è ancora pronto al passo definitivo verso lo zero emissioni ma ha tutta l’infrastruttura per farlo.
La proposta si basa sulla tecnologia Super Hybrid, già vista sulla Seal U DM-i, e punta su un argomento difficile da ignorare: un’autonomia combinata, tra batteria e serbatoio, che secondo i dati dichiarati da BYD può arrivare fino a 1.000 km.
Dimensioni e design
La Atto 2 DM-i misura 4,33 metri di lunghezza, 1,83 di larghezza e 1,675 di altezza, con un passo di 2,62 metri, quote leggermente superiori rispetto alla sorella 100% elettrica, complice una carrozzeria che deve ospitare sia il motore termico che il pacco batteria dedicato alla ricarica esterna. Le proporzioni restano comunque quelle di un crossover compatto, agile in città ma con una presenza su strada tutt’altro che dimessa.
Rispetto alla versione elettrica, la DM-i si distingue per una griglia frontale più ampia, necessaria per il raffreddamento del motore a benzina, oltre a qualche dettaglio rivisto nel paraurti e una diversa disposizione dei loghi.
Per il resto il linguaggio stilistico resta lo stesso: forme arrotondate, fari a LED sottili, vistose protezioni nella parte bassa della carrozzeria e maniglie a filo delle portiere per migliorare l’aerodinamica. Il lunotto, poco inclinato, è sormontato da uno spoiler sagomato, mentre il portellone posteriore è attraversato da una striscia LED che alle estremità si intreccia, quasi a formare un nodo, un dettaglio distintivo che si ritrova su diversi modelli della gamma BYD.
Interni
L’abitacolo conferma la buona impressione già lasciata dalla Atto 2 elettrica, con materiali di livello superiore alla media della categoria: plastica morbida nella parte alta della plancia ed ecopelle per portiere, tunnel centrale e sedili. Al centro della plancia domina il touchscreen, disponibile da 10,1 pollici sull’allestimento Active o da 12,8 pollici sulla Boost, con controllo anche gestuale e un assistente vocale potenziato dall’intelligenza artificiale generativa, capace di gestire buona parte delle funzioni dell’auto con semplici comandi a voce.
Il quadro strumenti digitale, meno personalizzabile rispetto ad altri modelli del segmento ma chiaro nella lettura delle informazioni essenziali, completa una plancia ben assemblata e priva di scricchiolii percepibili anche su fondi sconnessi. Le sospensioni, tarate con una certa morbidezza, contribuiscono a una sensazione di comfort superiore alla media, assorbendo con efficacia le imperfezioni dell’asfalto tipiche della guida urbana.
Il bagagliaio parte da 425 litri, un valore competitivo per la categoria, che sale fino a 1.335 litri abbattendo gli schienali posteriori. Sulla Boost, la dotazione si arricchisce ulteriormente con tetto panoramico in vetro, sedili anteriori elettrici e riscaldati, vetri posteriori oscurati, ricarica wireless per lo smartphone e la funzione vehicle-to-load, utile per alimentare dispositivi elettrici esterni direttamente dalla batteria dell’auto.
Motorizzazioni
Il cuore tecnico della Atto 2 DM-i è il sistema Super Hybrid, che combina un motore termico 1.5 litri Xiaoyun da 98 CV, con un’efficienza termica dichiarata del 43,04%, tra i valori più alti dell’intero segmento, e una o più unità elettriche alimentate dalla Blade Battery, la tecnologia al litio-ferro-fosfato sviluppata internamente da BYD.
Il funzionamento privilegia sempre la trazione elettrica: il motore a benzina interviene principalmente come generatore per ricaricare la batteria, passando alla modalità parallela solo quando serve la massima potenza disponibile.
La gamma si articola su due configurazioni. La Active abbina una batteria da 7,8 kWh a una potenza di sistema di 166 CV, per un’autonomia in elettrico puro dichiarata di 40 km e uno scatto da 0 a 100 km/h in 9,1 secondi.
La Boost sale invece a una batteria da 18 kWh e 212 CV di potenza complessiva, con un’autonomia elettrica dichiarata di 90 km, che nei test su strada si è tradotta in circa 78 km su percorso misto e oltre 90 km nel solo uso urbano, e uno scatto da 0 a 100 km/h in 7,5 secondi, con velocità massima di 180 km/h.
Il serbatoio da 45 litri consente, sommato alla percorrenza elettrica, un’autonomia combinata dichiarata fino a 1.000 km. I consumi nel ciclo WLTP combinato si attestano sui 5,1 l/100 km per entrambe le versioni, che scendono fino a 1,8 l/100 km ponderati nella Boost quando si sfrutta regolarmente la ricarica esterna. Anche senza mai collegare l’auto alla corrente, BYD dichiara un consumo equivalente a circa 19,6 km con un litro di benzina.
Allestimenti
La gamma italiana della Atto 2 DM-i si articola su due soli livelli, Active e Boost, che si differenziano non solo per le prestazioni ma anche per la dotazione di serie. La Active rappresenta il punto d’ingresso alla gamma, pensata soprattutto per chi percorre principalmente tragitti urbani e non necessita di una grande autonomia elettrica quotidiana, mantenendo comunque una dotazione completa in termini di sicurezza, con la guida semiautonoma di livello 2 di serie.
La Boost aggiunge la batteria più capiente, la potenza superiore e un pacchetto di comfort più ricco, che include tetto panoramico, sedili anteriori elettrici e riscaldati, vetri posteriori oscurati, ricarica wireless per lo smartphone e la funzione vehicle-to-load. Su entrambe le versioni resta valida la generosa garanzia BYD, di 6 anni sul veicolo e di 8 anni o 250.000 km sulla batteria, con uno stato di salute minimo garantito del 70%.
Prezzi
I soli due allestimenti rendono più semplice anche il listino ufficiale, che parte da 27.600 euro per la BYD Atto 2 DM-i Active, che arriva a 30.100 euro per la Boost. Prezzi spesso inclini a subire offerte, che spingono facilmente il prezzo d’ingresso a una cifra inferiore ai 25.000 euro, con cadenza ciclica.
A chi è consigliata
La BYD Atto 2 DM-i è pensata per chi vorrebbe passare all’elettrico, possiede un’infrastruttura adeguata per ricaricare quasi sempre la propria vettura, ma vuole ancora godere della libertà data dalla presenza di un motore termico.
La combinazione tra guida prevalentemente elettrica in città e il supporto del motore a benzina nei lunghi tragitti la rende una soluzione particolarmente equilibrata per chi ha un box e si ritrova spesso a dover effettuare lunghe trasferte. Il rapporto tra tecnologia e prezzo d’attacco è difficilmente sostenibile per i brand europei, anche se la rete di assistenza e il nome di quest’ultimi continuano ad avere una voce in capitolo nel bilancio finale di acquisto.
Chi ricarica regolarmente a casa o al lavoro troverà nella Boost il compromesso più conveniente, grazie ai 90 km di autonomia elettrica dichiarata che permettono di coprire la quasi totalità degli spostamenti quotidiani senza mai accendere il motore termico. Chi invece percorre soprattutto autostrada, dove l’autonomia elettrica pesa meno sul bilancio complessivo, può orientarsi con tranquillità verso la Active, risparmiando sull’acquisto senza rinunciare alla sostanza del sistema Super Hybrid.